Un cittadino italiano a cui ripugna la programmazione RAI e non ne vede un canale, paga comunque un canone annuo all’Azienda di Stato. Qualunque servizio pubblico o privato, dalla rete telefonica, al gas, all’elettricità, all’acqua, sino alla nettezza urbana, è calcolato sul consumo. La RAI no, dispone di una tariffa fissa. Articolo 13, “La libertà personale è inviolabile”, non nel caso della Rai, un cittadino la paga anche se non la vede. Quando la televisione era monopolio pubblico, avevi un televisore pagavi il canone. Con la concorrenza, e uno sviluppo tecnologico tale per cui puoi avere la televisione anche solo per vederti il campionato di baseball negli Stati uniti d’America, lo stesso.
Persino i bambini a scuola possono decidere se seguire l’ora di religione o esserne esentati, nessuno e di nessuna età può esimersi dalla televisione di Stato, la quale da una rete è passata a due, poi a tre e oggi non siamo più nemmeno in grado di contarle tante sono e vi è pure la radio.
Il fu ministro dell’Economia Saccomanni, governo Letta anno di grazia 2014, alle prese bontà sua, con la necessità di ridurre i costi dello Stato, disse che serviva un piano per privatizzare la Rai. Una proposta che il Pri avanzò, nel lontano 1987, governo De Mita. Saccomanni dopo quella uscita non parlò più con la stampa fino alle dimissioni. Nessun ministro dell’Economia successivo si è più posto il problema. La Rai produce tre telegiornali fotocopia su tre reti diverse, va benissimo così. Accorpare le redazioni in un unico programma di informazione? Mica siamo matti.
Una volta bisognava soddisfare gli appetiti dei principali partiti del paese, solo ieri Conte poteva pavoneggiarsi su tre telegiornali. Almeno con Draghi si è ristabilita una qualche dialettica. Abbiamo persino sentito un ospite di “Cartabianca” annunciare il suo disprezzo, politico vogliamo sperare, non che fosse chiarissimo, per il presidente del Consiglio. Una salutare boccata di indipendenza. Lo stesso ospite hai poi esteso il suo disprezzo in diretta al presidente della Commissione europea, al presidente degli Stati uniti d’America, al premier britannico, al Cancelliere tedesco, ad Asterix il gallo che si opponeva al pacificatore romano. Tutto pagato dai soldi dei contribuenti. Lo spettacolo per lo spettacolo, niente a che fare con l’informazione. Questo è il bello della televisione di Stato. Disponendo di un canone fisso, potrebbe benissimo essere indifferente all’audience. Invece è in competizione con le televisioni commerciali, perché raccoglie pubblicità come una qualsiasi emittente privata. Abbiamo avuto persino una lunga contesa sul tetto della pubblicità ai privati, come se fosse normale penalizzare due volte chi non dispone del canone rispetto a chi pure ce l’ha. Grazie a dio resiste ancora una vecchia tradizione di giornalismo, un qualche sentimento di decenza, per cui uno storico inviato del tg1, quale è stato, con prestigio Furio Colombo ha espresso la sua indignazione per chi usa la programmazione di Stato, senza contraddittorio, da un piedistallo per sputare sentenze.
Non abbiamo fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo, Colombo rappresenta una Rai dignitosa che pure è esistita e siamo rimasti nuovamente agghiacciati. A distanza di trent’anni dalla strage di Capaci, un altro programma di rete tre scompagina completamente le verità processuali assodate, riesumando un personaggio implicato in tanti malaffari della vita repubblicana come il neofascista Stefano delle Chiaie. Soprannominato il Caccola. La magistratura ha ordinato una perquisizione nella casa del giornalista dello scoop. Vogliamo sperare che vi siano delle fonti attendibili, tali da consentire di promuovere un simile dubbio su una memoria giù sufficientemente angosciata. Il presidente della RAI era avvisato di cosa “Report” avrebbe trasmesso in quella occasione? E quale sarebbe il suo commento? Perché pensate mai se fosse stata solo un’altra trovata da avanspettacolo e che presto si venga a sapere dell’infondatezza della rivelazione. Siamo al varietà. Un consiglio sommesso al Cda Rai. Mettete tutta la programmazione a pagamento, abolite il canone. Chi vuole vedere certa gente, la paga, come i film porno su Sky.








Perché meravigliarsi degli abusi pubblici? Non vi capisco proprio …. Abbiamo tutti i diritti fondamentali sostanzialmente abrogati…..da poteri eversivi…..non più rappresentativi degli interessi pubblici…..e voi continuate a meravigliarvi…….addirittura per i programmi televisivi….. Ipocrisia oppure assuefazione del cervello, quale manifesta patologia psichica ? Non ci salveremo. Un mazziniano ortodosso.