Pensare che la voce repubblicana contestava il governo Craxi quando questo vantava di aver superato l’Inghilterra. Con tutto rispetto spiegavamo agli apologeti di quel governo che un dato positivo rivela una fase congiunturale interessante ed in effetti l’Italia può anche avere un picco e un paese come l’Inghilterra un minimo, il che è pur sempre un pregio. Restava il fatto che l’Inghilterra produceva e ancora produce motori Rolls Royce, l’Italia ne produceva Fiat. Questo dava lo scarto sostanziale fra i due paesi da tenere in considerazione, indipendentemente dai dati econometrici. Per cui il modesto consiglio della voce repubblicana di allora era comunque di restare con i piedi per terra.
Quello che si può dire a favore del governo Craxi, a distanza di quarant’anni è che in effetti offriva una prospettiva di crescita del paese e che in qualche modo i mercati la coglievano positivamente. Il governo Craxi aveva abolito la scala mobile. Purtroppo questo effetto sicuramente innovativo si sarebbe schiantato da sé ed abbastanza rapidamente. Caduto il governo, Craxi decise anche lui di sostenere il referendum contro il nucleare, lasciando solo, lo ha ricordato ancora Bruno Vespa su rai tre qualche giorno fa, il partito repubblicano a difendere il presupposto fondamentale dello sviluppo industriale del nostro paese. Una volta usciti dal nucleare, l’Italia ha iniziato un medio rapido declino che ha coinvolto via via tutto il settore siderurgico. Vero che il ministro Urso ha detto che a breve avremo segni importanti di riqualificazione, nel caso non vi stupite se vedrete all’Ilva, quello che si è visto a Bagnoli, un simpatico recupero artistico degli stabilimenti. Non solo si sono persi quei lavoratori, ma anche quelli dell’indotto. E questo è lo scenario che si prepara anche per il prossimo anno, mentre l governo si compiace dei risultati sull’occupazione. Con una energia cara come la nostra, costretta a pagare il nucleare altrui, senza contare gli aspetti giuridici, burocratici, ambientali che gravano, chi è che ha voglia di investire in Italia quando può già trovare migliori opportunità nella vicina Croazia?
Il governo Meloni che supera in vanagloria quello Craxi, trascura l’unico dato che contava in quella esperienza, ovvero un Pil che è la metà di quello preventivato e ben al di sotto della stessa media europea. Se l’Europa annaspa, l’Italia con queste prospettiva di crescita sta regredendo e una manovra che nel caso migliore punta al galleggiamento, significa che ci trascinerà a fondo.
L’Europa ha davanti a sè una sola prospettiva di ripresa ed è quella tratteggiata da Draghi, innovazione e competitività. Non sarà una passeggiata. L’Italia che per ora è rimasta in piedi grazie al Pnrr in che cosa si mostra competitiva? In cosa è innovativa? Questo sarebbe dovuto essere spiegato dal governo per dare qualche rassicurazione sulla manovra appena varata ed avrebbe preteso la presenza del presidente del Consiglio in Aula a sottolineare la drammaticità della situazione. E l’opposizione è riuscita a fare una bagarre sul camerata La Russa. Il governo non sa guardare avanti e l’opposizione guarda indietro.
Le condizioni che bisognerà affrontare nel 2025 sembrano davvero peggiori di quelle del 1985. Non ci sono soldi sulla sanità, non ci sono soldi sulla scuola. E a che servono scusate? Con un sistema pensionistico che non si può più garantire tanto vale che la gente muoia prima, altro che curarla. La scuola, giusto quella alberghiera, quando abbiamo ministri che manco sono laureati, bisogna sfornare dei solerti camerieri, degli osti dignitosi, al massimo degli intrattenitori turistici, le uniche speranze occupazionali che restano ad una nazione deindustrializzata, oltre agli impieghi statali ovviamente. Circola una foto del personale di palazzo Chigi che ricorda quello di Mirafiori ai tempi di Valletta. Restano l’arte, i monumenti, i musei, siamo il paese del Rinascimento e della civiltà romana. Bene, non vi preoccupate, Francia, Germania, Stati Uniti, hanno personale qualificato per occuparsi di cose di cui il governo italiano non ha nessuna idea. Senza competitività, l’Europa diventerà ininfluente, l’Italia una colonia.
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