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La Russia, l’Ucraina, il destino europeo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
7 Settembre 2023
in L'editoriale
1
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L’Unione sovietica dal 1945 fino alla morte di Stalin armava tutto il blocco comunista. Con Crusciov e poi Breznev limitò l’assistenza militare ma ancora supportò l’esercito del nord Vietnam fino alle fine della guerra. Più di trent’anni buoni da grande potenza mondiale che la portarono a schiantarsi in Afghanistan. L’Afghanistan, non fu un ritiro per la Russia comunista, fu una disfatta dovuta alle armi americane, in pratica dei lanciamissili a braccio, sufficienti a far tornare i pastun a Kabul. I russi persero 30 mila uomini, praticamente quasi tutti negli ultimi due anni. Questo bastò per convincerli che non si poteva più competere con la tecnologia occidentale. Tempo venti anni di regime putiniano, duecentomila morti in Ucraina e la Russia invece di ritirarsi preferisce chiedere armi alla Corea del Nord, un ex satellite della Cina. Non bastasse, l’Armenia vuole l’alleanza con l’America, mentre l’Ucraina. il cortile di casa di Mosca, non si è ancora sottomessa. Tanto basterebbe perché un dirigente della vecchia Unione sovietica si piantasse un proiettile in testa. Putin non lo fa solo perché ha costruito una rete di difesa personale di 200 mila persone. Questo gli assicura che prima che a lui un proiettile sarà destinato a chiunque gli si oppone. La lunghezza della lista dei deceduti è diventata inquietante ed oramai potrebbe aver varcato il confine dei suoi sodali più stretti, fosse vero che è morto persino Prigozhin.

D’altra parte la controffensiva ucraina non è stata un’idea brillante. Un esercito come quello ucraino che praticamente si è allestito ed organizzato durante la guerra non ha le forze per attaccare con successo l’esercito russo che si è costituito da prima di Pietro il Grande. Per quanto i russi siano allo sbando, Cuba lamenta che sono arrivati ad arruolare loro cittadini con l’inganno, dispone pur sempre di un arsenale e di competenze che gli ucraini non possono eguagliare sul piano offensivo. Soprattutto gli ucraini non dispongono dell’aviazione e come si è visto proprio per l’invasione russa che non ha potuto impiegare la sua, senza aviazione in guerra non si va da nessuna parte. In Ucraina si trascina un conflitto sulle modalità del primo mondiale. Se l’occidente non decide per il supporto aereo, potrebbe continuare anche altri 10 anni, o per lo meno fino a quando i russi non eliminano Putin. Scelta non facile per la Russia che ha sempre vissuto sulla possibilità di sfruttare le risorse della confederazione risparmiando le proprie e che adesso si trova a mal partito. In linea di massima, per quanto sia difficile immaginare qualcuno peggio di Putin, è possibile che emerga un leader persino più estremista. Putin era il cocco della diplomazia liberal statunitense della fine degli anni ’90 del secolo scorso. Clinton fu lo sponsor di Putin, tanto che Obama gli ha lasciato prendere la Crimea senza muovere nemmeno una corvetta.

Il prolungamento ulteriore della guerra, non crea particolari problemi all’America o alla Cina che al contrario ne sono complessivamente immuni. I cinesi godono dell’agonia russa, mentre l’America nei primi anni di questo millennio era impegnata con intere divisioni in Iraq ed in Afghanistan. Al confronto l’Ucraina è un bel sollievo. E’ l’Europa semmai ad essere investita interamente dalla conseguenze del prolungamento del conflitto e nei termini in cui Mario Draghi ne ha parlato sull’Economist di questa settimana, ovvero, tutti i principali punti di riferimento europei andranno necessariamente ripensati. Il che significa un ritorno alle istanze particolari, agli egoismi nazionali, che per la verità da tempo, sono già affiorati. Quello che è in ballo nelle elezioni del prossimo parlamento europeo è il destino stesso dell’Europa e noi andremo a questo appuntamento con una legge elettorale che pone uno sbarramento alla partecipazione delle forze politiche a quella che è una sede di riflessione e di orientamento, non di governo. Non c’è nessun motivo di evitare la frammentazione politica del parlamento europeo,. al contrario la frammentazione era la sua principale ricchezza dal momento che poi tutte si componevano nelle grandi famiglie politiche del continente, socialisti, liberali, popolari. oggi, nonostante gli sbarramenti, il Parlamento europeo sembra una polveriera. Domani, il primo sprovveduto accende un fiammifero e sai cosa succede.

cco

Tags: DraghiPutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Angelo minguzzi says:
    3 anni ago

    E cosa succede?

    Rispondi

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