Se c’è un cittadino italiano ed europeo precursore dell’Atlantismo, quello, ahinoi, fu Italo Balbo. Hitler era appena divenuto cancelliere in Germania che il capo dello squadrismo ferrarese, organizzò la traversata atlantica. Partita il 13 luglio da Orbetello, fece tappa ad Anversa, saltando a più pari l’intera Germania. Tutta l’Europa stava con il naso per aria a vedere i trasvolatori. C’è un paradosso nel paradosso in Balbo. Il gerarca spedito all’Aereonautica, ne capisce. Il suo ministero diventa un un’eccellenza. Le sagome dei Savoia Marchetti 55, che solcano l’Atlantico, saranno quelle dei B2 americani. Il motore Isotta Fraschini è un gioiello da far invidia agli inglesi. Balbo si avvale della consulenza di Guglielmo Marconi per le trasmissioni L’Italia di Balbo è all’avanguardia dell’innovazione, non può che volare in America. Disgraziatamente si lascia alle spalle l’Italia di Mussolini, già filo tedesca.
Sei milioni di persone, sono nelle strade di Chicago ad aspettare i trasvolatori, più di quanti la città ne ospiti quotidianamente. I Lakota Sioux che annientarono il generale Custer vogliono Balbo loro capo naturale, Aquila Volante. Il colonnello Eisenhower che lo scorterà alla tribù, ne resterà impressionato, come gli ufficiali inglesi che lo incontreranno in Africa. Mussolini avrà la bella pensata di spedire il suo unico ministro che capisce di tecnologia e di politica, in Libia. A New York sarà il delirio, la Città è paralizzata per la sfilata che dura ore. Roosevelt è preoccupato che Balbo gli chieda la cittadinanza americana. Sarebbe un osso duro mai volesse candidarsi alla presidenza.
Balbo doveva avere un punto debole, credeva davvero in Mussolini, quali dissidi avesse avuto, non era un opportunista. Altrimenti non se ne sarebbe uscito dopo l’ingresso ad Addis Abeba dicendogli che adesso era il momento di ripristinare le elezioni. Balbo era pur sempre cresciuto nel partito repubblicano. Considerava la dittatura una fase temporanea.
Mussolini uccise Amendola, Matteotti e pure Balbo, nessuno per suo ordine diretto, tutti per le sue scelte. Balbo era filosemita, antitedesco, atlantista, e pure sottoposto al suo dovere di fascista. L’abbattimento a Tobruk fu una tragedia. Non era più lui a sovrintendere gli aspetti delle comunicazioni dell’aereonautica. Si è molto discusso delle pagine strappate del diario di Balbo, mai recuperate. Difficile che Balbo volesse diventare il De Gaulle italiano, per lo meno nel 1940. Del resto c’è chi ne è convinto. Anche questa non è più che una suggestione. Tanto era livido il Duce a doverlo aspettare sul molo di Fiumicino che a Balbo sarebbe convenuto subito mollarlo, prima che quello affondasse lui. Un po’ la storia di tutti gli italiani, che farebbero bene a capire i pregi di Balbo invece di lamentarsi dei difetti.
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