Quali che possano essere gli accertamenti su presunte malversazioni avvenute durante il Covid e su chi ricadono le responsabilità, è affare che concerne la magistratura e la Commissione parlamentare può forse essere di aiuto su fatti che oramai risalgono a sei sette anni fa. Il punto politico della vicenda è che il governo che si assunse la gestione della pandemia a colpi di Dpcm cadde per l’implosione della sua stessa maggioranza. La valutazione che il partito repubblicano espresse sin dal marzo del 2020 con il suo segretario nazionale, Corrado Saponaro, era che occorreva un altro governo perché quello aveva già fallito. Siamo rimasti di questa idea e dalle audizioni ne abbiamo avuto la conferma.
Fra le tante dichiarazioni fatte in questi mesi di particolare interesse quella di Walter Ricciardi, all’epoca consigliere del ministro della Sanità. Ricciardi ha anche scritto un libro, un cui si riporta come fosse inutile prendere provvedimenti restrittivi dopo che il virus aveva già iniziato a diffondersi. I ritardi sulla zona rossa per Nembro ed Alzano hanno fatto storia, per non parlare dell’isolamento della Lombardia con i treni che ancora partivano pieni di gente in fuga. Forse Ricciardi avrebbe dovuto far presente questa sua valutazione al governo ieri e non alla Commissione parlamentare oggi. Se l’avesse fatto ed il governo avesse ignorato un simile parere, quando i casi continuavano ad aumentare nonostante tutte le misure prese, effettivamente ci sarebbe una responsabilità politica grave del governo e magari un rilievo penale. Perché non appare chiaro, preoccupati dalle commesse delle mascherine o dei banchi a rotelle, come mai l’Italia prese le misure del Giappone e il Giappone ebbe ottomila morti, mentre l’Italia centomila nello stesso lasso di tempo. Anche il presidente Conte che continua imperterrito a vantare di avere introdotto un modello valido per l’Europa, potrebbe avere almeno un dubbio. Non sappiamo esattamente come si è comportata la Bulgaria. In Germania il cancelliere Merkel invitava la gente a osservare determinate regole di prudenza. Poi erano i Land a decidere cosa fare in concreto. In molte città della Germania nessuno ha subito particolari restrizioni, così come in Francia non si è mai fermato il terziario, i cantieri lavoravano regolarmente, le botteghe degli artigiani erano aperte. Qui da noi manco si poteva più andare dal barbiere. Quello che il presidente Conte ha diffuso in Europa è stato il panico.
Il commissario straordinario Arcuri ha giustificato quella stagione denunciando la maggior emergenza italiana del dopoguerra. Se Arcuri ha ragione, allora l’errore del governo da politico si fa costituzionale. Un governo di risulta che non aveva vinto le elezioni e che come si è visto presto non era più maggioranza nel paese, doveva dimettersi immediatamente per consentirne uno parlamentare in grado di governare l’emergenza. Questo fu il governo Draghi che riaperse il Parlamento e poi il paese. Con il governo Draghi si è usciti dalla crisi, in cui si era sprofondati con quello Conte. Eventualmente la tesi delle circostanze vale per le misure di Draghi, non per quelle, completamente inutili di Conte. Il governo Conte voleva chiudere le zone della movida quando morivano le suore di clausura nei conventi. Di sicuro non ci capiva niente e amen.
Che poi il parlamento abbia sentito il bisogno di fare un’inchiesta su cosa sia effettivamente successo, dovrebbe essere considerato un dovere e non un affronto di lesa maestà. Ministri di allora, noti per aver rimosso orgogliosamente i tavolini all’aperto dei bar calabresi, se ne sono usciti con il grido del plotone di esecuzione. Magari non un qualsiasi conte, ma il Duca di Enghien si trovò davvero di fronte ad un plotone di esecuzione. Non si lamentò nemmeno vedendo il fossato che l’aspettava. Un po’ di compostezza da parte di politici tanto vanitosi ed improvvisati, non guasterebbe.
pubblico dominio







