Il secondo congresso nazionale di Azione è stato più interessante del primo. Purtroppo l’attenzione dei media si è concentrata sulla presenza del presidente del consiglio e per la verità, c’erano più ministri che esponenti dei partiti di opposizione parlamentare. Morale, hanno ricamato su chissà quali scenari futuribili, quando si trattava di un dovuto riconoscimento istituzionale. Poi magari i ministri sono vanitosi.
Il significato politico del congresso di Azione va piuttosto cercato nell’ intervento di Calenda di metà mattinata. Taglio delle estreme, monocameralismo, cancellazione di un intero partito, da capire come, militarizzazione dei siti per le centrali nucleari, nazionalizzazione unificata della rete idrica. L’onorevole Bonetti, intervenuta poco prima, citava il mite La Pira? Calenda cita solo Mazzini, il rivoluzionario per eccellenza della storia europea. Lo stesso schema politico di Calenda è esplosivo. Egli propone un’alleanza fra Azione, Forza Italia e la parte del Pd europeista, quella che vota a favore della von der Layen, non quella che vota con Conte e Salvini. Ovvero Calenda propone niente di meno che la caduta del governo Meloni e lo sfascio del principale partito di opposizione. Al buon ministro Taiani, annunciato al congresso nel pomeriggio, devono esser talmente tanto fischiate le orecchie che di colpo ha dato forfait. Mentre nel pd sembrava di essere regrediti al tempo dello stalinismo, tutti a giurare lealtà al leader supremo.
Questo non significa che Calenda sia al dunque un ultimo splendido esempio giacobino nell’epoca del moderatismo codino. Il quadro che prescrive resta profondamente razionale, per non dire che in una Repubblica sconvolta dal bipolarismo, sarebbe anche necessario. L’Italia potrebbe permettersi dopo un governo inconcludente a dir poco come l’attuale, un governo ancora più inconsistente, tipo quello presupposto dal campo largo? Se finisse la guerra in Ucraina, si incrociasse una ripresa economica mondiale, si pacificasse il medio oriente, crollasse il prezzo del petrolio, si vincesse all’enalotto. Altrimenti, non basterebbe nemmeno un governo Gentiloni. Servirebbe un governo Parri a dettare ulteriori misure radicali di salute pubblica. Un governo che anche con tutta Forza Italia riconvertita, ed il pd svuotato, resterebbe una minoranza nel paese.
Calenda si è anche lamentato della stampa, che non avrebbe recepito la notizia bomba del sondaggio sui giovani. Più della metà di loro preferisce la dittatura alla democrazia. Se è per questo non è stato nemmeno confortante lo spettacolo offerto dei tre giornalisti schierati contro di lui in una trasmissione televisiva, al limite dell’insolenza, la settimana scorsa. L’esempio plastico di una informazione taroccata a cui non interessa più comprendere la posizione dei soggetti politici diversi e non omologati. Si suona solo la propria musica come fa un disco rotto. L’Italia per riavvicinare i giovani alla democrazia, avrebbe per lo meno bisogno di un percorso politico virtuoso, cosa possibile con un governo coeso su programmi realizzabili e uomini politici credibili. Nel senso che credono almeno a quello che dicono. Se andremo a competere contro l’attuale coalizione, allestendone una altrettanto sgangherata, per quanto la tentazione possa essere forte, tanta simpatia per l’onorevole Meloni non l’abbiamo, non è affatto detto che si vinca. Di sicuro si abbasserà ancora il livello di sensibilità democratica complessiva della nazione. E siamo già giunti ai minimi.
Azione secondo congresso nazionale






