Dall’amico Claudio Chiocchiarello riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente lettera
Caro Direttore, qualche giorno fa l’ inizio di un articolo su Emanuela Orlandi a firma dell’ amico Paolo Arsena cominciava cosi : «Lei sta in cielo». La frase che papa Bergoglio ha riferito a Pietro, fratello di Emanuela Orlandi, cinque giorni dopo la sua elezione del 2013, forse tradiva già l’intento di svelare, malgrado tutta la quarantennale coltre di reticenze, depistaggi e omertà da parte della Chiesa.
Mi sono sempre domandato come mai pur esistendo un video nessuno abbia considerato quella frase come una notizia criminis . È bene precisare che per notizia di reato (notitia crimins) si intende l’informazione ricevuta o appresa da parte del pubblico ministero o della polizia giudiziaria che un reato sarebbe stato commesso da una o più persone non identificate (notizia generica) o identificate (notizia specifica). Ora data l’ incontestabile autorevolezza del dichiarante, con l’ aggravante di essere il capo di stato politico e religioso del Vaticano stato di provenienza di Emanuela Orlandi, tenuto conto che il suo ultimo avvistamento è avvenuto in territorio italiano mi domando come mai nessuna autorità giudiziaria italiana, abbia ritenuto opportuno considerare papa Bergoglio come “persona informata dei fatti “
Eppure anche il famigerato Concordato prevede forme di collaborazione e informazione tra l’ Italia e il Vaticano . Delle due l’ una: o papa Bergoglio conosce della vicenda di Emanuela Orlandi solo la parte finale e allora per umana pietà dovrebbe dare alla famiglia Orlandi una tomba sulla quale piangere il proprio straziante dolore, oppure cosa ancor più grave conosce alla perfezione fatti avvenimenti e comportamenti che hanno determinato la scomparsa di Emanuela Orlandi il che lo rende complice di eventuali reati commessi da persone ignote. In questi 40 anni la famiglia Orlandi è stata di un comportamento fin troppo civile nei confronti dello stato italiano e del Vaticano. Sinceramente non so come mi sarei comportato se mi fossi trovato in questi 40 anni a sbattere contro un muro di gomma.
Sabato scorso partecipando al sit in ho visto in piazza tanta gente, soprattutto giovani che nel 1983 non erano neanche nati e che hanno voluto testimoniare la loro solidale vicinanza alla famiglia Orlandi.
Caro direttore, sai bene quanto sia difficile nell’ Italia di oggi riempire una piazza , ci vogliono soldi e organizzazione. Eppure sabato scorso ti posso assicurare che non c’erano soldi e organizzazione ma solo la tenace voglia l’ esigenza di sapere perchè e chi ha impedito nel 1983 a una ragazzina di 15 anni di vivere la propria vita. Se qualcuno in Italia o in Vaticano pensa di poter contare sul fattore stanchezza si sbaglia di grosso. Noi tutti ci fermeremo solo quando sapremo la verità .
Emanuela Orlandi poteva essere una figlia, una nipote di ciascuno di noi .
Grazie per l’ attenzione. Claudio Chiocchiarello







