Nella storia degli uomini manca quasi sempre una donna, in particolare la mamma. Le narrazioni ufficiali del Risorgimento italiano ci hanno abituati a un pantheon di eroi, pensatori e soldati, lasciando spesso nell’ombra le figure femminili che ne hanno cementato le fondamenta morali e materiali. Eppure, se si scava nella biografia di Giuseppe Mazzini, emerge con abbagliante chiarezza che senza sua madre, Maria Giacinta Drago, la storia d’Italia non sarebbe stata la stessa. Lei non fu una spettatrice passiva, ma la prima direttrice politica, spirituale ed economica del pensiero mazziniano.
Nata a Pegli il 31 gennaio del 1774 e spentasi a Genova l’8 agosto del 1852, Maria Drago proveniva da un’agiata famiglia della borghesia mercantile, figlia di Giacomo Drago e Geronima Bottino. Donna colta, raffinata e dotata di una non comune forza d’animo, sposò il 25 settembre 1796 il medico chiavarese Giacomo Mazzini. Dal loro matrimonio nacquero quattro figli, tra cui l’unico maschio, Giuseppe, nato nel 1805 e affettuosamente chiamato “Pippo”.
L’influenza di Maria sul piccolo Giuseppe fu immediata e radicale. Cristiana austera, vicina alla severità morale e al profondo senso del dovere tipici del giansenismo, educò il figlio al rifiuto del compromesso e alla coerenza assoluta tra pensiero e azione. Se il giovane Mazzini apprese la vastità del sapere attingendo dall’infinita biblioteca di casa, fu dalla madre che assimilò i valori cardine che avrebbero guidato la sua esistenza.
Quando Giuseppe scelse la via della cospirazione e del conseguente, perpetuo esilio – diviso tra Marsiglia, la Svizzera e Londra – la casa natale di via Lomellini a Genova si trasformò, per merito di Maria, in un rifugio sicuro per i perseguitati politici. Nonostante i rischi evidenti per sé e per il marito, la Drago divenne il vero “motore immobile” della Giovine Italia.
Madre e figlio, per ovvie ragioni di sicurezza, si videro pochissimo nel corso della vita, ma la loro corrispondenza rimase sempre viva, fitta e profonda. Maria gestiva instancabilmente il patrimonio familiare per sostenere economicamente il figlio, finanziando la stampa dei giornali clandestini e il sostentamento dei profughi. Soprattutto, ne sosteneva l’anima: quando i moti fallivano e lo sconforto o il dubbio assalivano Mazzini, erano le lettere della madre a esortarlo a resistere, a non abbandonare la missione.
Il legame simbiotico tra i due era così potente da superare la barriera della morte. Quando Maria si spense nel 1852, Mazzini, confinato a Londra e devastato dal dolore di non averla potuta riabbracciare, pronunciò parole che racchiudono una straordinaria transizione simbolica:
“Non ho ora sulla terra altra madre che la patria, e le sarò fedele come fu fedele a me mia madre”
In questo straziante giuramento, la figura materna si smaterializza per fondersi completamente con l’idea di nazione. Maria Drago eleva il legame filiale a simbolo di sacrificio, amore e lealtà senza condizioni: la dedizione che la madre ha avuto per il figlio diventa il modello di come il cittadino deve amare e servire la propria terra.
Questo archetipo materno e femminile accompagnerà Mazzini nella stesura del suo libro forse più famoso, I doveri dell’uomo. Nel delineare la figura della donna, Mazzini anticipa i tempi, considerandola un’eguale nella vita civile e politica, e ne descrive il ruolo con parole di altissima poesia spirituale:
L’angelo della famiglia: Definisce la donna come la “carezza della vita”, colei che addolcisce le fatiche quotidiane e rende meno amari i dolori del mondo, sottolineando che le uniche gioie pure sulla terra derivano proprio dagli affetti familiari.
Attribuisce alla madre un ruolo sacro ed educativo. Scrive infatti che “il primo bacio materno insegna al bambino l’amore”, ponendo così le basi morali e civiche per il futuro cittadino e, di conseguenza, per il progresso dell’umanità intera.
Nel tracciare il bilancio del nostro Risorgimento, è giunto il momento di restituire a Maria Giacinta Drago il posto che le spetta. Non semplice genitrice di un grande uomo, ma co-protagonista cosciente e coraggiosa di un’epopea. È nel suo rigore, nella sua biblioteca e nel suo amore incondizionato che è nata l’idea stessa di un’Italia unita e libera. A mio parere Maria Drago è stata, a tutti gli effetti, la prima Madre della nostra Patria.







