Cari amici, desidero innanzitutto ricordare due amici a cui eravamo molto legati che ci hanno lasciato in questi ultimi mesi, come Marcello Rivizzigno e Sergio Pacor. A parte che si tratta di due personalità la cui vita è stata interamente spesa per il partito, Marcello e Sergio erano accumunati dal più assoluto disinteresse personale, la principale risorsa della nostra dirigenza politica. Questo mi ha consentito in questi anni di non dover portare una forza prestigiosa, orgogliosamente di minoranza come quella repubblicana, a girare con il cappello in mano, a piatire posti presso altre forze politiche o liste più consistenti numericamente. Abbiamo anche avuto la fortuna di incontrare chi come Ala ci ha consentito di presentare il nostro simbolo in completa autonomia o chi, come Carlo Calenda, ha abbinato l’Edera al suo alle Europee o alle comunali. Però come sappiamo, anche nella vita, fortuna e generosità si esauriscono e bisogna saper procedere con le proprie forze, per cui io sono particolarmente contento del rapporto ricostruito, da diverso tempo in verità, con Luciana Sbarbati ed altri amici che vogliono ricomporre l’unità dei repubblicani italiani. Noi crediamo che la principale risorsa politica su cui possa contare il paese sia proprio il partito repubblicano italiano, una forza che fa risalire i suoi valori morali al risorgimento mazziniano, e prima ancora alle grandi rivoluzioni francese ed americana, all’illuminismo razionale di filosofi come Immanuel Kant capaci di originare lo stesso pensiero critico del mondo occidentale, quello per cui la religione va limitata alla sola ragione e l’esperienza sottoposta al suo Tribunale.
Davanti ad una grande crisi come quella che sta attraversando la comunità internazionale, due terribili guerre sono in corso alle nostre porte, i cambiamenti che si producono favoriscono delle opportunità. Il partito repubblicano tiene alta la bandiera dell’integrazione europea, della Europa federale che è l’unica a poter dare la necessaria forza al nostro paese di superare una fase così difficile come questa. Il partito repubblicano intende fare il suo dovere di sempre, promuovere e perseguire l’Europa politica, capace di mantenere la sicurezza ad est e riprendere il dialogo ad ovest. La vocazione atlantica non coincide con le politiche di Trump. Ma solo rinforzando le difese economiche e militari dell’Europa si potranno ripristinare i legami atlantici dell’europeismo, evitare che l’Europa diventi una terra di conquista.
In Italia usciamo da un referendum che ha diviso il paese e che si sarebbe potuto evitare. Noi abbiamo sostenuto le ragioni del si, sulla base di un dovere nei confronti dei sistemi giudiziari delle democrazia moderne a cui il nostro paese ancora non è adeguato. Chiaramente la campagna referendaria che è stata condotta ha fatto venire i brividi, per un partito come il nostro in cui la priorità resta l’unità e l’evoluzione nazionale, dal momento che sono stati toccati i toni più bassi della polemica politica. Per questo è una nota positiva la solidarietà espressa dal segretario del Pd Schlein all’onorevole Meloni in occasione della sua rottura con Trump. Finalmente prevale l’interesse nazionale. Per il resto c’è ben poco di che essere solidali. L’unica nota dignitosa del governo è la funzione svolta dal ministro Giorgetti, impegnato a tenere i conti in ordine. Che poi ci si riesca è un altro paio di maniche, soprattutto con una classe politica che non riesce nemmeno ad affrontare la situazione energetica in maniera dignitosa. Sento esponenti del Pd che affascinati da Sanchez rivendicano il modello spagnolo. Guardate che il modello spagnolo comporta cinque centrali nucleari. L’Italia era all’avanguardia della progettazione nucleare ed è stata smantellata da trent’anni. Noi che abbiamo candidato Felice Ippolito nelle nostre liste lo sappiamo bene. Senza il nucleare, senza un piano per recuperare risorse endogene, scordiamoci di risolvere le difficoltà con le sole rinnovabili che pure servono. Da anni il Pri a Ravenna si batte per ripristinare le piattaforme per estrarre il gas nell’Adriatico e bisogna battersi anche per estrarre il petrolio in Sicilia od in Basilicata. Abbiamo avuto un ministro che si legava agli alberi contro il Tap. Questo è il livello a cui è ridotta la nostra politica. La caricatura di Marco Pannella per battaglie sbagliate. Ringraziamo il cielo di aver avuto un presidente del consiglio come Mario Draghi.
Per lo meno sono tornati i giovani ad esprimersi nel voto referendario. Votino come gli pare l’importante è che partecipino alla vita democratica, altrimenti la democrazia muore. Anche il nostro partito ha bisogno di giovani per continuare a vivere e dare più slancio alla nostra battaglia politica e quindi necessariamente, a rinnovare il gruppo dirigente. Anche la segreteria nazionale va rinnovata. Per questo ho chiesto alla voce repubblicana di ospitare la tribuna congressuale che ci accompagnerà sino al 14 novembre, data in cui inizieranno i lavori del 51 congresso dell’Edera. Grazie a tutti.







