Giuseppe Gambioli della Direzione Nazionale ci ha inviato il seguente commento che pubblichiamo volentieri
Dal 1997 su 9 referendum 8 non hanno raggiunto il quorum. Paradossalmente, l’unico che ha avuto il maggior consenso, quello del 2011 sull’ACQUA PUBBLICA, che raggiunse la percentuale del 54,8%, il Parlamento se n’è fregato bellamente. Una botta negativa micidiale al sistema referendario. Come con l’altro referendum sulla PRIVATIZZAZIONE DELLA RAI del 1997, in cui il 57,40% andò a votare ma ancora non è cambiato nulla.
Il REFERENDUM di ieri (lavoro e cittadinanza) ha raggiunto poco più del 30% e sui nove citati si piazza tra quelli che hanno ottenuto più voti. Tre sotto il 25% con il minimo quello della giustizia al 20,4%, uno al 25% e gli altri al 30%.
Alcuni si accapigliano tra i sostenitori di chi a vinto se la destra o la sinistra. Retorica vecchia inconsistente e dannosa.
Qui ha perso il cittadino italiano, non tanto perché non si è raggiunto il quorum ma soprattutto perché, toltagli la preferenza alle elezioni politiche, delegando la scelta dei candidati alle segreterie dei partiti, gli è stato scippato anche l’unico strumento democratico che ancora aveva per decidere.
I cittadini sempre più si allontanano dal voto e la causa non può essere che quella di averlo preso per i fondelli più di una volta. I due referendum “vinti”, quello della PRIVATIZZAZIONE DELLA RAI e dell’ACQUA PUBBLICA ne sono la conferma come pure la questione del sistema elettorale con l’eliminazione della preferenza al candidato.
Se veramente si vuole che il nostro sistema democratico sia più rappresentativo ritorniamo al sistema proporzionale, con correttivi tipo il ballottaggio, e ridiamo voce al cittadino con la possibilità di esprimere la preferenza al candidato che ritene meritevole.






