Il Center for Strategic and International Studies ha simulato l’attacco cinese al Taiwan in almeno una dozzina di versioni e tutte con il medesimo risultato. La Cina non riesce a conquistare il Taiwan ed il costo in mezzi militari e risorse umane sarebbe devastante per tutti i contendenti. Il dossier pubblicato anche dal New York Times è stato studiato con molta attenzione dal ministero della Difesa cinese, tanto che dopo un dibattito interno si è fatto sapere riservatamente il giudizio dei militari cinesi su Putin, estremamente lapidario, “quello è un pazzo”. Perché se la Cina non riuscirebbe a conquistare il Taiwan, cioè effettivamente un pezzo della propria nazione secolare con una popolazione cinese a tutti gli effetti, come può pensare mai la Russia di riassorbire uno Stato che reclama la sua indipendenza dal ‘600?
I cinesi non valutano solo uno studio teorico in quanto dispongono anche di un’esperienza diretta degli anni settanta del secolo scorso quando tastarono la resistenza del giovane stato vietnamita unitario. Diecimila morti in un mese e mollarono l’osso. E badate che loro, i cinesi l’esercito di due milioni di uomini, ce l’hanno da allora. Come può Putin continuare ancora una guerra iniziata 11 mesi fa che a costo di centomila morti fra le sue fila ha prodotto la conquista di una cittadina di nome Soledar e questo per tagliare le vie di rifornimento con l’oblast di una cittadina altrettanto sconosciuta come Bakmuth? Pensare che Hitler invase la Francia armata meglio di lui ed entrò a Parigi senza sparare più un colpo di fucile in un mese. I generali cinesi sono sconcertati poi dal continuo avvicendamento dei comandi militari russi, per non dire delle morti improvvise dei vari oligarchi. Dai tempi di Mao non assistevano a simili purghe dell’apparato e quando il regime di Pechino le compie comunque, si preoccupa di farlo in punta di piedi, usando il guanto di velluto. Questa mancanza di tatto e di misura di Putin inquieta per la verità tutti i vertici cinesi e contribuisce a formare il giudizio sull’autocrate russo, molto più di quanto possano aver contribuito le menzogne dette sulla durata e le motivazioni della guerra.
I cinesi hanno la memoria lunga. Ricordano perfettamente come il presidente Bielorusso Lukashenko avesse detto a suo tempo che i russi se la cavavano talmente bene da non dover ritenere di intervenire al loro fianco. Adesso ecco le manovre russe bielorusse comuni. Se la Bielorussia interviene vuole dire che i russi non se la cavano più così bene. Infatti non sono manovre offensive quelle russe bielorusse di questi giorni, ma difensive. Come a dire, se mai venissimo attaccati dall’Ucraina, la Bielorussia difenderà la Russia. La situazione non fosse tragica, alla follia si aggiungerebbe il ridicolo.
Un ultimo particolare della crisi delle relazioni sino russe sempre più strisciante, l’Iran. I cinesi non sono certo campioni del diritto, ma proprio i principali sforzi repressivi sono diretti contro la religione. I cinesi sono atei unico frutto ancora rimasto intatto di una dottrina marxista leninista ampiamente corretta e rivista. Per cui vedere che i migliori interlocutori di Putin sono proprio i mullah, non li conforta affatto.







