Parte consistente dell’opposizione dovrebbe essere soddisfatta delle dichiarazioni del presidente del consiglio in Aula. L’onorevole Meloni ha giudicato illegittimo l’intervento americano ed israeliano in Iran e ribadito la volontà del governo italiano di non partecipare alla guerra in corso. Quando si dice che gli americani sono fuori dal diritto internazionale, come ha detto testualmente l’onorevole Meloni, anche se si aggiunge che i primi a violarlo sono stati i russi, comunque si condannano entrambi i governi. Calenda equipara Trump a Putin. Il governo italiano, forse senza accorgersene, ha fatto lo stesso.
L’opposizione avrebbe invece ragione di restare interdetta sul fatto che parallelamente a queste dichiarazioni altisonanti e di principio del presidente del consiglio vi siano comportamenti che le contraddicono. La missione navale a Cipro è a difesa dell’Europa giusto nella forma. A Cipro si difendono le basi inglesi che riforniscono di armi Israele. Mentre non si sa dell’ipotesi di una missione navale ad Hormuz, di cui nemmeno si è discusso, per quanto ne parlino i giornali. Se l’Italia e altri paesi europei mandassero le navi nello Stretto, sarebbero ad un passo dall’entrare in guerra, a meno che abbiano deciso una crociera nel golfo persico. Infine il presidente del Consiglio ha detto di non sapere come comportarsi mai nel caso l’America chiedesse l’utilizzo della basi Nato. Anche questo sarebbe un aspetto dirimente. Dare le basi comporterebbe un coinvolgimento diretto nella guerra, esattamente come avvenne nel 1999, crisi serbo bosniaca, e nel 2011, bombardamento della Libia. Considerati questi precedenti, sarebbe il caso di leggere l’articolo 11 della Costituzione repubblicana, alla luce dell’articolo 87, terz’ultimo comma, per cui il Presidente della Repubblica, “dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere”. Questo tanto per non avere sorprese spiacevoli. Un conto è ripudiare la guerra, uno diverso essere costretti a farla.
In sostanza, il presidente del Consiglio ha detto che l’Italia oggi non è belligerante, domani chissà. Se le opposizioni volevano la certezza assoluta della neutralità dell’Italia, non l’hanno avuta. Solo che se Verdi e Sinistra italiana possono lamentarsi dell’ambiguità di fondo, il Pd, che ha espresso un presidente della Repubblica sostenitore dell’intervento in Libia, dovrebbe essere molto cauto. Infine c’è il simpatico siparietto di Giuseppe Conte. L’onorevole Meloni ha usato le stesse espressioni del suo omologo di allora per commentare l’eliminazione di Soleimani, ordinata da Trump.
Quello che proprio non si è capito è se l’opposizione, nel suo complesso, intenda valutare obiettivamente l’operato del governo in questi frangenti drammatici, o abbia già deciso di avversarlo a priori, come avviene per il referendum. La separazione delle carriere può piacere o meno, al Pd piaceva eccome, tanto che molti suoi dirigenti della prima ora, da Cesare Salvi a Enzo Bianco, non reggono lo scontro frontale. Magari valeva lo sforzo di cercare una qualche forma di intesa, piuttosto che allargare una lacerazione profonda nel paese. Senza contare l’evoluzione della situazione internazionale che ci ha presi mentre si polemizza con la magistratura.
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