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Iran anno zero

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
14 Marzo 2026
in L'editoriale
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La situazione dell’Iran a tredici giorni dall’inizio dell’intervento israelo americano è paragonabile a quella del Terzo Reich dopo tre anni di combattimenti. Persa completamente la copertura aerea, gli alleati poterono progettare uno spettacolare sbarco in Normandia che solo otto mesi prima non sarebbe stato possibile, causa la Luftwaffe. L’entusiasmo registrato alla Casa Bianca per il percorso bellico compiuto oggi in Iran si spiega con il successo dell’aviazione che non è contenibile dalla difesa iraniana.

Il Terzo Reich senza più disporre di una sufficiente aereonautica e ridotto ad una produzione di prototipi avanzati quanto numericamente limitati, disponeva ancora di forze ingenti sul campo. Fu in grado di scagliare un’offensiva di successo nel dicembre del 1944 nelle Ardenne, il tempo di poter contare sulla nebbia. La Germania nazista aveva costruito un esercito combattente capace di mostrare notevole resilienza, addestrato ben armato ed uso a sostanze stimolanti. Venne comunque soverchiato completamente tra febbraio e marzo del 1945, a sei mesi dallo sbarco alleato.

L’Iran ha dimensioni pari all’estensione del Terzo Reich e conta una popolazione persino superiore a quella tedesca che lo componeva. In compenso non dispone di un esercito combattente dal tempo della guerra con l’Iraq. Gli ayatollah si affidano principalmente alle milizie di Hezbollah, piuttosto che di Hamas, o Houti. La struttura portante del regime, i pasdaran, sono principalmente un apparato repressivo, per cui non si può valutare esattamente l’ipotesi di inviare le truppe e non è nemmeno detto sia necessario. I paragoni che si sprecano con il Vietnam sono privi di qualsiasi senso logico, oltre che storico geopolitico. Il Vietnam del Nord disponeva di un esercito formidabile che aveva appena spazzato via quello francese e che puntava al dominio dell’intera Indocina. Non era invece competitivo sul piano tecnologico, appoggiandosi sul numero e la conoscenza del terreno. Il suolo dell’Iran non offre particolare vantaggi, esclusa la sua vastità mentre il suo esercito è privo di qualunque esperienza bellica dalla seconda metà del secolo scorso.

Può darsi benissimo che il regime trovi comunque una sintonia con parte della popolazione perché il paese è bombardato. In genere, però, i bombardamenti senza resistenza alcuna fiaccano il morale. Il popolo inglese sopportò le bombe perché appunto i suoi piloti abbattevano velivoli nemici in un rapporto di tre e a volte quattro a uno. Quello italiano, si sfiduciò immediatamente. Quello tedesco venne annientato. In Iran non è possibile una guerra di annientamento per la ragione che la maggioranza stessa della popolazione potrebbe detestare il regime. La strategia americana che tutti ci dicono non capire, punta al cambio di regime e ha il difetto di non avere individuato ancora un possibile candidato. L’erede dello scià, non è una soluzione gradita, perché regressiva.

Che il regime riesca ancora a colpire obiettivi extra confine era scontato. Dispone di un arsenale straordinario tale da aver persino rifornito la Russia delle sue armi di miglior successo in Ucraina, i droni. In merito all’impiego dei droni iraniani di questi giorni, gli effetti sono spettacolari quanto modesti, In ogni caso la produzione iraniana è compromessa. Che i paesi del golfo, minacciati dall’Iran appena caduto Saddam, i sauditi in particolare, cambino fronte, è un’illusione. Solo Allah ed il suo profeta Maometto, possono salvare il regime degli ayatollah. Difficile sperare nelle elezioni di mid term. Trump sta eseguendo, magari male, il piano che qualunque presidente americano avrebbe dovuto applicare dopo il fallimento del tentativo diplomatico di Obama. Obama cercò di evitare la guerra con una promessa di sviluppo della regione. Le bombe in profondità che perforano il cemento dei bunker iraniani, le blockbuster, le ha predisposte la sua amministrazione come contromisura alla sua stessa politica.

Per pensare invece che i russi si avvantaggino di una situazione dove hanno perso i loro alleati strategici in Siria e Venezuela e compromesso anche quello militarmente più importante, ci vuole davvero fantasia. Putin ha un cappio alla gola. Non è detto che l’America voglia stringerglielo dal momento che in Russia non c’è un’opposizione come quella iraniana e quella iraniana non ha ancora una leadership. Questo è l’intralcio vero della situazione in medio oriente, Israele ed America hanno deciso che era ora di sbarazzarsi del governo dei preti e ci hanno messo quarant’anni. Piuttosto non sanno come sostituirli.

pubblico dominio

Tags: GermaniaIran
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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