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I Chamberlain non nascono negli Stati Uniti

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
12 Dicembre 2023
in L'editoriale
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L’errore compiuto con Putin che gli ha spalancato la carriera politica. è stato commesso, in perfetta buona fede, dal partito democratico statunitense sotto la presidenza Clinton. L’America aveva avuto in tutta la sua storia un solo amico in Russia su cui poter contare, il povero Boris Eltsin. Persino Solgenitsin, a cui si era dato asilo ed ospitalità, odiava l’occidente quanto il socialismo, Putin era un collaboratore di Eltsin di una qualche capacità su cui si provò ad investire. Ad esempio Kissinger disse che era molto intelligente. L’altra scelta, sarebbe stata invadere la Russia. Vero è che già nel 1999 Putin si impose nella guerra in Cecenia con metodi brutali ed indiscriminati, tali da creare una catastrofe umanitaria. Ci furono più di 50 mila morti civili in Cecenia, senza che nessuno abbai avuto niente da ridire. Allora si nascosero le vittime, le distruzioni delle città e la persecuzioni dei civili sotto il tappeto, come in Ruanda. Nessuno osava condannare la riorganizzazione della federazione Russa nei territori che le spettavano. La verità vera è che l’indipendentismo ceceno piegato nel sangue dopo 10 anni di repressione militare è stato il precursore della tentata riconquista dell’Ucraina. Caduta Grozny, i russi hanno aggredito la Crimea, passando per la crisi fra Georgia ed Ossezia. Tutti vorrebbero fuggire dal dominio di Mosca, e Mosca, che lo sa perfettamente, usa l’esercito per impedirlo. L’America ha preferito non accorgersene fino all’arrivo di Biden. Biden ha preso Putin finalmente per le corna anche se ancora con troppa delicatezza, visto i precedenti.

Bill Clinton che non aveva elementi di valutazione sufficiente per capire chi e cosa sarebbe stato Putin. In più Clinton si ritrovò implicato suo malgrado in Somalia e nella guerra a Milosevic. Ancora peggio per Bush Jr, gettatosi in Afghanistan e in Iraq senza poter riflettere. Obama fu invece condizionato da un senso di colpa pregresso, perché sicuramente egli trattò sempre con disprezzo il suo omologo russo, comprendendo perfettamente e per primo chi fosse davvero Putin. Tuttavia Obama commise tre errori fatali tutti in un colpo solo, prima fissò la data del ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan dopo averne regolamentato l’ingaggio dei militari in modo tale da far dimettere il generale Petreus, poi l’operazione in Libia voluta da Sarkozy che costò la vita all’ambasciatore Stevens, infine la Crimea. Gli americani in generale non sono particolarmente interessati al Caucaso, per cui non è che ci si può lamentare se non sanno cosa sia Grozny. Sebastopoli invece dovrebbero saperlo bene, soprattutto ne conoscono l’importanza, Obama se l’è cavata con qualche sanzione commerciale alla Russia ed intanto autorizzava l programma nucleare iraniano che Trump fece subito saltare. Trump è principalmente un uomo d’affari di cui mai nessuno si è accorto provare un qualche interesse per la politica internazionale. Arrivato alla Casa Bianca ha seguito pedissequamente il suo predecessore curando le relazioni speciali della sua esperienza imprenditoriale. La Russia è uno dei partner privilegiati dell’azionariato Trump ed essendo Putin miliardario, ha inevitabilmente a che fare con ogni altro miliardario, tanto più se entra in politica, vedi Berlusconi. Per questo motivo suscita una certa preoccupazione l’idea che Trump stacchi tutti i potenziali rivali nei sondaggi di queste settimane, anche se il valore dei sondaggi prima che ci siano state le primarie di partito e tutto sommato anche dopo, vale un piffero. Trump è stato persino il presidente che voleva staccare la spina alla Nato. Tutte questioni che derivano da un’impostazione finanziaria di Trump, non politica. Trump è un fenomeno di costume, molto profondo della società statunitense, ma non un uomo politico. Di politico, grazie principalmente alle relazioni famigliari, Trump ha l’asse con Netanyahu. Non è Trump che ha scelto di fermare il progetto nucleare iraniano, è stato Netanyahu che non si fida dei mullah. Per questo la rottura consumata fra Putin e Netanyahu su Gaza avrà un effetto importante sulla Casa Bianca, mai tornasse Trump, Israele non ha nessuna intenzione di farsi dire cosa fare a Gaza da chi ha ammazzato 500 mila persone in due anni, senza un fondato motivo che concerni la sua esistenza. E questo persino Trump sarà in grado di capirlo.

Le due guerre che si sono aperte si rispecchiano una nell’altra, con quasi gli stessi protagonisti. Come si capisce dalla reazione delle nazioni unite, la vita degli slavi non vale quanto quella degli arabi e altrettanto si può dire per quella degli ebrei. Bisogna essere realistici i mussulmani nel mondo sono maggioranza e godono di un grandissimo riguardo. Fortuna vuole che in America, ancora la principale potenza mondiale, slavi arabi ed ebrei sono tutti cittadini con gli stessi diritti e come tali vanno tutelati. Per questa ragione chiunque sia il prossimo presidente statunitense, quale che sia la sua impostazione politica e le sue convinzioni e anche se fosse privo di entrambi, non abbandonerà né gli slavi, né gli arabi, né gli ebrei. I Chamberlain non nascono negli Stati Uniti, dove è nato invece Theodore Roosevelt. Una sella, un cavallo, una bandiera, una pistola nella fondina e via a prendere quella sporca collina.

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Tags: GutierrezPutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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