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Tanto starnazzio per nulla

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
10 Aprile 2026
in L'editoriale
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Come era scontato, il presidente del Consiglio non si dimetterà dopo un referendum su una riforma costituzionale nata da un’intesa fra Pd e Forza Italia, quando il partito di maggioranza relativa nemmeno esisteva. Tanto starnazzio per nulla. Completamente incurante della crisi congiunturale, l’onorevole Meloni ha tirato fuori dal mazzo una brillante proposta per arrivare alla fine della legislatura. Sforare il debito comunitario, tutti i paesi insieme appassionatamente. Nessuno al Senato ha obiettato. Sarebbe bello vedere le facce dei membri della Commissione europea, mai davvero l’Italia avesse il coraggio di presentarla.

Per il resto, il presidente del Consiglio si è esibita in una pregevole lezione di occidentalismo. L’Occidente deve essere uno e prevede che Europa e Stati Uniti procedano nella medesima direzione. Eccellente, peccato che non solo ciascuno, come è successo per più di duecento anni, vada per la sua strada, ma che proprio l’Europa è già spaccata al suo interno. I paesi dell’Est sostengono serenamente l’intervento americano in Iran, mentre i grandi paesi continentali, Francia, Germania, Spagna, inclusa l’Italia, si sono detti contrari. Allora le opposizioni, alla faccia dell’unità dell’Occidente, hanno ragione di chiedere una qualche misura forte. Se il governo italiano non condivide e ritiene illegale l’azione americana, lamenta che i suoi veicoli Unifil sono stati danneggiati da Israele, prenda una decisione. Potrebbe chiedere al Parlamento di uscire dalla Nato. Basta dover rispettare noiosi trattati, essere costretti a dare le basi, seguire burocratiche procedure e quant’altro. Tanti saluti al secchio. Il presidente del Consiglio ha nuovi amici africani, il vice presidente Salvini ne ha di russi, e il vice presidente Taiani riesce naturalmente simpatico a tutti. Non è che il governo può limitarsi a mettere il broncio a Rubio. Si assuma la responsabilità piena del suo dissenso politico militare. Dia finalmente un senso alla sua esistenza. Il governo Meloni ha la grande occasione per entrare nella storia. Sai che schiaffo a Conte e alla Schlein che avrebbero sognato farlo loro. Rivincerebbe le elezioni sicuro.

Altrimenti, il governo pensa, come molti del resto, che tutto il problema sia un folle insediato alla Casa Bianca. Una mattina quello si è svegliato e visto che non poteva avere una sala da ballo nuova di zecca si è messo a bombardare l’Iran. Appena il popolo americano lo metterà a posto alle elezioni di metà mandato, tutto verrà risolto e riprenderà il solito tran tran alla Joe Biden. Magari il governo e tutti coloro convinti di questo, hanno ragione. Se invece avessero torto, Trump e Biden centrano poco o niente. L’America, dopo l’aggressione russa all’Ucraina e le minacce cinesi a Taiwan persegue una strategia di guerra a bassa intensità, prima in Siria, continuata a Gaza, sfociata in Libano ed in Iran, appena iniziata. Una strategia che prevede il controllo della Groenlandia e di Panama. Da notare che l’Ucraina abbandonata da Washington, non ha mai avuto tanti successi militari come in questi ultimi mesi. Curioso.

Al multipolarismo rivendicato da Russia e Cina, è arrivata la risposta. Tutti i regimi fondati su valori ed interessi ritenuti inconciliabili con quelli americani, devono cadere. Un nuovo mondo in cui l’America ed i suoi alleati, di fatto Israele, dettano le regole grazie al successo economico e alla capacità di sviluppo che sono capaci di promuovere. Ecco il diritto internazionale. La Cina può ancora scegliere se rispettare le condizioni necessarie per la pace perpetua. La Russia sembrerebbe fregata.

L’America non si fa intimidire e non è un sistema totalitario. A chi non piace una simile impostazione, può rifiutarla, scommettere sull’altra parte, oppure stare a guardare e farsi neutrale, ritirarsi in convento, quello che preferisce. Mica è scritto che l’America debba vincere. Potrebbero anche vincere i mullah. Si escluda solo di venir ricompresi nella promessa di un futuro prossimo venturo a stelle e strisce, quale che sia. L’onorevole Meloni dirà addio ai soggiorni di Mar a Lago. C’è l’Algeria, il Burkina Faso, dove andare in visita, fare affari, portare la famigliola. C’è persino ancora Teheran.

licenza pixabay

Tags: governoreferendum
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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