Il centro studi di Unimpresa ha diramato i costi dell’elettricità in Europa. L’Italia paga una media di 109 euro per megawattora, contro i 78 euro della Germania, i 63 della Spagna e i 58 della Francia. Il differenziale rispetto a Parigi si avvicina al 47%, rispetto a Madrid al 42%. Il divario con Berlino è più contenuto, essendo solo superiore del 28%. Tanto pagano le imprese italiane e altri paesi continentali di grandi dimensioni. Si dovrebbe pensare ad una situazione drammatica, tale per cui è inutile che ci si preoccupi dei dazi al 25 per cento. Con simili costi alla fonte, le possibilità di sopravvivenza del sistema imprenditoriale italiano, senza voler nemmeno parlare delle ricadute sulle famiglie, ha i giorni contati. Se è la competitività il tema che deve saper affrontare l’industria moderna europea, anche uno sprovveduto comprende che di questo passo il sistema italiano è spacciato.
Uno sprovveduto, per l’appunto, lo capisce, il governo no. Il governo non si accorge di niente. Per il governo, si è pronunciato la settimana scorsa lo stesso presidente del Consiglio in Senato seguito da un coro verdiano. Intonano il va tutto benissimo. Anzi, l’onorevole Meloni ha decantato gli ottimi risultati economici raggiunti, soprattutto per quello che riguarda le performance sulla produzione industriale. Questa è balzata, rullo di tamburi, ad un incredibile e brillante più 0,3 per cento. Abbiamo spezzato le reni alla Germania. Il bello ed il divertente, è che l’onorevole Meloni e tutto il governo ci credono sul serio a queste baggianate. Nemmeno c’è qualcuno a Palazzo Chigi, a cui sia venuto in mente che anche se la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili è in crescita, la transizione energetica è talmente lenta rispetto ad altri Paesi europei, che prima o poi si tirerà dietro la catena industriale nel suo complesso e tanti saluti. La Francia e persino la Spagna beneficiano di una maggiore produzione da fonti a basso costo, dall’eolico al nucleare. La Germania che, invece, le centrali le sta chiudendo, arranca. Anche l’Italia dispone dell’eolico, abbiamo piantato pale in quasi tutto il mezzogiorno. Purtroppo l’Italia non ha i venti atlantici che arrivano in Spagna ed attenzione, perché il buco nero che ha colpito la penisola iberica per 48 ore, testimonia le difficoltà di produrre energia sufficiente alle esigenze di quel paese.
Un governo degno di questo nome, che non si compiace e soprattutto non enfatizza i miseri risultati ottenuti, sarebbe già riunito di urgenza. Intanto per predisporre una riforma strutturale del mercato elettrico, che sganci il prezzo dell’energia dal costo del gas e si preoccupi di premiare gli investimenti nelle rinnovabili. Poi cercherebbe una compensazione economica per le imprese, attraverso crediti d’imposta strutturali, tagli agli oneri in bolletta e finalmente un piano nazionale per l’efficienza energetica, in grado di ridurre i costi reali. Questo per l’immediato. Per il futuro, serve un piano per il nucleare di nuova generazione, senza il quale è inutile che il presidente del Consiglio si scomodi nei question time. Abbiamo già tutte le risposte che desideriamo dalla sua inerzia.
Se si scorre con qualche attenzione la lista dei ministri, ci si accorge che poi l’attuale compagine di governo, non è proprio quella che può definirsi una novità. Meloni, Giorgetti, Crosetto, Fitto, Roccella, Santanchè, Calderoli, con la variante al Senato del presidente la Russa, era la stessa compagine fra ministri e sottosegretari del quarto governo Berlusconi. Allora il presidente del consiglio, a chi gli parlava della crisi economica imperante e dei rischi che si correvano, faceva spallucce. I ristoranti erano pieni, diceva. Ci risiamo.
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