Piergiorgio Vasi di Ravenna ci ha inviato il seguente intervento per il dibattito precongressuale
L’orgoglio della ragione: la via repubblicana tra rigore, Europa e Libertà
Il dibattito precongressuale del Partito Repubblicano Italiano non è una semplice scadenza burocratica, ma un dovere morale e politico. In un momento storico di profonda confusione identitaria, in cui la politica italiana oscilla tra populismi di ritorno e velleità demagogiche, l’Edera ha il compito di offrire al Paese una bussola di serietà, concretezza e coraggio ideale.
Una collocazione europea chiara: la famiglia liberal-democratica
Per il PRI l’Europa non è un vincolo esterno, ma la nostra stessa patria ideale. Nel panorama politico continentale, la nostra collocazione non può che essere chiara, lineare e indiscutibile all’interno della grande famiglia liberal-democratica europea. È lì, nell’alveo del pensiero che coniuga libertà individuale, responsabilità e progresso sociale, che risiede l’unica alternativa credibile ai sovranismi distruttivi di destra e ai massimalismi di sinistra.
A livello nazionale, questa identità si traduce in un ruolo centrale e autonomo nell’area centrista. A mio parere è strategicamente auspicabile che il Congresso approvi il rifiuto fermo di qualsiasi arruolamento preconcetto:
- Non possiamo sposare le tesi di una “coalizione larga” o forse sarebbe meglio dire di una accozzaglia di centrosinistra, spesso ostaggio di veti assistenziali e nostalgie stataliste e massimalismi ambientalisti.
- Né possiamo confonderci con lo statalismo centralista della destra di governo, priva di una reale cultura di mercato e spesso incline a pulsioni corporative e nazionaliste.
I repubblicani non possono cercare alleanze di comodo, ma convergenze programmatiche sui fatti.
La serietà dei conti: rigore finanziario e spesa pubblica
Non c’è libertà senza responsabilità finanziaria. Un Paese schiacciato dal debito pubblico è un Paese che ipoteca il futuro dei propri figli. Il PRI ha sempre posto come pilastro del proprio programma un severo rigore nella gestione della spesa pubblica.
È tempo di finirla con la politica dei bonus e della spesa improduttiva, del sostegno a settori senza futuro, delle lotte per andare in pensione il prima possibile riversando sulle cassecdeelo stato l’incapacità di certe imprese di riempie fare ie proprie forze lavoro reinventando il ruolo delle aziende Ogni euro pubblico speso deve essere un investimento sul futuro, non una mancia elettorale. È pertanto necessario essere chiari nel sostenere con convinzione i principi del libero mercato, in cui lo Stato non deve farsi imprenditore o pianificatore onnipotente. Il ruolo dello Stato deve essere sussidiario: deve intervenire solo ed esclusivamente per correggere le forti diseguaglianze nei punti di partenza, garantendo a tutti i cittadini le medesime opportunità di farsi strada nella vita grazie al proprio merito.o tendo un ruolo primario nei settori dei servizi essenziali quali la difesa o da ultimo le comunicazioni dato il grande ruolo strategico anche di difesa che i nuovi sistemi comunicativi informatici stanno rivestendo
Ucraina, autodeterminazione e la svolta sul riarmo europeo
Sul piano internazionale, la nostra posizione non può ammettere tentennamenti o ambiguità pacifiste di facciata. È necessario continuare a sostenere con forza il principio cardine dell’autodeterminazione dei popoli. Davanti all’inverosimile, brutale e ingiustificabile attacco della Russia all’Ucraina, il PRI non può non ribadire la propria totale adesione alla causa della resistenza ucraina, che è la difesa dei confini del mondo libero e del diritto internazionale.
La difesa della libertà richiede però una riflessione seria e pragmatica sulla sicurezza comune. Certamente va sostenuta la necessità storica di un riarmo europeo, che non può più essere rimandato. Tuttavia, va rifiutata la logica puramente numerica ed elettorale dell’automatismo della spesa (come il dogma americano del 5% del PIL investito a prescindere).
Il riarmo europeo invece dovrebbe basarsi sull’individuazione di una necessità strategica precisa e su un reale coordinamento delle esigenze di difesa europee e globali. Solo una volta definiti i fabbisogni comuni, la spesa militare complessiva andrà suddivisa in proporzione al PIL dei singoli Stati membri. Meno sprechi nazionali frammentati, più integrazione bellica e tecnologica europea.
Il contrasto agli integralismi e il sostegno alle ragioni di Israele
Un richiamo storico straordinario e quanto mai opportuno. La vicinanza del PRI allo Stato di Israele non è una postura geopolitica dell’ultima ora, ma una scelta di civiltà che affonda le radici nella nostra storia migliore.
La difesa dei valori repubblicani e laici ci impone una condanna senza riserve di ogni forma di integralismo religioso che si fa politica e pretende di farsi Stato. Questa deriva teocratica e totalitaria trova la sua massima e più pericolosa espressione nel Medio Oriente. In questo contesto, il PRI dovrebbe ribadire con coraggio e con forza il proprio sostegno alle ragioni storiche e democratiche di sopravvivenza dello Stato di Israele.
La nostra non è una scelta di comodo, ma una coerenza storica profonda. È bene ricordare con orgoglio, proprio in questo dibattito precongressuale, che fu proprio dalle file del Partito Repubblicano e del fecondo mondo liberal-democratico milanese che nacque l’Associazione Italia-Israele. Un legame indissolubile fondato sulla comune difesa della democrazia, della libertà e dei diritti civili.
Nessuno nega che nell’ambito del terribile conflitto in corso si possano condannare certi atti estremi o condotte belliche del governo israeliano. Ma non si può e non si deve in alcun modo cedere all’ipocrisia di negare la realtà di fondo: Israele si trova a combattere per la propria esistenza contro organizzazioni terroristiche come Hamas e Hezbollah, interamente finanziate e armate dal regime teocratico dell’Iran. Entrambe queste formazioni hanno come scopo principale, scritto nero su bianco nei rispettivi statuti, l’annientamento dello Stato ebraico e la cancellazione della sua popolazione.
Finché non verrà meno questa minaccia esistenziale e finché queste formazioni non saranno disposte a rinunciare alla violenza e ad aprirsi a un reale dialogo politico, immaginare una pace duratura in quell’area è semplicemente impossibile.
C’è una distinzione morale e politica che l’Occidente deve avere il coraggio di tracciare: è umano e legittimo essere sensibili alle sofferenze delle popolazioni civili, a partire dalle ragioni dei palestinesi e dei libanesi che subiscono il dramma della guerra, e che il mondo libero dovrebbe sentire l’obbligo di sostenere attraverso una ricostruzione seria e democratica della società civile . Tuttavia, è politicamente indifendibile e moralmente impossibile tutelare queste ragioni facendosi scudo o sostenendo le tesi di partiti-milizia come Hamas o Hezbollah, il cui unico obiettivo è il terrore e la distruzione della sola democrazia del Medio Oriente. Per i repubblicani, la solidarietà ai popoli non può mai tradursi in tolleranza verso il fanatismo teocratico.
Scuola e formazione: arginare il declino generazionale
La vera emergenza nazionale è quella educativa. Gli esiti impietosi delle ultime prove di valutazione scolastica parlano chiaro: siamo di fronte a una preoccupante decadenza del livello di apprendimento delle giovani generazioni.
La scuola pubblica deve tornare a essere il principale ascensore sociale del Paese. Per farlo, serve una svolta radicale ovvero linee poliche che impongano un aggiornamento didattico e una formazione seria del corpo docente: Gli insegnanti devono essere valorizzati socialmente ed economicamente, ma anche formati in modo continuo e rigoroso per rispondere alle sfide della modernità.
Occorre, dunque, rimettere al centro della didattica la profondità dell’apprendimento, superando logiche burocratiche e permissive che hanno impoverito la preparazione dei ragazzi.
Artigianato, commercio e agricoltura: il ricambio generazionale passa dall’apprendistato
Un’attenzione altrettanto rigorosa deve essere dedicata ai settori che costituiscono l’ossatura economica del nostro territorio: l’artigianato, il commercio e il settore primario (agricoltura).
Questi comparti rischiano il collasso per mancanza di ricambio generazionale. Per scongiurare questo declino, occorre investire massicciamente sugli aspetti formativi, individuando nell’apprendistato il ganglo fondamentale della formazione professionale dei giovani.
L’apprendistato non deve essere visto come un ripiego o come manodopera a basso costo, ma come una vera e propria scuola dei mestieri, un percorso d’eccellenza che unisce il sapere teorico al saper fare pratico. Solo con una forte sinergia tra scuola, bottega e impresa agricola potremo dare un futuro produttivo ai nostri giovani e salvare il patrimonio di competenze che rende grande l’Italia nel mondo.
La sfida della nuova legge elettorale: rappresentanza e politica delle alleanze
Il cammino del nostro dibattito precongressuale non può eludere infine l’analisi della nuova realtà istituzionale delineata dalla riforma elettorale appena approvata. Le nuove regole del gioco, pur ridisegnando gli equilibri del consenso, impongono al Partito Repubblicano Italiano un bagno di sano realismo politico. Se vogliamo evitare l’irrilevanza e garantire che le nostre storiche battaglie trovino interpreti e difensori tra i banchi del Parlamento, non possiamo sottrarci a un confronto serio e maturo sul tema delle alleanze elettorali.
Pertanto, è assolutamente necessario avviare un dialogo costruttivo con quei partiti che si pongono con chiarezza nell’area di centro, quali il Partito Liberal Democratico, Azione, e cercare di strappare al centro sinistra Italia Viva, e +Europa , e al centrodestra Forza Italia e Noi Moderati. L’obiettivo prioritario deve essere quello di superare i personalismi per dare vita a una vera e importante coalizione di centro. Solo unendo queste forze potremo strutturare un polo alternativo e competitivo, capace di giocare un ruolo fondamentale per l’affermazione delle idee dei moderati, dei liberal-democratici e dei riformisti, restituendo al Paese una proposta di governo seria, pragmatica e ancorata ai valori della responsabilità e dello sviluppo.
La via dell’Edera è oggi, come sempre, quella della ragione, del dovere e del coraggio. Se al Congresso si discuterà anche di queste idee, senza preconcetti o giochi di potere con la certezza che l’Italia abbia ancora bisogno di una voce repubblicana forte, libera e coerente, ci sarà per il PRI ancora uno spazio. Ma se la logica che prevarrà sarà quella di non prendere decisioni per salvare a livello locale questo o quell’assesore, spesso schierati con coalizioni opposte, allora il PRI si consegnerà definitivamente all’estinzione







