Fa un certo effetto pensare che Putin stia li a contendersi le rovine di Povrovsk, quando un leader siriano viene ricevuto alla Casa Bianca. Il vecchio Kissinger fosse ancora vivo, non ci crederebbe. I cosacchi fanno la guerra fra di loro e la Siria segue l’Egitto dopo cinquant’anni buoni, ovvero quando nessuno ci credeva più. Meno male che l’Occidente è al tramonto. Non è mai stato tanto potente.
Nei suoi anni da segretario di Stato la spola con Damasco era per Kissinger peggio di quella con Hanoi. Cortei interminabili di auto, percorsi deviati, stanze anguste senza aria in cui dover lavorare, e poi pranzi ufficiali noiosi con cibo pesante ed interminabili. La Siria era un autentico calvario. Probabile che Hafez el Asad avrebbe voluto saltare già il fosso da allora, come Sadat del resto, soltanto che non poteva farlo. Il suo partito, il bath siriano era troppo legato al partito comunista sovietico per riuscire a scaricarlo anche se fosse riuscito a liberarsi di tutti i vincoli economici e militari con i russi. Poi l’Egitto era già una grande nazione, la Siria invece era perennemente mortificata. Asad non era un sostenitore della causa palestinese. Asad sognava la Grande Siria, che travolta Israele avrebbe annesso tutti i territori che le spettavano e che l’Inghilterra le aveva sottratto. Ora che Israele aveva piegato Egitto e Giordania, era chiuso nel suo dolore. Si era fatto persino un movimento di liberazione per la Palestina personale, lo Flp – Comando Generale, che doveva far fuori quel cane di Arafat il prima possibile. Allora nessuno discuteva di Gaza. Il problema era Quneitra sotto il Golan e l’esercito di Israele a quattro ore da Damasco.
La Siria sarebbe divenuto un burattino di Mosca ed un burattino importante nel momento in cui l’Unione sovietica non solo non contava più niente presso le altre nazioni arabe, ma in meno di vent’anni avrebbe perso anche il controllo su quelle europee. La Siria avrebbe offerto all’Urss l’unica base operativa nel mediterraneo che un genio della geopolitica come Prigozhim avrebbe saputo trasformare nel trampolino di lancio per penetrare in Africa. Più di quanto avesse fatto in termini di territorio persino Pietro il grande. Ora che Putin prenderà Povrovsk ha perso Tartuss. E cosa se ne fa di Povrosk? Senza una base nel mediterraneo, anche tutta la conquista del mar nero, in cui Putin tra l’altro non riesce più a far navigare manco un sottomarino, sarebbe inutile. A Putin resta il baltico, con la particolarità che finlandesi e tedeschi insieme hanno già battuto i russi e senza bisogno nemmeno dei polacchi e degli svedesi. Putin potrebbe vedersi strappare Kaliningrad, che poi sarebbe sempre stata tedesca.
Si capisce che i russi siano nervosi al punto di indignarsi per chi si fa un tatuaggio sul braccio. I simboli mafiosi a Mosca sono tutti leciti, queli del nazionalismo ucraino no, eppure il tridente di Kyiv deriva dal medio evo. Questo che da fastidio, Kyiv e più antica ed occidentale di Mosca, una citta asiatica. Come piaceva ai russi vivere all’occidentale, basta leggere il conte Tolstoj per saperlo. Erano le idee dell’occidente che non piacevano, tranne una, domani, quella fascista. Radek che in Germania era un agente russo, lodava l’antisemitismo hitleriano come un esempio di primordiale lotta di classe. Stalin si alleò con Hitler nel 1939, quando il presidente ucraino Petljura era morto nel 1926 a Parigi, tra l’altro. Il famigerato Bandera che in effetti si era rivolto al Fuhrer personalmente, venne incarcerato in Germania nel 1941 e sarebbe stato liberato dagli alleati. Certo i nazionalisti ucraini dopo aver visto i russi speravano nei nazisti, solo che i nazisti li arrestarono. I collaborazionisti con il regime di occupazione nemmeno in Francia erano nazionalisti, erano socialisti. Mitterand stava in ufficio a Vichy, Le Pen, alla macchia. Se si pensa a quei tempi l’Occidente sta davvero meglio, soprattutto rispetto a come ora sta la Russia che conta i suoi morti a Povrovsk, Ucraina, il cortile di casa.
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