Bisogna ritenere davvero ammirevole il ministro degli Esteri britannico David Milyband che ha denunciato a nome del governo di Sua Maestà, gli insediamenti illegali dello Stato d’Israele in Cisgiordania. Considerato che l’Inghilterra ha avuto insediamenti per secoli dalle Americhe alle Indie, ci vuole un grandissimo coraggio per condannare un minuscolo Stato che cerca di arraffare poche migliaia di chilometri quadrati semidesertici per ingrandirsi. Per lo meno l’Inghilterra si prepara a rinunciare ad ogni sua residua proprietà territoriale oltre ai confini naturali. Addio ai 12 mila chilometri quadrati delle isole Falkland, tanto per dare il buon esempio. Il premier Starmer voleva già restituire le isole Chagos al Madagascar ed è stato, ahilui, subito dimissionato. Il governo Burnham rasenta un idealismo sublime. Milioni di cittadini britannici di origine islamica gliene siano riconoscenti. Bisogna pur impedire che il suo partito venga sommerso dalla seconda ondata di Farage, votato solo da inglesi ottusissimi e ignoranti.
Superiore alla tensione morale della politica espressa dal governo britannico, si staglia la segretaria del partito democratico. L’onorevole Schlein purtroppo è ancora all’opposizione. Di sicuro, dopo essersene uscita dicendo che la prima cosa che farà una volta al governo, sarà di riconoscere lo Stato palestinese, ha la vittoria in tasca. Da notare che l’eroico ministro Myliband è molto prudente a riguardo. Egli ha detto che la colonizzazione della Cisgiordania, rallenta la formazione dello Stato palestinese, che l’onorevole Schlein vede già bell’è fatto. E si che rispetto alla Gran Bretagna, l’Italia ha qualche piccolo problema da sistemare. E pure l’onorevole Schlein vuole gettare il cuore oltre l’ostacolo. Prima i palestinesi, poi i cittadini italiani, vecchi, donne, bambini, che importano. Lo Stato palestinese è fondamentale per il nostro avvenire mediorientale, come si fa a non capirlo? Come a non appoggiarlo?
C’è giusto un’inezia che dovrebbe essere ancora messa a punto di questo formidabile Stato palestinese, i confini. Gaza dopo la guerra del 1948 viene occupata dall’amministrazione egiziana perché contigua all’Egitto e sotto l’Egitto rimane per vent’anni. Come la si collega Gaza alla Cisgiordania dal momento che il suo territorio è separato da Israele? Siamo sicuri che il futuro Stato palestinese possa comprendere Gaza? Perché per farlo servirebbe convincere Israele a lasciarsi sventrare cominciando da Gerusalemme. Hamas, che conosce la geografia, sostiene lo slogan “dalla terra al mare”. Questo non significa necessariamente creare uno Stato palestinese. Significa eliminare quello ebraico.
Resterebbe da capire, una volta sbarazzatosi di Israele, come difendere il diritto dell’unico autentico sicuro sostenitore dello Stato Palestinese, Abu Mazen. Il capo della vecchia Anp vive a Ramallah e a Gaza non può più mettere piede nemmeno volendo. La sua organizzazione aveva trovato un’intesa con gli israeliani ed è stata spazzata via. Non basta dunque liquidare Israele, cosa comunque impegnativa, bisogna difendere Abu Mazen ed i suoi pochi sostenitori da Hamas. Riconosciuto lo Stato palestinese per prima cosa, poi bisogna andarlo a mettere in piedi, altrimenti tracolla subito per dissidi interni. Senza contare che né l’Egitto, né la Giordania, né la Siria, hanno mai voluto lo Stato palestinese. La seconda cosa che dovrà dunque fare la Schlein, appena liberato Palazzo Chigi, gli italiani la seguiranno fino alle stelle, proprio grazie alle sue preannunciate felici intenzioni, sarà di allestire una spedizione militare in Terra Santa. Altrimenti non avrai lo Stato palestinese, avrai il califfato. Servono truppe, carri, elicotteri. Un’armata nuova di zecca da spedire al posto della flottiglia. A quel punto, bisogna solo più dirlo a Giuseppe Conte.
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