Il ministro degli Esteri italiano avrebbe già dovuto far sapere del mancato gradimento del governo nei confronti dell’ambasciatore russo a Roma. Che un farabutto comune come Medvedev minacci ogni giorno di morte milioni di persone rientra nella linea criminale del Cremlino e dei suoi sottopancia, che il rappresentante della diplomazia russa in Italia, lo imiti, è inammissibile. Eppure, abbiamo visto il commento inqualificabile dell’ambasciatore alla foto di un mezzo italiano colpito dall’artiglieria del suo paese in Ucraina, ben in evidenza su un social network, come se niente fosse.
Possiamo intanto rispondere tranquillamente all’ambasciatore che non deve preoccuparsi dei sentimenti del popolo italiano perché disponendo di una democrazia parlamentare questi sono interpretati e rappresentati. Sotto un profilo strettamente militare poi non è un grande risultato aver colpito un mezzo come quello in questione, si tratta di un carro leggero per il trasporto truppe, ci sono centinaia di carri armati russi abbandonati in Ucraina, l’ambasciatore farebbe meglio ad occuparsi di questi.
Se invece quello dell’ambasciatore era un rilievo politico di cattivo gusto, l’Italia difende volentieri i paesi aggrediti senza ragione e motivo alcuno a giustificazione di un simile atto. Noi abbiamo ascoltato in questi mesi deliri e sciocchezze di ogni genere e persino paragoni fra l’America e la Russia, come se l’America che attaccasse il regime omicida di Saddam potesse essere paragonato allo stragismo bombarolo sulla popolazione civile ucraina. Ma se mai lo sbocco militare fra Usa e Russia potrebbe per lo meno essere considerato comune da chi non dispone di sufficienti mezzi analitici, rimane la storia a dividere. L’America non ha consumato cento anni fa esatti uno sterminio del popolo iracheno come quello che la Russia ha commesso nei confronti del popolo ucraino. E’ questo che pesa fra la guerra americana e quella russa, l’America non ha nessun bisogno dell’Iraq e mai se ne era occupata, fino a quando quello non era diventato una minaccia per l’intera regione. La Russia dal 1600 non riesce a vivere senza voler dominare l’Ucraina e nemmeno quando questa è diventata una nazione tre secoli dopo, è stata disposta a riconoscerne l’indipendenza. Questa mancanza di autonomia della Russia dall’Ucraina è qualcosa che preoccupa tutti i paesi confinanti che sono stati non a caso, dalla repubblica ceca, alla Finlandia, alla Polonia, sino alla Svezia in età diverse aggrediti dai russi. Aggiungiamo che il paese che maggiormente dovrebbe preoccuparsi è la Turchia che è sempre stato nel mirino della Russia per lo sbocco al Mediterraneo, e subito dopo la Turchia, l’Italia che ha avuto al suo interno il più grande partito filo russo d’Europa per decenni. Ed è il caso di ricordare che l’ingerenza russa compromise nel secolo scorso ed in maniera irrimediabile, la giovane repubblica spagnola.
Se questa tracotanza dei russi arriva dal governo direttamente al corpo diplomatico nel nostro paese, questo è perché ci sono personalità e forze politiche che la incoraggiano. Sulla televisione di Stato, oltre che su tutti i media ci tocca sorbire il florilegio di insulti rivolti a chi si oppone alle mire dei russi e con una disinvoltura che lascia di stucco. E poi sappiamo delle componenti parlamentari che invocano la pace come una capitolazione dell’Ucraina e dell’Occidente, perché questa vogliono, la capitolazione della democrazia ad una autarchia repressiva e dispotica. Non si tratta mica di essere sul libro paga. Magari. Si tratta proprio di una convinzione radicata sul funzionamento di un regime autoritario, contrapposto e preferibile a quello che l’Italia conosce con molta fatica solamente dal 1948.
foto dal sito ufficiale della Farnesina






