Perché Putin vorrebbe prorogare il New Start, il trattato sulla non prolificazione nucleare, di un altro anno? Perché essendo già riuscito a fregare Obama nel 2011, ci riprova. Questa volta con Trump. Il New Start impedisce di schierare più di mille cinquecento missili nucleari e circa settecento bombardieri, con la particolarità che la Russia non ha un aggiornamento sufficiente per garantire l’efficienza di tutte queste armi, per non dire che i principali bombardieri atomici russi sono dei ferrivecchi buoni per l’esposizione al museo, come i vecchi Tupolev. Quando la Russia si credeva una vera potenza militare, Breznev non ne voleva sapere di limitare gli armamenti. Ci volle tutta la pressione militare occidentale per convincerla.
Obama a Putin prima regalò la Crimea. Poi salvò Asad figlio dalle incriminazioni per l’uso dei gas nella guerra civile, agevolando la penetrazione russa nel continente africano. Ad Obama non parve vero di poter annunziare al mondo di aver firmato il nuovo trattato Start, senza rendersi conto di aver fatto un terzo favore alla Russia. Trump è di una pasta molto diversa. Al suo primo mandato presidenziale, la prima cosa che fece fu di bombardare le basi russe in Siria, da dove erano partiti dei raid contro Israele. Agli Ucraini già impegnati nel Donbass, Trump diede i javelin, le armi anti carro con cui avrebbero fermato l’invasione di quattro anni dopo. Obama aveva dato coperte. Il motivo per il quale Trump potrebbe comunque prorogare il New Start è che, tutto sommato, anche sulla base del solo equilibrio tattico strategico vigente, l’America ha una superiorità schiacciante, quella tecnologica. Alla Russia converrebbe puntare sulla prolificazione per rinnovare un arsenale oramai obsoleto. Disgraziatamente per Putin, con tutte le sanzioni in corso, solo la Cina potrebbe assisterlo adeguatamente. Rimettersi ai cinesi anche sul nucleare, per la Russia sarebbe davvero troppo. Meglio ancora un accordo con l’America, magari nella speranza di evitare che quella decida di dare i Tomahawk all’Ucraina.
In vero, anche senza i Tomahawk, l’Ucraina, grazie all’intelligence statunitense, colpisce la Russia in profondità su fabbriche, raffinerie, depositi, da mesi. Arrivassero i missili a lungo raggio di maggior successo statunitensi, si potrebbero bucare le difese dei principali centri abitati. I russi colpiscono regolarmente le città, gli ucraini non possono farlo per le restrizioni dei paesi Nato e perché i loro droni sono troppo lenti. L’ultimo argine alla guerra totale cadrebbe. Alla Russia resterebbe l’atomica. Non fosse che Il confronto atomico Russia Stati Uniti è stato perso nel 1963 e d’allora non è mai stato recuperato. Quando Mosca lo ammise, crollò l’Unione sovietica. Glasnost e perestroika avvennero perché non c’era più un equilibrio nucleare, come non c’era nell’armamento convenzionale. La Russia di Putin è solo una caricatura della passata potenza. Ridotta a combattere nel suo giardino di casa, l’Ucraina, dal 2022, e non ci si crede. Non è che la Russia ancora non ha conquistato Kyiv, che Hitler prese in una settimana. La Russia non ha nemmeno occupato Povrosk, tremila abitanti. E senza riuscire a conquistare Povrosk, la Russia ha perso nel tentativo centomila uomini in sei mesi. Ancora prima aveva perso i carri armati. La fanteria russa andava all’attacco in motocicletta: Una formidabile innovazione strategica, costata altri 50 mila morti in tre settimane. La grande offensiva estiva appena conclusa.
In condizioni simili, meglio atteggiarsi a lungimiranti statisti dell’era nucleare, offrendo a Trump, con grazia, il trattato di non proliferazione. Se lo si compensa proliferando le bottiglie di vodka, magari il presidente statunitense si convince.
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