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Germania di notte

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
24 Febbraio 2025
in Esteri
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“Se penso alla Germania, la notte, ho paura”. Henrich Heine

Il motivo principale perché il partito socialista tedesco ha resistito senza traumi per tutto il ‘900 fino al nuovo millennio è perché ha abbandonato il marxismo nel 1959 al congresso di Bad Godesberg. E pure il partito socialista tedesco aveva avuto il principale interprete di Marx in Europa, quel Karl Kautsky che riteneva la rivoluzione russa inammissibile per dottrina. Non avrebbe avuto nessuna possibilità di riuscita una rivoluzione in un paese economicamente sottosviluppato come era la Russia. Il partito socialista tedesco divenne fin dal primo dopoguerra un bastione dell’ordine restaurato. Rosa Luxembourg, Karl Kautsky, non verranno uccisi da un regime fascista, ma da un governo socialista, il governo Ebert, con un ministro dell’Interno socialista, Noske, che arruolarono corpi franchi per la difesa dello Stato. Mussolini, all’epoca ancora nel partito socialista, deve aver preso nota. Un mistero che Nenni, che invece era ancora repubblicano, entrasse poi in un simile partito.

L’attuale leader della Afd, ha detto che Hitler era comunista. Non ha tutti i torti. Se Staliin non avesse voluto destabilizzare la Germania borghese e capitalista, avrebbe consentito l’alleanza elettorale fra Spd e Kpd, chiudendo ogni possibilità a destra. Ma anche la Spd non ne voleva sapere dei comunisti. Le divisioni fra i due principali partiti operai del paese, consentì a quello più piccolo, il partito nazionale socialista dei lavoratori di assumere un ruolo. Hitler si era iscritto ad un partito socialista di origine sudeta, poco conosciuto in Germania, ma non perché Hitler fosse socialista, ma perché agente stipendiato del governo socialista in carica che voleva controllare le potenziali forze rivoluzionarie. Hitler era un uomo cresciuto politicamente nella sinistra, esattamente come Mussolini e come un giovane Mussolini con il sindacalismo rivoluzionario nel 1908, Hitler si alleò con i comunisti nel tentativo di far cadere il governo borghese di Berlino nel 1930. Il Kameraden tedesco, significa “compagno”. Camerata, in tedesco si dice “Genosse“.

Nel secondo dopoguerra il cancelliere della Germania occidentale Willy Brandt si sarebbe buttato in ginocchio davanti al ghetto di Varsavia. Brandt se ne assumeva le responsabilità come tedesco e come socialista. Il suo successore, Helmuth Schmidt, lanciò la ostpolitick, cioè il riavvicinamento con la Germania est. I due tratti principali della Spd nel secolo scorso, furono le riforme e il dialogo con l’est Europa, tanto che il predecessore socialista di Scholtz, Schroeder, è diventato un dirigente di Gazprom. Tutti rimproverano Trump di aver chiamato Putin, ma il primo a farlo è stato proprio Scholtz, che adesso è uscito sconfitto dal voto di ieri. Certo, la Spd è il partito degli euro missili e della difesa dell’Ucraina ad oltranza, ma la Spd non smette mai di guardare alla Russia. La Russia è il suo interlocutore naturale anche e soprattutto quando in netto contrasto. La Cdu guarda all’America nelle stesse condizioni.

La Spd avrebbe dovuto chiudere i battenti nel 1989, quando sul muro di Berlino si lesse la scritta Sozialism Kaputt. Il fatto che sia sopravvissuta a quell’epopea in cui il morto trascinava con se il vivo, lascia pensare che sopravviverà anche a questa. Un partito socialista può estinguersi nell’Europa meridionale, dove in verità non ha mai avuto ragione di essere radicato. In Spagna la tradizione culturale è anarchica, non socialista. In Italia ci vollero la Balabanov e la Kulisciov per espanderla, mentre in Francia, l’origine è giacobina. Solo in Germania il socialismo è davvero di casa, nato nella buia Turingia , la terra di Muntzer il pastore protestante che seppe scuotere le fondamenta del potere ecclesiastico ed al contempo scatenare una furiosa repressione. In Germania il socialismo ha ancora un futuro, non c’è da preoccuparsi.

licenza pixabay

Tags: Bad GodespergMarx
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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