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Il contro Risorgimento

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
21 Agosto 2025
in L'editoriale
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Per quanto il conte di Cavour potesse essere debosciato, dedito agli stravizi e disposto ad ogni intrigo riprovevole, egli era un genio politico, il più luminoso della storia italiana e lo dimostrò quando l’Italia ancora non c’era. Mazzini esiliato a Londra aveva perso inevitabilmente nel giro di un decennio la presa sugli eventi. Non seppe valutare la guerra di Crimea. Mazzini temeva che la partecipazione del Piemonte avrebbe indebolito il fronte interno antiaustriaco. Per quanto Mazzini ritenesse la Russia il paese più regresso d’Europa, il più minaccioso ed il più infame, gli italiani dovevano innanzitutto combattere l’Austria, per lo meno fino a quando questa non si fosse ritirata da Milano e dai suoi altri illeciti possedimenti. Il Piemonte intervenendo in Crimea di fatto si alleava con l’Austria che voleva aderire alla coalizione.

Cavour ragionava in una maniera completamente diversa, perché prima che l’Austria aderisse lui aveva già inviato le truppe. La Francia che era entrata in difficoltà nell’impresa, gliele aveva chieste e Cavour non aveva esitato un istante. Non le mandò a nome del Piemonte, ma a nome dell’Italia, uno schiaffo diretto all’Austria che avrebbe cementato l’alleanza con la Francia. Cavour riusciva dove Mazzini aveva fallito, nell’intesa con Napoleone Terzo e la siglava sul piano più importante, quello militare. Questa fu la prima lezione del Risorgimento, se non combatti con degli alleati importanti, non vai da nessuna parte. Appena Mazzini fu costretto a deporre le armi, il suo movimento si sgretolò in mille rivoli e quando Garibaldi le riprese per metterle al servizio dei Savoia, seppellì le speranze repubblicane di Mazzini. Gramsci nei suoi quaderni dedicati al Risorgimento, almeno una cosa giusta, una sola in vero, la scrive, “il partito d’Azione, il Conte di Cavour, ce l’aveva in tasca”. L’Italia come nazione riconosciuta dalle potenze europee, prima ancora che nascesse, fu un trionfo del conte di Cavour. Scoccia scriverlo, ma è così.

Senza voler fare degli italiani un popolo guerriero, questa non è vocazione nazionale, bisogna pur avere una qualche considerazione della storia patria, dal momento che nessuno regalò l’Italia agli italiani senza pagare un prezzo elevato di sangue. Soprattutto non è affatto detto che l’Italia debba restare necessariamente un paese politicamente unitario. Quando una costituzione si mostra fragile, può rivelarsi anche precaria. Questo lo dimostra la Lega Nord. Mai Prodi e Veltroni non avessero aderito all’euro, Bossi era pronto a farvi aderire la Lombardia ed addio unità nazionale.

Vero che oggi Salvini volendo costruire il ponte sullo Stretto, riprende mestamente i piani del Rattazzi. Solo che per l’appunto Rattazzi non realizzò nessun ponte mentre Salvini ha appena detto a Macron di andarci lui in Ucraina, che i nostri ragazzi, non ce li manda. E l’Italia dispone di un esercito professionale, che tiene truppe in Libano, dove non servono a nulla, hezbollah si è riarmato sotto gli occhi delle nazioni unite. Invece Crosetto, Taiani e Salvini già li negano all’Ucraina dove pure potrebbero essere indispensabili. Mai Inghilterra, Francia e Germania mandassero le truppe, con polacchi e olandesi al seguito, l’Italia resta a casa con il governo Meloni seduto sul divano.

Un amaro destino. Cavour precursore, il patriota Salvini successore.

Museo del risorgimento mazziniano Genova

Tags: CavourMazzini
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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