È un singolare paradosso quello per cui le segreterie dei partiti scelgono i candidati ai due rami del Parlamento, e una volta che questi sottratti alla scelta popolare, vengono eletti, poi di loro, le segreterie, non possano fidarsi. Se oggi si rischia l’esercizio provvisorio, non lo si deve solo alla mancata coesione di fondo della maggioranza, che pure è evidente, ma proprio ai suoi singoli deputati e senatori che si sono esercitati in ogni possibile emendamento alla manovra finanziaria. Se poi questa sarà approvata ancora in tempi utili non dipende dalle sue riconosciute doti di lungimiranza, ma solo dal fatto di non disporre di una alternativa tale per cui si possa discreditare il governo dopo pochi mesi e in modo da comprometterlo pesantemente.
Il profondo turbamento che si sta vivendo in queste ore non consente comunque illusioni di sorta, anzi il governo ha mostrato una certa duttilità. Ha rinunciato al pos per non entrare in contrasto con la Commissione europea e questo è un pregio, soprattutto se si spingerà fino alla ratifica del mes. Poi il governo ha mostrato anche una certa determinazione. Voleva sbarazzarsi del reddito di cittadinanza e grazie a dio, ci riuscirà. In compenso non ha visione e non si dà una prospettiva. Senza un piano per la crescita, senza una idea di welfare la manovra che sarà approvata resta a dir poco asfittica.
Il governo Draghi era riuscito a mantenere il livello del debito al di sotto degli standard a cui ci si era ahinoi abituati, aveva aumentato la soglia di occupazione e soprattutto aveva conseguito tutti gli obiettivi del pnrr. Tutte cose che il nuovo governo deve ancora saper dimostrare di riuscire a fare, per cui non si può nemmeno immaginare che non riesca ad approvare la legge di Bilancio in tempo utile. D’altra parte la vera forza del governo non sarà mai di poter competere sui risultati economici con Draghi. Il governo Meloni confida invece di essere riuscito perfettamente ad allineare l’Italia alla linea atlantica, quando Draghi nonostante il suo impegno eccezionale, veniva contraddetto dell’avvocato Conte e da Silvio Berlusconi. Conte e Berlusconi sono stati il chiodo di Draghi fino alla sua caduta, Salvini, una volta fattosi papista, era divenuto molto più prudente. Cacciato Conte dalla maggioranza, Berlusconi può solo più scatenare la Ronzulli. Poca roba. Salvini è rimasto silenzioso e coperto e dall’opposizione Conte può strepitare quanto vuole, è quasi divertente.
Solo Azione ed Italia viva avrebbero potuto offrire una maggiore solidarietà atlantica di quella offerta dall’attuale governo, ma tali forze rappresentano solo il 7 per cento. Il Pd alleato con Fratoianni e Bonelli, cioè a due d’accordo con Conte sulle armi all’Ucraina, mai questa sua coalizione avesse vinto, cosa avrebbe fatto a riguardo? Non osiamo pensare al perché l’onorevole Letta non ci abbia pensato. Altrimenti ci avrebbe pensato eccome.
Per questo tutte le accuse rivolte all’onorevole Meloni di voler isolare l’Italia, sono destinate a scivolarle addosso. Sarà pure amica di Orban, ma certo la sua posizione è il contrario di quella ungherese. Poi certo sono gravi le incertezze, la confusione sui migranti tutto quello che si vuole. Ma fino a che l’onorevole Meloni mantiene la barra dritta sulla guerra, possiamo star tranquilli che l’Italia dell’Europa diventa un caposaldo, molto più della Francia e della Germania che ancora sperano nel ravvedimento tardivo di Putin.







