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Un hamburger russo servito a Bachmut

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
26 Marzo 2023
in L'editoriale
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Durante la guerra del Vietnam una battaglia molto feroce si svolse nel maggio del 1969 nella valle di A Shau sulla collina 937. Per tre giorni le truppe americane della 101esima aviotrasportata risalirono questa quota strategicamente insignificante dove si raccoglieva un’intera divisione nordvietnamita. I soldati americani subirono una delle loro peggiori perdite di uomini di tutto il conflitto. I giornalisti al seguito dell’esercito raggiunsero le truppe sul campo e filmarono le pile dei cadaveri dei marines ammucchiati uno sull’altro, trasmettendole in diretta. L’opinione pubblica statunitense rimase scioccata. Sulla collina 937 gli americani con trecento feriti ebbero in tutto 72 morti. Questa la cifra che insieme alle immagini televisive convinse l’opinione pubblica statunitense ad avversare la guerra. A nessuno importava che i soldati americani in una posizione di attacco avessero travolto un’intera divisione nemica. Chiunque capisca di cose militari si rende conto, da un episodio del genere, la potenza di fuoco statunitense capace di capovolgere le regole auree degli scontri bellici. Una posizione di attacco ottiene come minimo il triplo delle perdite. La 101esima vantava un rapporto a favore di uno a nove. Non ve ne sono esempi in tutta la storia bellica dell’umanità, se non nel conflitto con il Messico del generale Santana. Houston annientò tutto l’esercito messicano in 5 minuti, tanto che quell’episodio non è derubricato nemmeno come una autentica battaglia, non lo si studia nelle scuole di guerra.

Dopo la conquista della collina 937, l’opinione pubblica di una grande democrazia come quella americana non era più interessata all’esito del conflitto. Non sopportava di sapere che morivano i suoi ragazzi. Un problema che certo non conosce il governo russo. Nei quattro mesi di offensiva per conquistare un altro obiettivo strategicamente insignificante come Bachmut, Putin dovrebbe aver perso una media di seicento uomini al giorno. Non si sanno i conti esatti, le fonti sul campo riportano che nella sola offensiva di Vuledhar in una mattinata è stata annientata l’intera 155esima brigata, dai 500 al 1200 morti, e che la famigerata Wagner dopo aver intimato ai soldati ucraini di fuggire, non sapeva più dove seppellire i suoi cadaveri. Gli analisti occidentali avevano contestato la strategia di Zelensky a Bacmuth, ritenendo un errore voler tenere quella posizione a tutti i costi. Si rischiava di far circondare ed annientare gli ucraini, quando arretrando anche solo di 10 chilometri si poteva comunque tenere inchiodati i russi. Zelensky ha invece concentrato a Bachmut almeno 80 mila uomini e ha inflitto ai russi perdite che comportano un rapporto di sette ad uno, raddoppiando quindi le statistiche standard fra attacco e difesa. In più ha eretto un simbolo della resistenza ucraina, Bachmut doveva essere presa dai russi il 24 febbraio scorso per festeggiare l’anniversario dell’invasione.

Ogni volta che Putin prende delle batoste, al Cremlino si mettono ad agitare la minaccia nucleare. E per carità, la minaccia nucleare spaventa eccome, anche se mai usassero armi atomiche in Ucraina, sarebbe la Russia uno dei paesi più esposto alle radiazioni. Francamente, i russi non stanno dimostrando grandi capacità belliche. Hanno ottenuto solo il risultato di decimare i loro effettivi, consumare una quantità industriale di armi per ottenere una distruzione sistematica di villaggi e cittadine più o meno sconosciute. Mariupol è l’obiettivo più importante ottenuto, ma dopo più di un anno di guerra, vantarlo fa un po’ ridere. In compenso il Cremlino conosce bene l’opinione pubblica occidentale e sa come manipolarla nonostante risultati impietosi. Un giornalista esperto ed intelligente come Danilo Taino, ieri scriveva sul Corriere della sera che la guerra la Russia può vincerla solo se glielo consentiamo noi. Taino sostiene che la Russia è lo stato fascista del nuovo millennio, lo stesso che questo giornale scrive più o meno ogni giorno, anche se paragoniamo il governo russo al nazionalsocialismo, non al fascismo. I due regimi, per quanto omologabili e interdipendenti, sono diversi. Però dobbiamo riconoscere la ragione di Taino. Sotto il profilo militare il fascismo è più adeguato come termine di riferimento. Il fascismo venne sconfitto militarmente subito in Spagna. Putin vorrebbe essere come Hitler, ma è solo come Mussolini, un cialtrone. Non fosse che tutte le sconfitte militari subite da Putin, esattamente come accadde a Mussolini in Spagna, in Grecia, in Africa, non lo hanno ancora abbattuto.

Lo scriviamo ai nostri amici dell’Anpi e ad altri tutti preoccupati come sembrano del fascismo storico che invece è stato vinto nel 1945 e che pure è morto e sepolto. Si accorgano in fretta che le grandi democrazie occidentali e le deboli democrazie dell’est Europa hanno priorità completamente diverse. Ovvero quella di annientare il fascismo del nuovo millennio, invece di rivendicare ad ogni occasione gli onori per aver sconfitto quello del secolo scorso.

Foto CCO

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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