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Due Rivoluzioni, due Repubbliche

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
4 Luglio 2026
in L'editoriale
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Tra il 4 luglio del 1776, giorno della dichiarazione di indipendenza statunitense e il 14 luglio del 1789, caduta della Bastiglia, corrono tredici anni e dieci giorni. Per quanto la Rivoluzione americana avesse scosso la Francia e si possano trovare analogie, i risultati furono completamente diversi. Una cosa è la lotta di indipendenza coloniale, un’altra la crisi di una potenza imperiale. Il fondatore della dottrina “l’America agli americani”, James Monroe, nel 1794 era ambasciatore a Parigi. Stralunato, scrisse a George Washington che i francesi dovevano essere pazzi. Perseguitavano i loro aristocratici. Per gli americani, gli aristocratici francesi, come il marchese di Lafayette appena riparato in Austria, erano eroi che li avevano aiutati a cacciare gli inglesi. Nel 1794 i rapporti fra i nuovi Stati Uniti e la Francia repubblicana nata nel 1792, erano già sul punto di incrinarsi.

Se sono così diverse fra loro due repubbliche nate a pochi anni di distanza, figurarsi le differenza fra le Repubbliche antiche e quelle moderne. Sia l’America che la Francia guardano ai greci e ai romani, eppure i modelli non sono nemmeno comparabili. La Repubblica ateniese nasce per anestetizzare la lotta fra i nobili. Solone stabilisce le leggi della convivenza fra le principali famiglie di Atene, quella Repubblica è il frutto di un compromesso. In America come poi in Francia, la Repubblica si fonda su una guerra di liberazione. La Repubblica ateniese, quella spartana, come quella romana, sarà felicemente elitaria. La repubblica americana non ha steccati sociali, mentre quella francese, vorrebbe abbatterli. La schiavitù su cui si reggevano Atene, Sparta e Roma, verrà messa in discussione sino alla guerra civile in America e persino abolita in Francia.

L’idea di una continuità repubblicana che si espande nella storia per più di duemila anni è una suggestione fascinosa priva di sostanza politica. Non somiglia alla Repubblica francese nemmeno quella inglese del 1653. La Repubblica in Inghilterra viene istituita su un fondamento religioso che la Francia rivoluzionaria tenta di superare completamente. Robespierre che lo vorrebbe instaurare, si rovina con le sue mani.

Ancora più inutile cercare dei collegamenti con le esperienze repubblicane del rinascimento italiano, che riproducono più o meno i problemi inerenti alle città Stato dell’antica Grecia. Solo i numeri cambiano tutto. Un conto è la forma repubblicana di un governo su duecento mila uomini, un altro completamente diverso quello che concerne una ventina di milioni. Rousseau che era repubblicano convintamente, mai avrebbe voluto la Repubblica in Francia proprio per le dimensioni della popolazione di quel paese. Appena gli sembrava possibile la Repubblica in Polonia con tre milioni di abitanti. La Repubblica, secondo Rousseau, necessitava di radunare l’intero popolo nel cortile consolare sotto una quercia. L’hebertista Gouffroy riteneva che in Francia bastassero cinque milioni di abitanti. Gli altri 15 milioni sarebbero stati buoni per la ghigliottina. Questo quando i repubblicani americani volevano aumentare la loro cittadinanza il più in fretta possibile.

La Repubblica francese si evolve centralisticamente, i girondini vengono eliminati da sostenitori del federalismo, che in America è alla base del sistema politico rivoluzionario. Lincoln vuole centralizzarlo e, caso strano, viene assassinato. L’omicidio di Lincoln presenta aspetti più controversi di quello di Kennedy. Nixon che ambiva agli stessi poteri, venne comunque tolto di mezzo e Trump si trova nella stessa situazione. L’America non ama un uomo solo al comando, anche se è disposta ad accettarlo per qualche tempo. In questo c’è una reminiscenza dell’Antica Repubblica Romana che accettava la dittatura per un periodo limitato. Cincinnato che torna all’aratro, era amato. Cesare che voleva imporsi al senato, venne pugnalato. In Europa non c’è questa memoria. Machiavelli consente tutto al principe, tranne che farsi da parte. Non c’è un limite temporale al suo dominio che pure la forma repubblicana contemporanea richiede ed impone. La Repubblica è un dominio eccome, altrimenti non interesserebbe a nessuno. A Venezia la Repubblica è dispotica come un sultanato ottomano, il governo non ha opposizione. In America e in Francia i suoi capi devono potersi avvicendare e durante il loro mandato, venir contrastati.

L’America 250 anni dopo, con la sua Corte suprema, la sua stampa, la Federal Reserve, il Congresso che cambia ogni due anni, da più garanzie repubblicane dei paesi europei. Trump finirà con l’accorgersene, anche perché per il duecentocinquantenario, un presidente dovrebbe saper superare se stesso. Donald è rimasto il miliardario spaccone di 40 anni fa.

pubblico dominio

Tags: LafayetteMachiavelli
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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