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Fantasmi coreani

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
23 Ottobre 2025
in L'editoriale
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Se non si fosse trovata una formula per siglare la tregua ancora in corso fra le due Coree, sarebbe stato estremamente difficile capire chi l’avrebbe avuta vinta e soprattutto in che tempi, con che costi. Nel momento nel quale la Cina decise di sostenere i comunisti del nord, un ufficiale dello Stato maggiore propose a Truman l’uso dell’atomica. Truman rimosse quel generale rispedendolo ai reparti. Questo per capire lo spirito che anima il governo americano. I cinesi non avevano attaccato basi statunitensi nel Pacifico, erano stati buon alleati contro il Giappone. Mentre i sovietici, da parte loro, erano ben contenti di porre fine al conflitto. Con Stalin morto da pochissimi mesi, avevano altri problemi di cui occuparsi.

I timori sollevati in Italia ed in occidente sui rischi di una guerra atomica causa il protrarsi del conflitto in Ucraina mancano della sufficiente considerazione storiografica dello scenario coreano. Gli accordi di riduzione dell’armamento nucleare, siglati da Stati Uniti e Unione sovietica che ne seguirono, non furono mai guidati dalla logica di uno scontro fra le due potenze. Già la crisi di Cuba fu indicativa a riguardo. L’Unione sovietica era solo preoccupata di una reazione statunitense in caso di attacco atomico alla Cina. La Cina era il bersaglio eventuale della Russia che mai ha pensato di colpire l’occidente. I sovietici sapevano di non poter competere tecnologicamente già dagli anni di Krusciov, il quale, appena si rese conto del ginepraio in cui si era infilato armando Fidel Castro. innestò la retromarcia automatica. Chiunque si procuri la documentazione relativa al trattato Salt si rende conto facilmente della posta in gioco. L’America aveva usato l’atomica per piegare il Giappone e non voleva replicare quell’esperienza. La stessa parsimonia di missili a lungo raggio riforniti all’Ucraina, tenuta finora, conferma una tendenza. Quanto alla Russia, certo non può far esplodere una atomica al suo confine. Ne sarebbe investita essa stessa dalle radiazioni, come ai tempi di Chernobyl. Sparare cento missili al giorno contro l’Ucraina basta e avanza. Invece, passati più di tre anni ancora no.

Disgraziatamente un piano di tregua sul modello coreano, l’America lo sostiene da prima del conflitto con Kissinger, non è applicabile. La situazione in Ucraina presenta caratteristiche completamente diverse rispetto alla Corea. Innanzitutto per l’America la guerra in Ucraina non è solo una guerra civile è anche una guerra di secessione. La ragione della tanta condiscendenza verso la Russia, non con Trump, con Obama, che non ha battuto ciglio davanti all’aggressione in Crimea. Biden, invece, voleva che Zelenskj facesse fagotto. Poi l’America è sempre l’America, ti aiuta volentieri, e bada ai suoi interessi.

Il principale interesse di Trump in questa vicenda era la pace promessa in campagna elettorale, senza doversi preoccupare molto delle cause profonde del conflitto. Quando Putin gli spiega che bisogna rimuovere proprio quelle, Trump si addormenta. Il villaggio di Povrosk è fondamentale solo per chi vi entra in possesso. I cittadini americani, come quasi quelli di tutto il resto del mondo, nemmeno sanno dove sia Povrosk.

I sovietici erano pur sempre dotati di un certo realismo della scuola marxista. Breznev non avrebbe mai impiegato centomila uomini per prendere Povrosk, dopo tre anni. Con 250 mila prese tutta la Cecoslovacchia in tre giorni. Putin, dell’Unione sovietica ha ereditato e migliorato il sistema poliziesco. Per il resto è tornato al misticismo della grande invincibile e santa Russia. Trump non voleva dare i Tomahawk a Zelensky perché quello te li lancia dritti su Mosca. L’ammissione di aver fallito tutti gli intenti di pace. In compenso, ora Trump ha autorizzato l’utilizzo degli storm shadow britannici a colpire in profondità la Russia. Fino a ieri gli ucraini usavano solo droni che sono lenti e poco potenti. Quello che ha fatto saltare per area gli impianti militari di Bryansk, 350 chilometri da Mosca, è stato invece un missile inglese. Sufficiente a dimostrare come la contraerea russa sia un colabrodo. Se continua, chi vincerà la guerra in Ucraina, si comprenderà facilmente. Soprattutto lo capiranno i russi che dovevano cenare nei ristoranti di Kyiv la sera dell’invasione. Igor, come si mangia qui? Ho il carro armato parcheggiato all’angolo.

licenza pixabay

Tags: TrumanTrump
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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