Quando ci venne detto alla fine degli anni ’90 che il Trentino voleva approvare un piano per la reintroduzione dell’orso, abbiamo pensato che si trattasse di quattro, cinque esemplari. Poi si è saputo che ne riguardava cento e che si prevedeva che l’orso, che se può è stanziale, anche i bimbi sanno che l’orso non migra, va in letargo, si diffondesse lungo la catena alpina. Salvo il caso di alcuni esemplari giovani che sono stati evidentemente cacciati da quelli più anziani, oggi in Trentino potrebbero esserci anche trecento quattrocento orsi e nessuno lo sa con esattezza.
Il problema del plantigrado non è l’aggressività. Gli orsi sono difficilmente aggressivi e vi sono casi formidabili di coesistenza con l’uomo in ogni ambiente, per non parlare di una lunga tradizione europea che ha addomesticato l’orso per il circo e le piazze. Il problema è che l’orso è un aninale super armato pericoloso per i suoi stessi simili, figurarsi per l’uomo. E’ più sicuro convivere con un leone che ha artigli retrattili e non ti azzanna se non per fame che con un orso che magari ti azzanna per giocare. Per cui non è che gli abitanti del Trentino chiamati nelle loro valli ad un referendum sull’orso e non lo vogliono al 98 per cento, sono dei killer. Semplicemente, si rendono conto di cosa significa potersi trovare un orso nel cortile di casa, o a passeggio nei boschi come è accaduto al povero Adriano Papi.
Ora davanti ad una reazione consultiva che non ha nessun valore amministrativo ma che esprime in maniera inequivocabile il sentimento popolare, gli intellettuali da studio televisivo hanno sentito il dovere di scendere in campo. Volessero difendere gli orsi, si capirebbe ancora, dare pure lezioni di democrazia, no. Massimo Gramellini ha spiegato sul Corriere della Sera che le consultazioni devono essere nazionali, altrimenti se si tenessero solo localmente avremmo giusto il parere della comunità interessata. Pensate, scrive Gramellini, se chiedessimo in un condominio di disadattati sociali cosa pensano i suoi abitanti dell’abolizione delle tasse. E che c’entra? Mica si è fatto un referendum abrogativo in Trentino. Si è fatto semplicemente una consultazione popolare per sapere cosa si pensa sugli orsi e per la verità non ce n’era nemmeno bisogno. Chi vive addosso ad un bosco zeppo di orsi ha paura, dovrebbe essere ovvio. Soprattutto se si fanno leggi e provvedimenti di tutela che la paura l’alimentano.
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