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La Francia condannata senza portarla in tribunale

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
4 Settembre 2023
in L'editoriale
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Dal 1946 al 2018 gli incidenti aerei riscontrati nel mondo sono stati 3205, con un bilancio di 83 mila morti. Di tutti questi uno solo vede accusata la Francia, quello che concerne il Dc9 di Ustica. Le prove? L’assenza di prove della innocenza francese. Poi ci si stupisce che ci sia il giustizialismo. Sono scomparse le tracce radar, c’era una portaerei francese nel mediterraneo, un pilota di caccia si è suicidato, un altro ha avuto un incidente. Davvero incredibile, muoiono più piloti di jet che impiegati postali. Da 40 anni è stato allestito un campionario intero di illazioni e supposizioni senza un solo elemento tangibile da portare in un tribunale. Abbiamo una classe giornalistica che deve fare audience e pazienza, ma parte della nostra classe politica è unica al mondo. Presume la colpevolezza sulla base degli indizi, come Saint Just, che però era in guerra. Il senatore Zanda è dentro le segrete cose e le segrete stanze da quando portava i calzoni corti, per cui ci ha fatto sapere che Gheddafi fu informato dai servizi segreti italiani di un attentato nei suoi confronti. La notizia è che Zanda ha smentito l’asserzione di Amato, ovvero che fosse stato Craxi ad avvisare Gheddafi. Per il resto Zanda non ci dice nulla, a meno che tiri fuori un qualche nastro, un cablogramma, o almeno una fotocopia da un cassetto. Altrimenti, trattasi di voce di corridoio. Le voci di corridoio all’epoca in cui Zanda era a conoscenza delle informative dei servizi segreti erano sempre vere? Benissimo, ma chi ci dice che i servizi italiani non prendessero una cantonata? Non è che il loro stato operativo possa proprio considerarsi impeccabile.

Creduloni e di bocca buona, non vogliamo comunque discutere delle capacità dei nostri servizi, discutiamo invece di Gheddafi. Se davvero i servizi italiani gli hanno detto che i francesi volevano abbatterlo, cosa ha fatto Gheddafi, una risata? Il leader libico ha preso in considerazione o meno la soffiate dei servizi oppure l’ha ignorata? Nel primo caso avrebbe dovuto evitare di mettersi in volo come preventivato e quindi non si capisce cosa mai i francesi avrebbero potuto fare, non essendo per aria l’aereo di Gheddafi, si sarebbero accaniti sul Dc9 Itavia? Altrimenti, Gheddafi non prese sul serio i servizi italiani che noi ancora a distanza di 40 anni stiamo a citare. Il socialista Salvo Andò in un’altra intervista ha detto che da ministro chiese persino chiarimenti a Mitterand, che pure non era all’Eliseo al tempo della strage e Mitterand mostrò imbarazzo. Nel caso migliore il presidente Giscard si era dimenticato di aggiornare il suo successore sul caso Ustica. In quello peggiore, Mitterand si sarà chiesto come i compagni italiani potessero sospettare che la Francia, allestito un piano per eliminare Gheddafi, avesse finito con il colpire un aereo passeggeri affatto estraneo. Nessuno dei nostri rovistatori di memorie e sospetti mette nel conto, la capacità organizzativa delle armi francesi. Hanno dominato mezzo mondo i francesi per più di un secolo e si sono dimostrati dei dilettanti allo sbaraglio. Mai fosse questa la verità, è inutile chiedere a loro, chiediamo a Gheddafi piuttosto. Quello che è sorprendente è che con tutte le relazioni che vi sono state dei partiti, dei governi e dei giornalisti italiani con Gheddafi, nessuno abbia messo insieme una sua deposizione accreditata sulla vicenda di Ustica.

Tutta questa storia priva di prove attendibili, manca anche di logica. Con l’editoriale della voce repubblicana di due giorni fa, anche l’onorevole Gator ha ricordato che la Francia era fuori dal comando integrato Nato dal 1966. Quale splendida occasione per la Nato di mettere in difficoltà la Francia nel caso di un colpo a vuoto tragico e clamoroso. Cosa aveva da perdere la Nato nel denunciare l’arroganza e la manchevolezza francese? Semmai avrebbe dimostrato che senza l’Alleanza Atlantica, non solo non si era in grado di fare nulla contro Gheddafi, ma soprattutto che la sicurezza dei cittadini occidentali era messa a rischio. Invece si accusa la Nato di aver coperto la Francia, come si accusa la nostra aereonautica. Il responsabile esteri del Pri del 1986,Vittorio Olcese, che in quanto sottosegretario alla difesa del governo Spadolini aveva contatti con i militari, ne ascoltò diversi sui fatti di Ustica. Questi sostenevano che quale che fosse l’aereo di Gheddafi un Mirage francese sarebbe stato in grado di intercettarlo e di allinearglisi tanto facilmente da far si che il pilota potesse sparargli con una pistola. Qualcuno che ci sappia dire il modello dell’areo con cui viaggiava Gheddafi? Si fa invece di nuovo un gran parlare del Mig libico caduto sulla Sila. E se il pilota libico fosse impazzito e avesse tirato giù lui il Dc9? Senza tracce radar si può disquisire all’infinito. Non è che le hanno occultate l’Italia, la Francia e la Nato, perchè non le ha mai mostrate nessuno e nel mediterraneo fate il conto di quante potenze interessate vi si affacciavano nel 1980. C’era ancora Sadat e persino Tito. Tartus in Siria è una base navale russa dal 1971.

Con tutti i problemi che l’Italia ha registrato in questi mesi con la Francia, per rivangare simili vicende bisognerebbe disporre di qualcosa di diverso dalle proprie memorie, magari imperfette. Sotto questo profilo, il presidente del Consiglio Meloni ha detto una cosa giusta, tutto interessantissimo, fornite per cortesia dei riscontri. Questi però non si possono chiedere ai francesi, ma a coloro che li hanno già condannati.

foto cco

Tags: AmatoAndò
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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