La dichiarazione del presidente del consiglio italiano sull’annuncio di un cessate il fuoco tra Libano e Israele, è quella di un’ Italia che non conta più niente sullo scenario internazionale.
Un’Italia che assiste, si congratula e che nemmeno è rimasta a guardare. Si è intromessa contro Israele, ha sospeso la cooperazione militare, e adesso riverisce il governo Netanyahu per l’accordo raggiunto. Ha detto No all’America sulle basi Nato e ora la ringrazia per la mediazione compiuta in Libano. Eppure anche l’onorevole Meloni ed il suo ministro degli Esteri Tajani, dovrebbero essere in grado di rendersi conto che se gli Stati Uniti hanno esercitato una mediazione, assumendo un ruolo positivo nel conflitto, meritavamo il sostegno che l’Italia ha loro negato. La forza americana dimostrata in Iran, ha portato alla ,mediazione di pace in Libano. Altrimenti la mediazione l’avrebbe fatta qualche paese della missione Unifil, con i suoi soldati rintanati sotto i colpi dell’artiglieria israeliana. L’Italia sta con l’Unifil, esattamente come il premier spagnolo Sanchez. Infatti Sanchez non si è congratulato con gli americani e non ha commentato il cessate il fuoco. Sanchez è volato in Cina per invitare il presidente Xi ad assumere lui un ruolo pacificatore per il medio oriente. Anche se non si capisce esattamente cosa la Cina potrebbe fare a proposito, sospettata di fornire supporto di intelligence al regine degli ayatollah, per lo meno quella di Sanchez è una posizione conseguente.
Uno si espone contro il governo americano, come fa la Spagna, liberamente. Non si può pensare che chi si mette di traverso al governo americano,, poi possa ottenerne anche il favore. Che l’onorevole Meloni sia nel più completo marasma si capisce dal fatto che sarà presente di persona al cosiddetto gruppo dei volenterosi. Fino a ieri, convinta di avere una relazione speciale con Trump, li snobbava. Ora, l’Italia dell’onorevole Meloni risulterà puramente aggiuntiva. Inutile ricordare ancora una volta che nel 1987 l’Italia, insieme ad altri paesi europei si precipitò nello stretto di Hormuz per garantirne la navigabilità e la sicurezza. La marina italiana si scontrò a fuoco con i pasdaran. Allora la guerra fra Iran ed Iraq era finita. Eppure gli Stati che parteciparono a quella missione, non si misero a porre la fine della guerra come condizione per l’intervento. Il giorno in cui finisce questa di guerra, gli Usa non sono l’Iraq, di un impegno euro asiatico potrebbe non esserci più alcun bisogno. I volenterosi si sarebbero dimostrati senza volontà, nel momento decisivo in cui serviva averne. L’Italia in testa.
L’unità dell’Occidente, slogan con cui l’onorevole Meloni si è riempita la bocca, sulla guerra in Iran è andata in frantumi. Se l ‘azione americana viene considerata illegale e ci si pone da un’altra parte, è completamente privo di senso vantare l’unità dell’Occidente. Sanchez riceve l’apprezzamento cinese, mentre Meloni riceveva quello dei mullah. Da notare solo che la Spagna non ne può più nemmeno di sostenere l’Ucraina, mentre Meloni continua a blandire Zelensky. Altro che ‘Occidente. Qui non regge nemmeno l’unità dell’Europa mediterranea. Infatti Sanchez è un campione del multilateralismo, non dell’unità dell’Occidente.
Per il prestigio dell’Italia, il governo Meloni prendesse pure le posizioni che gli pare. Dovrebbe poi solo preoccuparsi di essere coerente, perché già non c’è il prestigio, se non si considera tale quello concesso dall’Iran e soprattutto, non c’è proprio la coerenza.
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