Sarà pure un caso ma da quando Luigi Albertini venne cacciato dalla proprietà de il Corriere della sera, difficilmente il principale giornale italiano ha preso di petto i governi. Magari non si legge più la cronaca emozionata ed entusiasta della dichiarazione di guerra del duce, ma insomma. Poi il Corriere oggi è un giornale di formazione pluralista e con sensibilità molto diverse che si è trovato coeso nell’avversione a Trump. in fondo una dimostrazione di coraggio intellettuale. Se l’attuale presidente del Consiglio si distingue da Trump, subito viene apprezzata dal columnist di occasione. Bisogna anche tenere presente che un giornale di una tale rilevanza nazionale non può schierarsi contro il legittimo governo del paese, al limite può criticarlo, spronarlo, incalzarlo. Mai avversarlo apertamente, questo andrebbe contro i suoi stessi presupposti di sintonia con l’opinione pubblica.
Con l’editoriale del Corriere di oggi a firma Antonio Polito, un collega di formazione completamente diversa da quella delle forze di governo, si può dire che anche l’onorevole Meloni ce l’abbia fatta. Il suo governo ha ricevuto il gradimento del Corriere per lo meno sulla politica internazionale. Qualcosa del genere era stata già espresso precedentemente da Paolo Mieli per via televisiva. Polito scrive che l’onorevole Meloni, nonostante i suoi presupposti sovranisti, si è perfettamente allineata all’Unione europea, sia su Gaza, sia sulla ancor più delicata posizione ucraina. Quasi impossibile distinguere oramai il presidente del consiglio dal cancelliere tedesco Merz. Si e persino avvicinata al suo arcirivale di sempre, Macron. Vero è che subito Polito scrive di ritenere che anche Conte fosse tornato a Palazzo Chigi avrebbe preso le medesime posizioni,. In fondo Conte, durante il suo mandato, era stato accondiscendente davanti alla Merkel e si mostrava intimo nei confronti del primo Trump . Magari andrebbe aggiunto che Conte aveva anche aperture alla Cina ed alla Russia desuete rispetto alla politica europea, mentre l’onorevole Meloni ha mostrato una coerenza filo ucraina sin dal tempo dell’opposizione, ma tralasciamo.
Che poi Polito ed il Corriere possano essere sorpresi dalle scelte del governo o se le aspettassero, non si può sapere. L’importante è aver posto il bollino sull’europeismo del governo. Questo dimostra l’importanza dell’Europa, senza la quale l’Italia sarebbe simpatica quanto ininfluente. Parole di Polito. Il che non significa che l’Europa abbia sempre ragione. L’europeismo del governo potrebbe avvenire sulla base di un errore commesso dall’Unione europea assecondato dal governo italiano che ci inciampa sopra. Mettiamo solo che davvero domani l’Europa riconosca l’esigenza di trasferire i migranti in strutture esterne alla comunità, come il governo italiano vuole continuare a fare in Albania, come la giudicherebbe Polito una simile scelta?
Vi è anche una seconda questione. Ammesso volentieri che il governo italiano nel suo isolamento è una mosca senza ali, bisogna ancora pesarlo unito all’Europa. Prendiamo Gaza. Il ministro Crosetto ha detto come i suoi partner che Israele non è più dalla parte delle ragione. Questa dichiarazione altisonante servirà a fermare lo Stato ebraico? E se lo Stato ebraico di colpo si fermasse e facesse ammenda e domani venisse nuovamente aggredito con le stesse modalità del sette ottobre perché Hamas continua a prosperare a Gaza, cosa direbbe il ministro Crosetto? Che Israele doveva fermare Hamas e non lo ha fatto abbandonando la Striscia per dare retta al governo italiano?
Dal momento che Israele farà quello che le pare indipendentemente dalla posizione europea, non conta niente l’Europa nell’area, nemmeno assumendo una posizione unitaria, conta invece il rapporto di Israele con i paesi arabi, resta il nodo ucraino. Qui l’Europa che si è prodigata per la difesa dell’Ucraina con tutti i suoi apparati, dovrebbe assumere un enorme rilievo. Eppure il vertice che potrebbe sbloccare il conflitto in Alaska, non presume nessuna presenza europea.
L’Italia si allinea all’Europa per contare e sui due temi su cui si è allineata, l’Europa non conta niente lo stesso. Per una volta dimentichiamo i torti di Israele, quelli americani e pensiamo ai difetti europei. C’era un’Europa che quando la Russia rappresentava una minaccia la affrontava e con successo senza bisogno degli americani e proprio in Crimea, anche se oramai quasi due secoli fa. Senza questa capacità di autonomia e di indipendenza militare dell’Europa, che il governo italiano la sostenga, o meno, cambia davvero poco. Comunque rimarrà una comprimaria. Questo va spiegato a Conte ed ai suoi partner pacifisti.
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