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I due partiti

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
21 Maggio 2025
in L'editoriale
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In Italia si sono formati due partiti. Nel primo vi sono coloro convinti che Trump abbia svenduto o stia per svendere, l’Ucraina a Putin, perché cleptocrate come lui. Nel secondo schiamazzano quelli per cui la Russia è invincibile. Questi due partiti hanno dunque un tratto formidabile in comune, entrambi sono convinti che Zelensky sia destinato a perdere la guerra. Accendi la televisione e ovunque c’è qualcuno, in genere colleghi giornalisti che dicono, Zelensky ha perso la guerra e lo ripetono ad ogni ora del giorno. Una svista clamorosa. Zelensky la guerra l’ha vinta e da almeno due anni.

Questi due partiti si sono formati per due errori congeniti. Il primo soffre un’opinione pubblica dominata da ex provenienti da Lotta Continua, Potere Operaio, Partito comunista, tutti che conoscono pochissimo o male, l’America. Credono, con quella mente acutissima del dottor Formigli., che nel caso migliore si tratti di una ex democrazia. Il secondo dipende dal fatto che nel paese si sono affermati, economisti, giuristi, virologi, adesso persino detective e nessuno capisce più niente di guerra. In Italia non capiscono più niente di guerra i militari di professione, che ad una settimana dall’invasione russa dell’Ucraina pubblicavano su una rivista dello Stato maggiore un articolo per spiegare che la manovra a tenaglia di Putin era geniale. Putin stringeva l’Ucraina in una morsa di acciaio. In tutta la storia bellica, la manovra a tenaglia l’aveva usata Bonaparte a Castiglione, per circondare un nemico disposto su dieci chilometri quadrati, l’Ucraina ha una superficie cinquecento volte tanto. La vittoria a Castiglione riuscì per caso e Napoleone non l’avrebbe mai più provata negli ordini di battaglia, se non in casi disperati e territorio limitato.

Capire di guerra ovviamente è cosa difficilissima anche per chi la fa quotidianamente. L’Inghilterra rimase atterrita dalla vittoria francese ad Austerlitz sugli austro russi e corse a firmare la pace proprio quando aveva sconfitto la flotta francese a Trafalgar. Nonostante la morte dell’ammiraglio Nelson, la vittoria decisiva fu Trafalgar, che sgomberò i mari, quando l’esercito francese avrebbe dovuto replicare Austerlitz ogni due anni. Poi ci fu la seconda campagna militare di Polonia, il più grande trionfo ,militare di tutti i tempi. Napoleone condusse cinquecentomila uomini, sulla carta, nel cuore della steppa fino a Mosca, distruggendo non solo ogni armata che gli venne contrapposta all’andata in meno di due mesi, ma anche al ritorno. 500 cacciatori della guardia guidati da Gruchy, non proprio un fulmine, sbaragliò nove mila imperiali che sbarravano la ritirata in meno di un’ora. E il mondo disse che Napoleone perse la guerra che aveva perso in Spagna, non in Russia. In Russia sbagliò la politica, pensava di potersi ancora accordare con lo Zar.

Questo potrebbe essere un errore che fa anche Trump, pensare di accordarsi con Putin, il che nulla toglie alla vittoria di Zelensky. La condizione della vittoria di ogni guerra è il consenso popolare. Hitler domina l’Europa non perché è un genio militare, ma perché persino il parlamento della Repubblica democratica francese vota la resa e dopo solo quaranta giorni di combattimenti contro un esercito più debole. De Gaulle era convinto che si potesse almeno resistere oltre mare e per la verità anche Churchill. Giusto Cesare vinceva le guerre senza consenso popolare, perché combatteva contro tribù di cui poteva sterminare donne vecchi e bambini impunemente. Cesare concedeva la vita solo a coloro che gli si sottomettevano. Lo stesso dovrebbe fare Putin per vincere in Ucraina, eliminare quaranta milioni della popolazione, ammesso che dieci siano dalla sua parte, per riuscire a governarla. Non avendo preso nemmeno Kyiv, non che gli manchi la volontà. Sono le possibilità di compiere l’olocausto piuttosto scarse.

L’America invece non è una monarchia assoluta, neanche se il presidente eletto vorrebbe che lo fosse e si atteggi a sovrano del paese. Non lo è non nella corte di Giustizia e nella struttura federale, tutto si può corrompere. Non lo è nella struttura governativa stessa. Il segretario di Stato non sa cosa fa il suo Dipartimento. Se ne accorse Kissinger durante il secondo mandato di Nixon, mentre trattava con Sadat. Il problema presidenziale principale è il controllo dell’intelligence, che non gli è sottoposta. L’intelligence deve coordinarsi con la presidenza, altrimenti succede come a Kennedy alla baia dei Porci e forse peggio. Poi ci fu il Cile di Allende. Ci sono state due commissioni di inchiesta del Congresso per stabilire le responsabilità del governo americano nel golpe militare, senza cavare un ragno da un buco. Eppure continuano le testimonianze che contraddicono governo e congresso.

La vittoria militare di Zelensky è talmente abnorme da mettere in difficoltà la diplomazia statunitense stessa. Hanno litigato allo studio ovale perché il presidente ucraino non vuole rinunciare alla Crimea. In tre anni di guerra non c’è più una nave russa nel mar Nero, stanno tutte rifugiate dietro Sebastopoli, un attacco deciso e crolla il baraccone. Questo gli fu impedito da Biden, figurarsi da Trump. La Crimea gli americani l’hanno regalata ai russi perché pensavano di tenerseli buoni e visto che vogliono la pace con i russi, proprio Obama che Putin lo odiava davvero, gli darebbero volentieri tutto il Donbass, incluso quello che i russi non hanno occupato. Questo è il contenzioso, ovvero, come limitare il successo ottenuto dall’Ucraina, perché l’America la vuole chiudere la guerra con un compromesso, che non piace a Zelensky, il vincitore e non serve a Putin, lo sconfitto. Come fa Putin a dire al suo popolo di aver combattuto tre anni per il riconoscimento della Crimea che ha preso da undici?

Per questo la Russia si trova accerchiata dalla truppe statunitensi da tre fronti, Finlandia, Persico, Corea del Sud e mar Cinese. Trump vorrebbe persino la Groenlandia come Truman nel ’50. Per tenere la Russia meglio nel mirino, mica per le pelli di foca. Trump, l’ha detto a Zelensky e sarebbe da prendere sul serio, così andiamo ad una guerra mondiale. Non è che la guerra mondiale si fa Russia ed America, magari Cina, contro l’Ucraina. Zelensky ha vinto, ma insomma.

licenza pixabay

Tags: TrumpZelensky
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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