La Repubblica italiana, nella sua Costituzione, riconosce e tutela come diritti inviolabili della persona, la dignità umana, la libertà individuale e il diritto alla salute. Questi diritti sono, quindi, alla base del patto sociale dello stato democratico.
I progressi in campo scientifico e sanitario, hanno portato ad un aumento dell’aspettativa di vita e ad un significativo progresso nella cura, fino alla totale guarigione, di patologie in passato caratterizzate da un’elevatissima mortalità, soprattutto in campo cardiovascolare e oncologico. Insieme ai progressi nel campo delle terapie, si sono sviluppate tecniche e strumenti in grado di garantire supporto vitale anche in condizioni di grave compromissione funzionale degli organi vitali. Ciò ha portato con sé un problema strettamente connesso e che è esploso negli ultimi anni introducendo problematiche sia di carattere sanitario che di carattere etico. Il problema che è emerso all’attenzione dell’opinione pubblica riguarda la possibilità di supportare artificialmente una vita, resa insopportabile al paziente a causa delle sofferenze fisiche e morali, senza che si possa ragionevolmente intravedere alcun tipo di miglioramento se non di risoluzione della patologia sottostante. In sostanza, il problema emerso è l’accettazione per legge della decisione di poter porre fine ad un’esistenza di sofferenze fisiche e morali spesso insopportabili e che si protraggano proprio grazie a quei supporti tecnici e farmacologici in grado di sospendere e spostare in avanti il momento della morte, senza aggiungere speranza di cambiamento delle condizioni esistenti.
I repubblicani italiani ritengono che sia giunto il momento, come del resto già sottolineato dalla stessa Corte Costituzionale, di por mano ad un progetto di legge nazionale che possa consentire a chi lo voglia di scegliere, in libertà e autonomia, di por fine alla propria esistenza quando questa comporti insopportabile sofferenza e perdita della dignità umana in modo progressivo e irreversibile.
È indispensabile, al fine di evitare disparità di trattamento dovuto alla nefasta regionalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale – oggi sistema sanitario regionale – che tale diritto sia garantito in egual misura su tutto il territorio nazionale, senza che siano consentite regolamentazioni diverse e contraddittorie a livello regionale, e che a garantirlo siano la Aziende Sanitarie, in quanto articolazioni del SSN, formando l’assistenza e gli strumenti per la sua realizzazione.
Una morte dignitosa, il sottrarsi a sofferenze fisiche e morali indicibili in assenza di speranza, rappresentano il compimento di un servizio che, dopo avere accompagnato i cittadini per tutta le loro vita, garantendo cura e assistenza per il miglioramento delle condizioni di vita, possa anche garantirne una conclusione dignitosa, concludendone un percorso di irreversibili sofferenze e degrado.
IL PRESENTE DOCUMENTO ELABORATO CON LA COLLABORAZIONE DI :
DOTT. CESARE GRECO
DOTT. MANFREDI MONTALDI
PROF. AVV. STEFANO BARBIANI
DOTT. PIERRE ZANIN
DOTT. PIETRO CURRO’
SIG. ALDO SAMPAOLO







