La grande idea dell’opposizione è stata quella di sfruttare il referendum per bocciare l’unica proposta di un qualche senso presentata del governo, la separazione delle carriere. Una volta fallita questa l’Italia resta con un sistema della Giustizia degno della Bulgaria. Almeno il No referendario avrebbe dovuto accelerare la crisi del governo ed a vedere l’ondata di dimissioni, si potrebbe anche ben sperare. Mentre il mutismo del presidente del Consiglio, non comporta una particolare novità. In genere l’onorevole Meloni si rimette a battute più o meno efficaci. Sembra più una polemista che una statista.
Premesso che le elezioni le stabilisce il capo dello Stato, il presidente del Consiglio visto il fallimento referendario potrebbe anche decidere di dimettersi. Nel caso riavrebbe l’incarico e presumibilmente la fiducia. Tanto rumore per nulla. Ammettiamo invece la possibilità che la maggioranza si sia sgretolata e i rapporti parlamentari siano tali da impedire un governo tecnico o allargato e che davvero l’onorevole Meloni punti ad andare al voto. Il presidente Mattarella, considerando le difficoltà internazionali, vorrebbe evitare una crisi prolungata. Circola persino una data, quella del sette giugno.
L’opposizione avrebbe un mese e mezzo per risolvere le sue difficoltà interne, indicare la leadership della coalizione e stilare un programma decoroso. Sarebbe in grado di farlo in questo poco tempo, o rischierebbe di venir presa di infilata? E mai riuscisse a risolvere tutti gli ostacoli e sulle ali dell’entusiasmo vincere le elezioni, una maggioranza Conte, Schlein, Renzi, Salis, sarebbe poi molto migliore e più affidabile di quella attuale? Bella domanda. Tra l’altro la destra vanta già di aver scaricato le cosiddette mele marce e come dimostrano le dichiarazioni di Taiani sul cardinale Pizzaballa, si è spostata rapidamente dal suo asset internazionale. Avremmo una campagna elettorale dove destra e sinistra si contendono l’aiuto a Gaza, e l’avversione alla guerra americana. Vai a capire come voteranno gli italiani. Senza contare che la destra sconfitta al referendum, ha praticamente perso un terzo dei suoi voti per strada, si potrebbe ricompattare alle politiche anticipate, imbarcare Vannacci e sai che capolavoro.
La cosa più semplice sarebbe che il presidente del consiglio provi a darsi una riverniciata, resti al suo posto, puntando a migliorare le scarse performance, sperando che le tensioni internazionali si plachino per avvantaggiarsene. L’opposizione, gambe in spalla, tornerebbe a progettare il suo successo a fine legislatura, nel 2027 che sembra lontanissimo a questo punto. Non proprio un grandissimo risultato. Tanto valeva evitare lo shock referendario, la separazione delle carriere era una proposta del Pd, non di Fratelli d’Italia e incalzare il governo su temi dove annaspa quotidianamente. Dall’economia, alla sicurezza, all’immigrazione, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sarà pur lecito il dubbio di essersi lasciati affascinare dall’illusione perduta della spallata referendaria. Per lo meno fino a quando non si vede centrato il colpo. Ad ora non sembrerebbe.
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