La firma sul trattato delle terre rare per l’Ucraina è molto meglio di un ingresso nella Nato. Da oggi l’Ucraina è un partner diretto degli Stati Uniti d’America, in quanto il suolo ed il sottosuolo ucraino sono di interesse del Tesoro statunitense. Nessun paese Nato gode di una simile particolarità, tanto che dal 1970 i membri europei hanno convissuto con il dubbio che l’America fosse davvero disposta ad una guerra per la loro sicurezza. Da oggi la sicurezza dell’Ucraina diventa parte della sicurezza degli interessi americani, lo ha assicurato Scott Bessent. “Un allineamento strategico di lungo termine” rivolto “alla prosperità, alla ricostruzione e all’integrazione dell’Ucraina nel contesto economico globale”. Questo il testo uscito dalla Casa Bianca, dove Zelensky era stato bullizzato, lo Schuschnigg del nostro tempo.
Non sono mancati gli analisti internazionali precipitatisi a spiegare, dietro a Medvedev del resto, come non convenga mai stipulare dei trattati a guerra in corso. Hanno perfettamente ragione. I confini possono cambiare. Infatti chi ha detto che l’America voglia mantenere l’attuale divisione fra Russia ed Ucraina? L’inviato speciale Kellog è tornato alla ribalta. Secondo il suo punto di vista i russi nonostante tutti i loro sforzi guadagnano pochi metri insignificanti sul campo, mentre l’Ucraina da parte sua non può riconquistare i territori perduti. Putin farebbe bene a prendere al volo la proposta di pace americana. Vai mai a scoprire che le terre rare promesse dall’Ucraina si trovino sotto il suolo occupato dai russi. A Trump interessa molto poco dell’indipendenza degli Stati terzi, ovvio. Le sue terre rare, invece, le vuole tutte, fino all’ultimo grammo, si può esserne certi. Per cui bisognerà preoccuparsi dell’estrazione dai siti già individuati e fermi dal momento della guerra. Servirà personale e mezzi americani. Provi Putin a bombardare quelli, gli americani arrivati a scavare in Ucraina per rispettare il trattato firmato, Chissà come la prenderebbe Trump con chi si intromette nei suoi affari.
Quando la Russia minacciò il mediterraneo affacciandosi in Turchia nel 1850, si concluse la lunga stagione del congresso di Vienna. I generali inglesi che avevano combattuto giovinetti a Waterloo si ritrovarono a fianco dei nemici francesi incanutiti. Per la prima volta dalla stessa parte e fu una liberazione. Gli inglesi non ne potevano più dell’arroganza dei russi e i francesi covavano il desiderio di una rivincita da quando i cosacchi abbeveravano i cavalli sulla Senna. A più di un secolo e mezzo da allora nessuno dei paesi protagonisti della guerra di Crimea ha voglia di ripercorrerne le tappe di quella storia. Appena Macron ha parlato di inviare i soldati, è stato subito messo a tacere ed anche la coalizione dei volenterosi, non sembra avere maggiore successo. Tutto cambia se sbarcano gli americani ad Odessa, per salvaguardare i loro minerali preziosi. Più di tre anni di guerra e un’ Ucraina americanizzata, ecco il capolavoro conseguito da Putin. Persino le teste di legno del Cremlino si interrogheranno. Mai la guida suprema avesse sbagliato i calcoli.
Museo del Risorgimento mazziniano di Genova







