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Il realismo politico che non dovrebbe mai mancare

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
9 Agosto 2022
in L'editoriale
1
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Il Partito Repubblicano Italiano, lo abbiamo scritto ieri, era intenzionato sulla base dei suoi documenti congressuali e poi di Direzione a contribuire alla formazione di una coalizione fondata sulla ripresa del governo Draghi. Tanto che abbiamo parlato con chiarezza non di centrosinistra, di centro, o di centrodestra, formule buone, ricordava Mazzini, per l’età monarchica, ma di “Alleanza per la Repubblica”.

Questo significava innanzitutto, la speranza di voler fare continuare il governo Draghi, che presume per l’appunto Draghi alla presidenza del Consiglio anche nella prossima legislatura. Non  era un’ambizione da niente perché è chiaro che un passaggio elettorale che si verifica in simili frangenti è destinato a scompaginare completamente i rapporti politici ed il governo. A maggior ragione ritenevamo necessario mantenere un filo rosso per poter almeno ricordare l’importanza avuta dall’attuale governo. Non ne cambieremmo niente o il meno possibile. Facciamo sapere alla Lega di Salvini che l’alleanza Repubblicana vorrebbe tenere il sottosegretario Giorgetti al governo, insieme a tutti i ministri leghisti che la Lega ha sfiduciato e lo stesso vale per i ministri 5 stelle sfiduciati da Conte. Questa sarebbe infatti una ragione di qualche imbarazzo nei confronti del cosiddetto centro destra e del movimento 5 stelle che corre in solitaria, perché la politica estera sventolata come bandiera non crea problemi proprio nessuno. Se si tratta della posizione dell’europeismo atlantista, questa è stata condivisa dall’onorevole Meloni votando con il governo le misure pro Ucraina, le stesse che hanno votato anche Salvini e Berlusconi con distinguo che ricalcano il primo, la posizione del pontefice, l’altro, quella di Kissinger, ovvero due espressioni comunque occidentali. Conte ha invece criticato la politica europea ed atlantica del governo sull’Ucraina, molto radicalmente, ma anch’egli l’ha sostenuta in aula tanto che la crisi non si è aperta sugli aiuti a quel paese, che anche il movimento 5 stelle ha supportato. Per cui farsi paladini di una linea atlantista di una coalizione che imbarcava Fratoianni e Bonelli, notoriamente contrari alla Nato, per non dire fautori delle accuse rivolte alla Nato di aver provocato la Russia, è solo controproducente.  Detto questo, non abbiamo posto nessuna obiezione a Fratoianni e Bonelli, perché indipendentemente da cosa hanno detto e fatto se vengono a sostenere una coalizione che si richiama all’impegno di Draghi è un problema loro, non nostro. Noi vorremmo che anche i cinque stelle, i leghisti, gli esponenti di Forza Italia lo hanno già fatto, si pronunciassero per continuare l’esperienza Draghi indipendentemente dai loro partiti, questo era l’argomento che abbiamo portato avanti in queste settimane, che discende puramente dal nostro documento congressuale.

Per questa ragione non avevamo nessuna riserva nei confronti del ministro di Maio, anzi, ne avevamo apprezzato il mutamento di posizione e ritenevamo che andasse incoraggiato per quanto avesse fatto come capo della Farnesina, tanto da valutare positivamente la proposta di presentare il simbolo dell’edera ad una lista a lui collegata. Non è colpa di Di Maio se non si è concretizzata questa possibilità, comunque molto complessa. Sono state invece le parole del segretario del pd Letta che rivelavano l’assenza di un programma di governo. Letta non ha rilanciato, come pure sembrerebbe l’Ulivo di memoria prodiana, ma solo l’Ulivo come cartello elettorale, ovvero Letta non ricalcava Prodi nel 1996 e nel 2006, quando presentò un volume contenente il programma della coalizione, ma Berlusconi del ’94 con due accordi separati di cui lui solo era il garante. Con il che veniva meno anche la sola idea di un governo Draghi tanto che Calenda, magari ci ha messo un po’ a capirlo, si è rimangiato quello che appena aveva sottoscritto. Se Calenda rinunciava ad un collegio sicuro perché constatava l’assenza di un programma di governo, il Pri poteva correre per eleggere Bonelli? 

Il Partito Repubblicano ha dovuto prendere atto che si era allestita una coalizione politicamente priva di capo e di coda alcuno e per questo destinata all’insuccesso. Per cui il Partito Repubblicano è rimasto rigorosamente sulla sua posizione, un progetto liberal democratico connesso a Draghi e basta vedere il lavoro del governo in carica ancora in questi giorni per capirlo.

Grazie agli amici di Renew Europe non siamo soli e speriamo che tutti i liberali la sostengano come il Pd domani la capisca. Adesso al Nazareno si sono messi in testa di battere la destra e questo è una loro idea ricorrente, anche se non siamo più nella Spagna del 1936, dove tra l’altro, perdemmo. Quando faranno i conti nelle urne, capiranno cosa vuol dire prima aver seguito Conte, poi dimenticato Draghi. Ma vedrete che se non Letta, qualcuno altro di quel partito tornerà a ragionare. Chi invece è ridotto agli anatemi, ha smesso di ragionare da tempo. Questo purtroppo è un destino macchiettistico che  ha davvero dell’irrecuperabile.

Tags: BonelliCalenda
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. RENATO TRAQUANDI says:
    4 anni ago

    Cosa volete che vi dica. Da repubblicano, mazziniano, orfano di Pacciardi, sono perplesso. Ancora ci si accapiglia tra fascismo e comunismo ( Calenda fascista fa sorridere, Fratoianni comunista un po’ meno), dopo 74 anni dalla Costituente repubblicana. Ridividere ancora le fazioni competitors, nella tornata prossima elettorale tra destra e sinistra, con ancora le contese su chi rappresenta il centro, ci fa restare nelle sabbie mobili del fronte popolare del ’48 e lo scudo crociato, con i monarchici e i nostalgici. Se poi la novità resta la presenta dei pentastellati o di italexit, allora la mia preoccupazione raggiunge livelli molto elevati. Guardo con una certa attenzione questa inedita alleanza tra AZIONE e ITALIA VIVA. Forse potrebbe essere una scelta saggia; basta che Renzi e Calenda sappiano fare i passi giusti. Intanto sarebbe opportuno che la Meloni, se davvero vuol vincere, togliesse la fiamma dalla sua insegna commerciale, mentre il vecchio di Arcore togliesse dalla sua la dicitura del suo patronimico con presidente. La lega ha pensionato Bossi, mantenendo. però, molte delle istanze del suo fondatore. Il partito repubblicano italiano esiste; ha una sua struttura, un certo numero di tesserati, e non solo in Romagna. Decidete per il meglio, vi prego!

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