L’aspetto migliore dell’intervento del presidente del Consiglio in Aula ieri pomeriggio proviene dalla sua espressa determinazione nel non voler isolare Israele di fronte a richieste forsennate di parte dell’opposizione. Questo parlando in linea teorica, perché mentre è facile rintracciare le grandi aziende italiane che intrattengono da anni rapporti commerciali con l’Iran degli ayatollah, non è chiarissimo l’impegno delle nostre imprese in Israele e meno che mai l’entità delle relazioni militari. Per lo meno il presidente del Consiglio si attiene ad una dinamica di guerra che nasce da un’aggressione alla popolazione civile di Israele. Quali ne siano poi state le conseguenze, questa dinamica tragica non può semplicemente essere rimossa nel delirio di alcune piazze e dai desiderata dei loro tristi protagonisti.
Sotto il profilo dei rapporti con la Nato, bisogna ancora riconoscere al presidente del Consiglio una logica ed una coerenza. Se si vuole un’Europa indipendente dall’America sotto un aspetto essenziale come la difesa, occorre, piaccia o meno, aumentare la spesa militare. Per questo è abbastanza sconveniente che il capo di un governo che aveva seguito la stessa impostazione, appena dismesso dal suo ruolo, divenga il campione del disarmo italiano, soprattutto in un momento delicato come l’attuale.
Per il resto, il presidente del consiglio farebbe bene a preoccuparsi più dei suoi ministri che delle opposizioni. Se avessero ragione Crosetto e Tajani nel sostenere che l’attacco americano ha esposto il mondo ad un rischio gravissimo, la penserebbero esattamente come il presidente della federazione russa Putin. Di conseguenza, il governo italiano dovrebbe ritenere l’attacco americano all’Iran un errore pericoloso, e ovviamente anche quello israeliano dal momento che Israele ed America sono alleati e hanno eseguito la stessa operazione.
Se invece il presidente del Consiglio non fosse in grado di valutare l’azione americana ed israeliana in Iran, come parrebbe ad ascoltare le sue parole, dovrebbe invitare i suoi ministri ad una maggiore circospezione. Le dichiarazioni registrate dai ministri degli Esteri e della Difesa entrano in collisione con gli Stati uniti ed indirettamente anche con Israele, altrimenti, a proposito di scienza della logica, non si capirebbe perché Israele avrebbe ragione di bombardare l’Iran e l’America torto. Cioè non si capirebbe perché l’Italia è in pace invece che in guerra.
Come scrive questo editoriale dal primo giorno, il governo non ha le idee chiare, dal che le sue proposte di moderazione, di tavolo negoziale, di due Stati sono prive di qualunque peso. Il presidente del Consiglio più che condizionata dall’influenza maligna di Trump, sembrava preoccupata dalle reazioni dell’Aula e dell’opinione pubblica che la giudica. Non una prova di grande autorevolezza per chi pretenderebbe di guidare con mano salda la nazione, tanto da citare, sic, Margaret Thatcher. La riconferma è data dal fatto che il capo del governo non abbia detto quale sia la sua intenzione nel caso di una eventuale richiesta delle basi italiane da parte dell’America. Almeno su questo il parere ad un dato momento, l’onorevole Meloni dovrà pur darlo. Facile credere che la signora Thatcher de noi altri, proprio, ancora, questo parere non ce l’abbia.
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