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Lezioni di storia da Mosca

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
17 Dicembre 2025
in L'editoriale
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L’Italia riceve lezioni di storia da Mosca dal 1815. Allora la Russia era la potenza egemone sull’Europa e l’Italia un’espressione geografica. Sono passati più di duecento anni e sembra ieri. Rai storia ha riprodotto per intero, pochi giorni fa, un documentario televisivo del 1967 sulla guerra del Vietnam trasmesso all’epoca in prima serata, cioè sulla sola rete ed il solo canale disponibile al pubblico. Un mero manifesto della propaganda sovietica quando l’Italia era alleata degli americani, gli aggressori imperialisti. Ancora dagli anni Ottanta del secolo scorso, in Italia si crede che la guerra del Vietnam si sia conclusa con l’occupazione di Saigon nel 1975 e non con gli accordi di pace di Parigi del 1973. Lezione di storia russa.

Con Gorbaciov stessa solfa. Furono gli svedesi ad averci informato che c’era stata un’esplosione nucleare a Cernobyl. Gorbaciov era riuscito a nasconderlo persino agli ucraini che abitavano a dieci chilometri di distanza. E cosa accadde in Italia, abbiamo cacciato l’ambasciatore russo e interrotto i rapporti diplomatici con una banda di criminali patentati? No, siamo usciti dal nucleare, facendo un favore ai russi. Fortuna che almeno nel 2020 le cose saranno cambiate. Basta ascoltare Caracciolo, l’esperto di geopolitica, pronto a spiegare che mai Mosca avrebbe attaccato l’Ucraina. Lo fece serafico una settimana prima dell’invasione. Tre anni fa, non duecento.

L’argomento preferito di Mosca è comunque quello su cui è meglio preparato, guarda caso, il senatore Salvini. Napoleone e Hitler non l’hanno piegata, figurarsi se potrebbero Macron e la Kallas. Salvini è tanto se ha concluso il liceo, non ha una specializzazione in storia. Napoleone fece una seconda campagna di Polonia, non invase la Russia. Di fronte a due armate russe che violavano il trattato di Tilsit marciando su Varsavia, mobilitò 400 mila uomini per annientarle. Quelle subito si ritirarono a tanto velocemente che Napoleone inseguendole arrivò a Mosca in due mesi con una serie di vittorie che nemmeno Alessandro Magno si sarebbe immaginato. A Mosca Napoleone si aspettava la resa dello Zar. Alessandro non rischiava né il trono, né i suoi territori. Doveva solo rispettare i patti sottoscritti. La ritirata fu disastrosa certo, per i cavalli. Napoleone già l’anno seguente sarebbe tornato a Mosca, quando invece venne sconfitto a Lipsia privo della cavalleria sufficiente e non fu sconfitto dai russi ma dall’oro inglese, dai prussiani, dagli austriaci e dai generali francesi, Bernadotte e lo sfortunato Moreau, messi a comando dei russi. Tutto questo ancora non sarebbe bastato senza il voltafaccia dei sassoni che gli aprirono un buco imprevisto nel suo ordine di battaglia. I russi presero coraggio e inseguirono Napoleone sino in Francia. Nella campagna di Francia uno contro tre, Napoleone continua a legnare i russi. Marmont si arrende con l’armata agli austriaci e Napoleone abdica.

Hitler invece pianificò un’invasione della Russia vera e propria, con due milioni di uomini, centomila carri, venti mila aerei ed ebbe persino più successo di Napoleone, tanto da prendere prigionieri un milione di russi in due settimane e cancellare l’aviazione dal confine a Mosca. Inebriato da questi trionfi Hitler fermò l’avanzata. Doveva iniziare la pulizia etnica del territorio conquistato, un’impresa tanto più lenta, che la Russia ebbe il tempo di ricevere gli aiuti dell’America e dall’impero britannico, senza i quali sarebbe scomparsa dalla faccia della terra.

L’unica lezione di storia che si può avere dalla Russia è che essa non è mai stata in grado di competere con le armate occidentali dai tempi di Suvarov. Nel 1799 Suvarov sconfisse i francesi e solo fino a quando non si scontrò con le truppe di Massena. Per il resto la Russia è stata brava ad attaccare popoli del terzo mondo, in Afghanistan manco con successo. Vai poi a capire chi vinse il conflitto russo giapponese. Di sicuro non riesce nemmeno ad occupare il Donetsk, sotto casa. Aspetta l’ok degli americani.

pubblico dominio

Tags: NapoleoneTolstoj
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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