Una nazione nata dalla guerra all’Austria e una Repubblica istituitasi grazie alla guerra anglo americana al fascismo, può ripudiare la guerra fin che le pare, il che non impedisce di doverla fare. Per assicurare la Pace alle altre nazioni, articolo undici della Costituzione, secondo e terzo comma, l’Italia promuove o favorisce organizzazioni, rivolte a tale scopo. La prima delle quali è sicuramente la NATO. E la NATO ha bombardato con i caccia italiani la Serbia di quel macellaio di Milosevic e al governo non c’erano né Meloni, né Salvini.
Altresì evidente che l’articolo 11 consente missioni internazionali di pace, sotto egida Onu, o Ue. L’Italia ne ha svolte e ne svolge di continuo, dalla Somalia, all’Afghanistan, al Golfo. La missione della marina militare italiana a Hormuz è iniziata nel 1987, per difendere il traffico navale dai pasdaran. Successivamente, 1991, l’Italia ha schierato truppe in Kuwait e con tutte le vicissitudini nella Regione, ancora sono rimaste. Nessun governo, da allora, ha mai ritenuto di doverle togliere. All’inizio di quest’anno, l’Unione europea ha affidato all’Italia la guida di una nuova missione navale nel Mar Rosso, la missione Aspides, per proteggere il traffico verso Suez dagli Houti. A parte Verdi e sinistra, tutti l’hanno votata in Parlamento. Ora che la situazione internazionale si è complicata, cosa devono fare i nostri soldati? Ritirarsi con la coda fra le gambe, o combattere? Quale sarà la scelta c’è bisogno della comunità internazionale, perché la squadra navale italiana e gli ottocento circa militari che dal Kuwait si dovrebbero essere trasferiti in Arabia saudita, se vogliono sopravvivere hanno bisogno della protezione degli alleati presenti nella zona. Francesi, inglesi e americani su tutti.
Ecco una prima lezione sulla fine del nazionalismo. L’Italia impegnata con le sue truppe oltre confine, a scopo offensivo come difensivo, rischia da sola di replicare all’infinito la disfatta di Adua. Il ministro Crosetto bontà sua, lo sa, e si tiene in stretto contatto con gli alleati europei. La situazione a Bab el mandeb è oltre modo complicata. Come è possibile che gli houti, con l’Iran sotto pressione da mesi, abbiano trovato le forze per compiere una simile avanzata? Possibile che i sauditi siano così deboli, o prepareranno una controffensiva? Peccato avere rapporti di governo compromessi con gli americani, perché la stampa israeliana sostiene che funzionari americani e miliziani houti si siano incontrati in Oman ed abbiano parlato. Ci sono diverse versioni dei colloqui ma per il governo italiano sarebbe utile conoscere quella americana e conoscerla direttamente. In circostanze normali di collaborazione piena, di pari dignità e riguardi, Trump e Meloni si sarebbero telefonati.
Solo un pazzo pericoloso fuori di testa può ritenere che nelle attuali condizioni, dove fra l’altro gli arsenali si stanno evolvendo rapidamente, l’Italia che ha suoi soldati sparsi nell’universo mondo, ci sono anche quei poveracci lasciati in Libano sotto le bombe da un anno, non si preoccupi di spendere per il riarmo. Così come solo dei pazzi pericolosi fuori di testa possono ritenere che l’Italia già sconfitta da Menelik, possa cavarsela da sola, senza gli americani e magati pure senza gli europei.
Museo del risorgimento mazziniano di Genova







