C’erano infiniti motivi da addurre per una riforma della legge elettorale. L’ha fatta Rosato, la deve fare anche la Casellati. Bisogna fregare Vannacci e Alemanno, costi quello che costi. Oppure, semplicemente non si sa più come litigare con le opposizioni dopo che queste avevano elevato l’onorevole Meloni al rango di una anti Trump naturale. Un idolo, insomma. L’unica ragione che proprio non aveva senso alcuno era quella di voler stabilizzare il governo. Con l’attuale legge elettorale, il governo manco sa se gli aerei americani partono o non partono, se i treni italiani restano sui binari, e pure è saldo come una cozza alla roccia.
Magari sarebbe il caso di capire che la stabilità politica di un governo non dipende dalla legge elettorale, anche per l’esempio che viene dall’Inghilterra. Si riteneva il maggioritario puro la formula di successo dei governi inglesi, tanto duraturi che nemmeno sembravano europei. Dopo la Brexit, con la stessa legge elettorale da due secoli, un paese serio, appunto, ecco che si sono avvicendati più premier di quanti se ne fossero visti durante tutti i lunghi anni di guerra fredda.
In Italia è mancato un dibattito su come fosse possibile sostituire i partiti, protagonisti esclusivi della Costituzione, con delle coalizioni e passare da un’elezione indiretta del presidente del Consiglio, ad un’ipotesi diretta, con tanto di nomi sulla scheda. Senza contare dell’utilizzo comune del titolo, completamente improprio, di “premier”. La Costituzione della Repubblica, non prevede nessun premier, e pure quello sgambetta come tale anche quando manco è stato votato. Conte, un signor nessuno, messo alla presidenza del Consiglio da terzi, lo si chiamava il premier.
Presi dalla foga referendaria del 1994, anche allora ci si preoccupò innanzitutto della stabilità. I partiti minori la compromettevano. Parrebbe incredibile, la legge maggioritaria firmata dallo zelante deputato Mattarella, avrebbe dovuto cancellare i partiti minori. Invece sono moltiplicati. E sono moltiplicati anche per garantire la stabilità dei governi che il sistema maggioritario parziale comprometteva con coalizioni che si disfacevano. I socialisti di Boselli ed i comunisti di Diliberto, utili per formare il governo D’Alema. I Responsabili per salvare il governo Berlusconi. Ala per sostenere il governo Gentiloni.
La legge elettorale, in un tessuto costituzionale come quello della Repubblica italiana, deve garantire, solo la rappresentanza che è stata e continua ad essere compromessa. Volete la stabilità? Abolite le elezioni. La riprova risale al tempo in cui De Gasperi propose un premio di maggioranza, bollato come legge truffa e De Gasperi voleva farlo scattare al 50 per cento dei consensi, quando l’elettorato italiano si recava in massa alle urne, non che restava a casa.
La riforma di legge elettorale dell’attuale maggioranza premia chi è già premiato, straccia una rappresentanza popolare già umiliata. Garantirà una ulteriore diminuzione della partecipazione al voto. In compenso, potrebbe mandarla a casa senza che nemmeno se ne accorga. Lo stesso accadde al centrosinistra di Renzi nel 2018, o al centrodestra di Berlusconi con il porcellum. Cambi la legge elettorale e vieni sconfitto. Non è una regola, è giustizia.
Quanto a migliorare la stabilità e garantire la continuità, la maggioranza dovrebbe presentare un’istanza di beatificazione dell’onorevole Meloni, non una riforma elettorale. Mai si era visto un governo capace di durare tutta la legislatura dopo aver impostato la sua proposta politica sull’asse preferenziale con la presidenza statunitense. E cosa è successo? Viene preso sonoramente a ceffoni da quella. L’onorevole Meloni si è scomposta? Figurarsi. Impassibile al suo posto e con il ditino alzato fa ancora prediche all’Europa, alla Francia, al continente africano. Tutto va secondo i piani, come in Albania. Altro che rafforzare i poteri del presidente del consiglio. Meloni santa subito.
Galleria della presidenza del Consiglio dei Ministri







