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Luci ed ombre su Genova

Franco Floris di Franco Floris
1 Agosto 2026
in Cultura
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C’è una luce strana a Genova. È una luce che si arrampica sui palazzi verticali, che scivola sulle ardesie bagnate e va a spegnersi nel blu profondo del mar Ligure. Genova non la si comprende con la logica, ma con i sensi: è una striscia d’ombra e di sole stretta tra monti verdi e un orizzonte salato, un luogo fiero, scontroso e meraviglioso.
Per capire dove deve andare questa città, bisogna prima riscoprire le sfumature che l’hanno resa grande.

Il passato di Genova ha i toni accesi delle grandi imprese. È stato l’oro dei banchieri della Repubblica Marinara, quando la finanza europea parlava genovese; il rosso aranciato dei dipinti del Seicento e delle facciate affrescate dei Palazzi dei Rolli in Via Garibaldi, dove i re di tutta Europa venivano ospiti con sfarzo.
È il rosso Risorgimentale di Giuseppe Mazzini e il grigio ferro delle catene spezzate nella Resistenza, quando la città — Medaglia d’Oro al Valor Militare — cacciò da sola le truppe nazi-fasciste prima ancora dell’arrivo degli Alleati.
E poi c’è il blu profondo del suo porto: un gigante d’acqua e acciaio che ha fatto la fortuna della città, ma che al tempo stesso ha alzato un muro invisibile tra i banchinari e il resto degli abitanti. Un passato raccontato dalla poesia in bianco e nero dei suoi cantautori — De André, Lauzi, Paoli, Bindi, Tenco — capaci di trovare la grazia nell’ombra dei caruggi, tra vecchie botteghe, lamiere e profumo di focaccia e basilico.

Oggi Genova sembra sospesa in un chiaroscuro denso di contraddizioni.
Da un lato pesano criticità evidenti: il grigio della ruggine e dello spopolamento, un’industria che ha perso i suoi punti di riferimento e i piccoli negozi di quartiere le cui vetrine si spengono una dopo l’altra, soffocate dalle tasse e dal gigante dell’online. C’è il nastro d’argento lucido delle grandi navi da crociera che sbarcano migliaia di turisti “mordi e fuggi”: un passaggio rapido che lascia poco colore e poca ricchezza alla vita reale dei quartieri.

Ad aggravare il quadro economico c’è un paradosso tutto genovese: i conti correnti sono colmi di liquidità, ma concentrati in poche mani e bloccati da un’estrema parsimonia. Una ricchezza privata enorme ma “congelata”, sorda al rischio d’impresa e poco incline a investire sul rilancio del territorio.
Dall’altro lato, però, risplendono luci straordinarie. C’è la policromia viva della gente, con il rossoblù e il blucerchiato che dividono le domeniche in una rivalità accesa ma solare; c’è la calda intimità di una città a misura d’uomo e, soprattutto, c’è la meraviglia del suo patrimonio. Le giornate di apertura straordinaria dei Palazzi dei Rolli e le visite alle dimore storiche attraggono già migliaia di turisti da tutto il mondo, dimostrando che quando Genova apre i suoi scrigni segreti, il pubblico risponde con entusiasmo travolgente.
Purtroppo, sul piano della visione politica, la città resta impantanata. Tra un’antica vocazione popolare e le recenti virate a destra, la gestione locale appare spesso priva di respiro: prevale l’eterno maniman ligure (la paura che ogni novità porti guai), unito a favoritismi e logiche di piccolo cabotaggio dove il merito fatica a trovare spazio.

Per uscire dal torpore e ritrovare il suo ruolo nel mondo, Genova deve osare una nuova tavolozza di idee:
Abbattimento delle barriere : Il porto deve smettere di essere un corpo separato. Serve un progetto di continuità urbana e sostenibilità green dove mare e città tornino a respirare insieme.
Modello “Rolli Days” a 360° (Dalla bellezza al turismo di qualità): L’exploit delle visite ai palazzi storici indica la strada maestra. Quel modello va ampliato e reso permanente, strutturando nuove offerte culturali che integrino le botteghe storiche, i forti sui monti, la rete dei musei e l’entroterra per attrarre un turismo colto e costante.
Sbloccare il capitale “dormiente”: Bisogna creare strumenti finanziari locali virtuosi e sicuri che spingano la ricchezza privata, oggi ferma nei conti correnti, a investire nelle startup di giovani genovesi, nel commercio di vicinato e nella riqualificazione urbana.
Verde Innovazione e Blue Economy: Genova può e deve diventare la capitale mediterranea delle tecnologie del mare, della ricerca e delle energie pulite. Un faro d’attrazione per i giovani talenti, offrendo agevolazioni a chi sceglie di produrre e vivere qui.
Luce al Merito: Superare la mentalità chiusa e il favoritismo sfacciato per premiare le competenze reali, creando un ambiente fresco, dinamico e accogliente per le nuove generazioni.

“Genova per noi…” non è un quadro antico da spolverare ogni tanto con nostalgia. È una tela ancora aperta: spetta ai genovesi decidere se lasciarla ingrigire nel proprio scetticismo o sbloccare le proprie energie — ed economie — per dipingerla con i colori coraggiosi di un nuovo Rinascimento.

Museo del Risorgimento Mazziniano Geova

Tags: GenovaRinascimemto
Franco Floris

Franco Floris

Franco Floris, presidente Shareholder and chairman of board directory della Geys recycling srl, è vicepresidente della Confartigianato Savona ed è stato sindaco repubblicano di Andora dal 2004 al 2014. È il responsabile Pri della Liguria

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