Il 21 aprile 1895 nasceva a Bologna il Partito Repubblicano Italiano. In un’Italia ancora monarchica, clericale e lontana dalla democrazia, la fondazione del PRI fu un atto politico e morale che anticipò il futuro della Repubblica. La sua è una storia di coerenza, libertà e pensiero riformatore, che da Giuseppe Mazzini in poi è tutt’una con quella dell’Italia unita.
Nel corso dei decenni il PRI ha scritto alcune delle pagine più nobili della politica italiana. Randolfo Pacciardi, comandante della leggendaria Brigata Garibaldi durante la guerra di Spagna, fu tra i primi a comprendere il pericolo del fascismo internazionale e a combatterlo sul campo. La sua testimonianza militante, insieme a quella di tanti repubblicani nelle file dell’antifascismo e della Resistenza, è un patrimonio indelebile della democrazia italiana.
Ugo La Malfa, figura centrale del dopoguerra, fu non solo l’artefice della politica dei redditi ma anche un convinto europeista. La sua battaglia per l’adesione dell’Italia allo SME (Sistema Monetario Europeo) anticipò la costruzione dell’Unione economica e monetaria, oggi fondamento dell’euro.
La sua voce autorevole fu sempre espressione di un’etica pubblica intransigente, di un amore autentico per le istituzioni e di una visione modernizzatrice dello Stato.
A fianco di queste figure, solo per citarne alcuni, Oronzo Reale promosse importanti riforme civili, Giovanni Conti fu pilastro dell’impegno laico, e Bruno Visentini, padre della riforma tributaria, portò competenza e rigore nella gestione economica. Alberto Ronchey, Giuseppe Galasso e Giovanni Ferrara arricchirono il dibattito con profondità culturale e spirito critico. Indimenticabile il contributo di Giovanni Spadolini, primo Presidente del Consiglio non democristiano nella storia repubblicana, espressione di un atlantismo solido e razionale, interprete di una democrazia senza aggettivi, capace di coniugare radici risorgimentali e vocazione istituzionale. Storico, intellettuale, uomo delle istituzioni, seppe incarnare l’identità repubblicana con rigore e dignità.
Il Partito Repubblicano Italiano è stato, ed è ancora oggi, un punto di riferimento per chi crede nella democrazia liberale, nella laicità dello Stato, nella giustizia sociale, nell’europeismo federalista, nel progresso scientifico e nella modernizzazione dell’Italia. È anche, forse, l’unico partito che abbia tentato — e per certi versi realizzato — una sintesi avanzata tra giustizia e libertà, tra diritti civili e responsabilità economica.
A 130 anni dalla sua nascita, il PRI continua a rappresentare un tassello essenziale per qualsiasi ipotesi credibile di Terza Via, laica, liberal-democratica, riformista ed europeista.
Senza il PRI, cioè senza la storia e i valori di cui è erede e continuatore, un autentico centrosinistra riformatore, non potrà mai esserci un’alternativa seria nel merito — non solo nei numeri — al governo della destra a trazione meloniana e sovranista.
La sua è una storia politica unica, forse irripetibile, ma ancora capace di illuminare il futuro dal momento che senza il PRI non ci sono né centrosinistra né prospettive liberaldemocratiche. Perché una sinistra democratica, italiana ed europea, non è mai nata davvero. O forse sì: si chiama Partito Repubblicano Italiano.
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