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Andare di matto

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
31 Gennaio 2025
in L'editoriale
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Una ragione per cui al governo dovrebbero andare di matto è la notizia dell’Istat che il prodotto interno lordo in Italia nel 2025 è nullo. dopo che nel quarto trimestre del 2024, era stato dello 0,5, ovvero la metà di quello previsto dal bravo ministro Giorgetti. Di una situazione simile non abbiamo memoria, l’Italia dell’onorevole Meloni si è fermata e di botto. In compenso il debito pubblico continua a salire, per cui risulta davvero difficile da capire come sia possibile che al governo si preoccupino di una comunicazione giudiziaria che ancora potrebbe essere archiviata. Avrebbero ben altro a cui pensare e farebbero meglio, che ai perfidi magistrati. Costoro tra l’altro, avevano inviato la comunicazione al presidente del Consiglio. L’onorevole Meloni ha scelto di darne notizia. “La giustizia ad orologeria”. Senza che l’onorevole Meloni si mettesse a fare videomessaggi, dell’inchiesta si sarebbe saputo fra una settimana, magari quando era già stata archiviata. Di sicuro il governo non se l’era trovata sparata sulla prima pagina del Corriere della Sera come avvenne al povero Berlusconi quando presiedeva un vertice di governo internazionale a Napoli. E chi l’avrebbe mai detto.

Il bello di tutta questa vicenda è che il governo mostra di non avere nemmeno quella dose indispensabile di sangue freddo che si conviene ad uomini di Stato. Il ministro degli Esteri della Francia, Talleyrand anche quando esposto alle cannonate mostrava riguardi squisiti nei confronti dei paesi nemici. Il ministro degli Esteri dell’Italia, Tajani nonostante le armi tacciano ai confine, si è messo a sbraitare contro la Francia e l’Inghilterra che hanno avuto la colpa di uccidere Gheddafi. Meno male che non se l’è presa anche con il capo dello Stato Giorgio Napolitano, come pure fanno giornalisti vicini a Forza Italia. Al ministro degli Esteri Taiani sfugge completamente il concetto di responsabilità che nel nostro ordinamento ricade sul governo della Repubblica ,mai sul Presidente. De Gaulle nel 1966 uscì dalla Nato. Temeva l’umiliazione delle armi francesi nel comando unificato. Berlusconi, poteva lasciarla in dissenso dalla scelta della guerra all’amico Gheddafi. Non averlo fatto ricade sull’Italia, ben più gravemente di quanto si possano accusare Francia ed Inghilterra, sempre che aver eliminato Gheddafi possa considerarsi una colpa.

Perché il vaniloquio di Taiani su Gheddafi, se non per confermare quello che tutti sanno, cioè che la Libia continua a ricattare l’Italia. Solo che un conto era essere ricattati dall’eroe della Rivoluzione verde, come apparve Gheddafi al mondo arabo dopo aver cacciato un re corrotto e asservito all’occidente. Uno completamente diverso, è esserlo da dei mozzaorecchi pezzenti come quelli che si sono insediati al suo posto. Questo in effetti fa andare ai matti il presidente del Consiglio e si capisce, tanto in basso è caduto il prestigio nazionale sfottuto dalla ghigna dei fellah sulla pista di atterraggio a Tripoli.

Più che una riforma sul premierato, l’onorevole Meloni dovrebbe proporre un principio costituzionale di immunità dei presidenti del consiglio nel corso delle loro funzioni. Anche Conte e Prodi, oltre Berlusconi, furono messi sotto inchiesta e non ebbero reazioni tanto scomposte contro i giudici, che sì, è vero, agiscono discrezionalmente, dal momento che possono benissimo dare fuoco ad una denuncia poggiata sul loro tavolo. Questi giudici sbagliano, come possono sbagliare i funzionari pubblici in generale. Tanto che si voleva inserire una responsabilità civile per i giudici che non è prevista nel nostro ordinamento. Questo è motivo di irritazione per il presidente del Consiglio, che lamenta la loro inamovibilità, quando lei potrebbe essere presto, prestissimo, mandata a casa. L’onorevole Meloni su questo ha perfettamente ragione. Se i giudici vogliono governare si candidino alle elezioni. Mentre lei che spiega loro come la giustizia deve essere amministrata, faccia il concorso in magistratura. Chissà che le cose non migliorerebbero per tutti.

galleria della presidenza del Consiglio dei ministri

Tags: MeloniTajani
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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