Nel suo discorso di fine anno il presidente Mattarella ha definito i due principali caposaldi della vita repubblicana, la politica internazionale e la Costituzione antifascista. Per quello che riguarda la politica internazionale, la questione è molto semplice. L’Italia è parte della Nato, lo è per ragioni storiche fondamentali e ne condivide e ne difende le scelte, esattamente come è parte dell’Unione europea. Non c’è la possibilità di un’Italia repubblicana democratica fuori dalla Nato o dalla Ue, come non c’è la possibilità di un’Italia repubblicana e democratica neutrale rispetto alla Nato, c’è solo un’ipotesi avventurista che una forza repubblicana e democratica deve respingere immediatamente.
Chi ha consentito la libera circolazione di militari di un esercito che non è parte nella Nato sul territorio nazionale dovrebbe essere processato per alto tradimento. Mentre l’attuale governo prima di preoccuparsi del blocco delle navi Ong nel Mediterraneo, dovrebbero preoccuparsi di bloccare le navi da guerra russe che vi navigano rappresentando una minaccia per l’intero territorio nazionale.
La questione costituzionale è molto più delicata e complessa perché la Costituzione è stata manipolata surrettiziamente o meno, dal 1992 in avanti. Ovviamente la Carta stessa prevede di poter essere riformata, il problema è che tutti gli interventi che vi sono stati hanno alterato la forma per alterarne la sostanza, dalla modifica dell’articolo 68 nel 1992, all’intera riformulazione del titolo V nel 1999. È chiaro ed inequivocabile nel discorso del Capo dello Stato che nonostante i continui tentativi di scasso, l’Italia è ancora la cosiddetta “Prima Repubblica” ed i partiti che sono stati autori e coautori della carta costituzionale del 1948 hanno il dovere politico e morale di interpretarla e difenderla. I garanti della costituzione repubblicana sono solo i partiti che l’hanno scritta e firmata.
La Costituzione antifascista definisce una repubblica parlamentare, fondata sulla rappresentanza popolare in cui l’ordinamento dei poteri è precisato nei titoli della parte seconda della Carta. Questi poteri sono il Parlamento, il Capo dello Stato, il Governo. La magistratura è solo un “ordinamento giurisdizionale”, o se preferite, come diceva Giovanni Conti, un “quarto potere”. Il primo potere è il Parlamento, ed il Governo è il terzo con un presidente del Consiglio, sostantivo neutro, cioè non un premier e memo che mai il ridicolo ed analfabeta “la premier”. Un premier donna lo aveva l’Inghilterra e lo chiamava “signora Thatcher, il premier britannico”. Il presidente del consiglio, signora Meloni è solo un primus inter pares, non ha nemmeno il potere di fare dimettere i suoi ministri. Il capo dello Stato rappresenta invece il secondo potere, su cui si fonda l’unità nazionale, ovvero, la funzione del Capo dello Stato è quella di garantire la dialettica parlamentare fra maggioranza ed opposizione, evitare che il paese possa arrivare ad una frattura politica insanabile.
Noi possediamo già nell’Europa di oggi esempi di sistemi democratici differenti, magari anche molto migliori del nostro. Non ci passa nemmeno per la testa di definire la costituzione italiana, “la migliore del mondo”, anche perchè proveniamo da un partito che affonda le sue tradizioni in una costituzione repubblicana scritta nel 1849 che dovremmo preferire di gran lunga all’attuale. Ciononostante, siamo impegnati come ha detto il capo dello Stato a rispettare quella vigente. Per cui se qualcuno pensa a riformulare il sistema di potere costituzionale, a mettere ad esempio il potere del Capo dello Stato o del presidente del Consiglio, accanto o sopra, i poteri del Parlamento è democraticamente legittimato a proporlo.Il Pri si onora di aver avuto nelle sue file Randolfo Pacciardi morto con la tessera dell’Edera in tasca e convinto presidenzialista. Solo che per riscrivere l’ordinamento dei poteri della Carta non si tratta di approvare una modifica costituzionale, come si è fatto per gli articoli relativi al numero dei parlamentari. Per modificare l’assetto portante dell’ordinamento repubblicano serve una nuova Assemblea costituente e scrivere una nuova costituzione.
Fino a quel preciso momento con la benevolenza augurale del presidente Mattarella, il Pri difenderà integralmente la lettera e dove è stata sciaguratamente modificata la lettera, lo spirito della Costituzione vigente.





