Nella storia della Repubblica italiana niente e nessuno può escludere che vi siano stati dei consiglieri del Quirinale intenti nelle elucubrazioni più recondite, senza necessariamente che queste siano state mai portate all’attenzione del Capo dello Stato. Così come può essere che esasperato dalla condotta discutibile di un qualche governo un consigliere abbia sbottato in privato che bisognasse liberarsene al più presto. Considerata la durata di determinati esecutivi, tutto è possibile, senza che questo abbia necessariamente implicato il Capo dello Stato. In parole semplici, che ciascuno possa comprendere, un consigliere è libero di pensare e dire quello che preferisce, come il Capo dello Stato di ignorarlo.
Per quanto possa essere interessante la cronaca di un autorevole quotidiano in cui vengano riportate le suggestioni espresse da un consigliere del Quirinale, il passo successivo sarebbe quello di venire a conoscenza della reazione del Capo dello Stato. Nel caso della caduta del terzo governo Rumor, a pochi mesi del suo insediamento, si potrebbe benissimo immaginare un consigliere di Saragat pronto a sostenere un nuovo presidente del Consiglio. A pensarci bene, vi sarebbero gli elementi per sospettare che in effetti lo stesso Saragat fosse stato convinto della necessità di silurare l’onorevole Rumor per l’onorevole Colombo. Questo è un fatto avvenuto. Se invece un consigliere del presidente Mattarella si fosse pronunciato per aggiornare l’attuale governo in carica, occorrerebbe per lo meno sapere se il presidente Mattarella intendesse svolgere delle consultazioni, anche informali, prima di dare un qualche credito all’influenza del suo consigliere che magari parla a vanvera. Altrimenti si presume di intervenire sulla funzione di un consigliere del Quirinale, magari impegnato soltanto a disegnare scenari ipotetici che non ha nessuna intenzione di esprimere pubblicamente. A questo servono i consiglieri, non sono portavoce.
Se poi il governo Meloni, o il partito di Fratelli d’Italia, coltivasse timori di un complotto ai suoi danni da parte del vertice dello Stato, sarebbe del tutto inutile chiedere smentite a chicchessia. Meglio affidarsi ad una polizia segreta che indaghi su trame oscure per prevenirle. Dopo di che al governo resterebbe solo la richiesta di impeachment per ottenere le dimissioni del Capo dello Stato. Prima della crisi del governo, avremmo il bel risultato della crisi delle istituzioni repubblicane.
La cosa migliore da credere è che il capogruppo del partito di maggioranza relativa, presa la parola in Aula alla Camera per chiedere smentite e chiarimenti da parte del Colle, non si sia reso conto di cosa stesse dicendo. Da qui anche la nota ancora pietosa del Quirinale per cui l’episodio è stato liquidato come semplicemente ridicolo. Eppure questo autorizzerebbe qualsiasi cittadino, consigliere o meno, a chiedere al più presto la formazione di una nuova maggioranza e l’insediamento di un nuovo governo. Più che un colpo di mano, una necessaria misura di salute pubblica. Disgraziatamente il capo dello Stato non dispone di simili poteri nemmeno a volerli e per definizione costituzionale è irresponsabile, figurarsi i suoi consiglieri. Il governo invece dovrebbe essere responsabile eccome, i capogruppo dei partiti alle Camere altrettanto. Davvero oggi non pare.
galleria della presidenza del consiglio dei ministri






