L”ultimo atto legislativo del 2024, che pure non era un evento meramente formale, l’approvazione della legge di bilancio, ha visto il presidente del Consiglio assente in Aula. L’onorevole Meloni era impegnata in Lapponia. Impegni internazionali inderogabili e quanto mai opportuni. In campagna elettorale aveva promesso di rivoltare l’Europa come un calzino, l’abolizione della Fornero, la flat tax, ridiscutere i parametri, chissà che altro ed è successo che è l’Europa ad aver rivoltato il governo. E questo è ancora il pregio della manovra. Non fosse che essa è tanto incolore e bigia da sembrare una qualsiasi manovra Rumor. Si prefigge giusto giusto di tenere i conti in ordine. Tagli, riforme, innovazioni, per carità di dio. Che poi questo meraviglioso sforzo compiuto, Giorgetti poveretto ha sudato sette camicie, possa anche essere sufficiente per affrontare un anno prossimo che si annuncia a dir poco complicato, si vedrà.
Per la cronaca, il dibattito è apparso inutilmente verboso ed esasperato. Mettere in questione la costituzionalità della manovra. il Parlamento ridotto al voto di fiducia, da parte di un’opposizione che il parlamento lo ha impegnato riunendolo una volta a settimana per un intero anno sulla sola omotransofobia, non è un argomento convincente. Così come il vanto della maggioranza, di aver compiuto una grande impresa per aver reso il taglio del cuneo fiscale strutturale, due anni che lo si assicura, appare ridicolo.
Non c’è nulla in grado di affrontare il problema della crescita. Maggioranza ed opposizione sembravano entrambe rassegnate al declino economico del paese. Per il senatore Boccia, il problema da risolvere, è sostanzialmente di origine demografica. Fosse così, forse abbiano capito male con il presidente La Russa che gli chiedeva ad ampi cenni di stringere ei banchi che lo ignoravano, Boccia la pensa come Benito Mussolini.
Vero che il governo ha messo soldi sulla sanità. Disgraziatamente non bastano per rilanciare un settore così fondamentale, tutti i medici protestano, e oltretutto per quei pochi che ha investito ha raschiato il fondo del barile. Certo, si potevano risparmiare i soldi sprecati per l’Albania, o quelli preventivati per un’opera fantasmagorica come il celebre ponte sullo Stretto, e anche su qualche mancia distribuita qua e là. Resta il fatto che non ci sono soldi per l a scuola e non si sono investimenti per le imprese. Il senatore Calenda ha osservato che non si era mai visto prima un ministro dell’Economia asserire che la politica industriale è affare che non riguarda il governo, ed ha detto il vero. Mai un governo aveva smaccatamente rinunciato ad una politica industriale. D’altra parte basta aver ascoltato il ministro Urso nelle passate settimane. A sentir lui, anche se non si sa come, il caso Ilva, il caso Beco e persino quello Stellantis, sono ad un passo da una felice risoluzione Semplicemente il governo non si rende beatamente conto del disastro che sta per abbattersi sull’Italia. E l’opposizione ha come mantra il salario minimo. Sai a che serve quando milioni di lavoratori saranno licenziati.
Per lo meno visto che nel governo stesso c’è chi spiega come il ministro Pichetto Frattin, che serve un ritorno al nucleare, si poteva puntare a qualche obolo per la ricerca in un settore abbandonato da trent’anni, scelta disgraziata alla base di tutte le difficoltà incontrate dal comparto industriale oggi. Invece niente. Calenda, che è un gentleman inglese in confronto a certi deputati, ha parlato di “incuria”. Uno meno educato di lui tradurrebbe che quella del governo è semplice incoscienza.
galleria della presidenza del consiglio dei ministri







