Dallo spettro delle reazioni interne alla maggioranza alle critiche alla manovre, si possono vedere tutte le diverse sensibilità che caratterizzano il governo. Se il sottosegretario Fazzolari ha praticamente messo in questione l’indipendenza di Bankitalia, sostenendo che Via nazionale risponde agli azionisti privati, egli è subito stato corretto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Lollobrigida, che invitava a ragionare con serenità nel rispetto dei ruoli. E c’è anche chi ha sottolineato che Banca d’Italia, “non è più quella di una volta” o che magari deve chiarire certe situazioni del passato più che esprimere giudizi. Il presidente del Consiglio da parte sua, ha detto che, tutto sommato, le critiche della Banca d’Italia non erano “sostanziali”. Se questo fosse vero, lo sarebbe perché è difficile comprendere quale sia la sostanza della manovra del governo, visto i più di seicento emendamenti presentati al testo delle sue stesse fila.
Se si comprende perfettamente la voglia delle categorie sociali e delle opposizioni di scendere in piazza contro questa situazione, è difficile esattamente capire cosa mettere nel mirino della contestazione, considerato lo stato di confusione della maggioranza, evitiamo di ricompattarla.
Esistono due Meloni, una che vuole il dialogo con i sindacati e le forze sociali, le ha incontrate una seconda volta e in assenza di accordi, ce ne sarà sicuramente una terza. Questo mentre un’altra Meloni, quella che contesta le domande dei giornalisti, sembrerebbe pronta a sfidare tutto e tutti solo per principio. A cento giorni di vita dal governo vale la pena di capire meglio cosa succeda, anche perché potremo vedere presto ridimensionate quelle misure annunciaTe su pos e contante, che hanno suscitato tanto scalpore.
Se invece si dice che il governo non è in grado di elaborare una strategia politica economica nel suo complesso e che rischia di scontrarsi duramente con la Unione Europea, questo è già avvenuto sull’assistenza dei migranti, ma ad essere sinceri è dai tempi di Rumor che si potrebbe dire lo stesso sulle misure economiche e da quelli di Andreotti sull’immigrazione.
Un atteggiamento di cautela è tutto sommato preferibile, perché come si vede anche dai sondaggi il consenso verso il presidente del Consiglio ed il suo partito è in costante aumento. Questo quando le principali opposizioni vanno incontro a molte difficoltà. Il Pd ad esempio ha una crisi identitaria che rischia di spezzarlo davvero in due entità distinte, mentre il movimento 5 stelle ha un leader che a Brescia i congiunti delle vittime di Covid vogliono portare in tribunale. “Il processo del secolo, scriveva già un anno fa Der Spiegel. Anche se l’avvocato Conte si sta mostrando miglior agitatore che presidente del consiglio, fra le accuse rivoltegli per il condono ad Ischia, di istigazione a delinquere, di sospette relazioni con i servizi, e persino di rapporti non confessati con Putin, non si può dire propriamente che il nuovo capo del movimento 5 stelle, sia in una botte di ferro. Ha superato nei consensi il Pd, ma al ribasso.
Questa debolezza strutturale dell’opposizione è la migliore garanzia di tenuta del governo, tanto che si potrà chiedere un nuovo governo, solo dopo aver cambiato interamente i connotati dell’opposizione.







