La possibilità che il 19 gennaio si arrivi ad una tregua a Gaza dove da oggi dovrebbe essere cessato il fuoco, si fonda su tre condizioni ottenute. La presso che totale distruzione dell’organizzazione militare di Hamas. La decapitazione del vertice di Hezbollah e della sua sconfitta sul campo. La caduta del regime siriano e la fuga precipitosa dei suoi alleati russi. II successo israeliano statunitense ha portato alla possibilità che quanto rimanga di Hamas sia disposto a liberare gli ostaggi in vita e tanto basti per svuotare i carceri israeliani di qualche migliaio di terroristi ed avviare una messa in sicurezza della popolazione di Gaza. Arrivati a questo punto, bisognerà poi vedere cosa accada. In realtà le controparti potrebbero scoprire che gli ostaggi israeliani rimasti in vita siano molto meno di quanti si sperava, così come i terroristi liberati abbiano voglia di riprendere la lotta, anche sa farebbero meglio a preoccuparsi della ricostruzione. L’emiro del Qatar nella sua conferenza ha usato spesso la parola “implementazione” per spiegare lo stato dell’arte. Più che vagheggiare scenari, bisognerà seguire gli sviluppi passo passo.
Chiaramente gli Stati uniti hanno una visione razionale del quadro politico generale, come sempre nella loro storia. Confidano che eliminate le fronde più pericolose, attestata una dimostrazione di forza distruttiva e con una disponibilità di aiuti e sostegno si possa provare a stabilizzare la Regione. Molti paesi arabi concorrono a questo quadro e l’Iran che è ha tentato il colpo è stato sconfitto in una maniera piuttosto pesante. La presente e la futura amministrazione americana hanno collaborato proficuamente per questo obiettivo e non ci sono problemi di continuità per assicurarsene gli effetti. Israele dovrebbe essere garantita dal Golan che oramai controlla serenamente e dal controllo del corridoio che collega o separa, l’Egitto da Gaza, Possibile far nascere uno Stato palestinese indipendente, governato dalle fazioni moderate? Non si può correre troppo. Nessuno può dire davvero se Fatah sia in grado di emergere dalle sue ceneri con qualche seguito, piuttosto che nasca una formazione nuova di combattenti o persino, che Hamas si rilanci.
Di certo il ridimensionamento dell’Iran è il dato più impressionante, tale che potrebbero esserci ripercussioni su quel regime. Convinti di poter distruggere Israele in un colpo solo, hanno perso la Siria e compromesso la loro posizione in Libano. C’è addirittura chi è pronto a scommettere su una possibilità di svolta del regime, tale che ci sono professori di geopolitica mediorientale pronti a parlare di “accordi di Ciro”, al posto di quelli di Abramo. Anche in questo caso meglio tenere i piedi per terra.
La nuova situazione del medio oriente mostra l’uscita di scena della Russia, e questo è un evento piuttosto clamoroso, se pensiamo che l’Unione sovietica, seppur sconfitta in Egitto, mantenne il controllo della Siria fino a lasciarla in eredità ai suoi successori. A differenza dell’attuale regime di Mosca, i sovietici avevano appreso perfettamente la lezione egiziana tale per cui si preoccupavano che la Siria fosse estremamente cauta nei confronti di Israele, tanto che era la laica Siria a contenere gli istinti bellicosi dei mullah iraniani. Questo era principalmente dovuto alla sagacia politica sovietica, il bath della famiglia Assad era una creatura loro. Tutto è cambiato con Putin che si è fatto soppiantare dal partito di Dio che ha vinto la guerra civile nel paese e consentito ai russi di restare nelle loro basi a fingere di comandare. Ora, i russi stanno tutti alla deriva nel mediterraneo sperando di poter attraccare in Libia per rientrare in partita e costretti ad un giro largo, perché se mettono in acqua una barca nel mar Nero, sette su dieci viene affondata dai droni ucraini. L’Unione sovietica, anche l’Ucraina, la teneva in pugno.
Visto i destini imponderabili dell’universo mondo, doveva crollare il capitalismo borghese, è finito il socialismo proletario, bisogna essere molto prudenti sul fatto che nell’antica Giudea si possa mai realizzare il sogno americano, Di buono c’è che quello russo è già tramontato.
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