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Sfida infernale

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
27 Aprile 2024
in L'editoriale
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ln una girandola di notizie ed eventi, le polemiche sul 25 aprile, sulla Rai, due guerre in corso, ci si è messo persino l’onorevole Fassino che lamenta l’assenza di una terza mano, il governo è riuscito a passare praticamente indenne l’unica questione di una qualche consistenza che davvero lo riguarda, ovvero il voto al parlamento europeo della sua maggioranza espresso contro il patto di stabilità. Questa distrazione di massa è dovuta anche all’opposizione che ha votato esattamente come i partiti della maggioranza, tanto che appare persino difficile capire cosa sia più grave, se il no dei partiti che formano il governo, o quello di chi pure esprime il commissario Gentiloni, autore del piano. Anche cambiando i fattori componenti del governo, sostituire Fratelli d’Italia con il Pd, il risultato non cambia, Italia ed Europa procederebbero comunque separatamente. Al governo spetta l’onere di spiegare la ragione per cui mai l’onorevole Meloni dovrebbe godere tanto credito in Europa, non passa settimana senza sentirlo dire, dal momento che è contraria al Mes e adesso pure al patto di Stabilità. Vero è, e lo apprezziamo che sostiene l’Ucraina, Israele, sostegno che le costa talmente poco che conviene darlo.

In questo scenario inedito, non si era mai visto un governo italiano tanto soddisfatto del suo intento di voler cambiare l’Europa al punto da distinguersene quasi completamente, ci si sarebbe aspettato che il ministro dell’Economia Giorgetti, di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato durante l’audizione sul DEF 2024, spiegasse di essersi sbagliato. Era stato appena smentito dalla sua maggioranza, incluso il suo partito. Invece egli ha detto serenamente di mantenere la sua posizione, ovvero l’appoggio al patto di stabilità, per cui non c’è solo un distacco tra la maggioranza del governo italiano e la Commissione, ma anche tra la maggiorana di governo ed il suo ministro dell’Economia, e non si capisce nemmeno se si intenda risolvere tale dissidio.

Il ministro, gli va dato atto, non si è scomposto. Ha parlato di un consolidamento della finanza pubblica come di “una sfida complessa”, accusando come sempre il pesante lascito di incentivi fiscali eccessivamente generosi, distorsivi e regressivi del Superbonus, vantando di essere comunque “intervenuti con determinazione”. Tanto da ritenere l’aggiustamento “pienamente alla nostra portata”, Dopo di che ha riconosciuto che la riduzione del rapporto tra il debito pubblico e il PIL nel medio periodo, è un obiettivo fondamentale, che deve essere realizzato. Giorgetti ha chiarissimo e ci se ne compiace, che bisogna consentire all’Italia di poter continuare a produrre ricchezza e al contempo, di salvaguardare l’inclusione sociale. Avesse allora il governo centrato gli obiettivi che si era dato. Invece, da quanto dicono l’Istat e la Banca d’Italia, apparirebbe il contrario, la produzione cala, il debito aumenta, più di due punti percentuali. Controlliamo l’inflazione? Boh? Di sicuro stiamo conducendo una corsa all’ultimo posto utile con la Grecia. Qualche idea su come intervenire con nuova determinazione? Nessuna. Ci si ripromette di cambiare un’altra volta il patto di Stabilità, forse, Stiano solo attenti a non venir sbattuti fuori dall’Europa. Vogliono tutti dare un posto a Draghi a Bruxelles. Forse servirebbe ridarglielo nuovamente a Roma. Anche Giorgetti ne gioverebbe.

Perché davvero non si capisce come in queste condizioni, lo scenario tendenziale di finanza pubblica indicato nel Documento di economia e finanza apparirebbe come pure ha detto Giorgetti, “già compatibile con le nuove regole” che non si vogliono. I dati presentati dal ministro ci spiegano che fra il 2025 e il 2027 l’Italia conseguirebbe un aggiustamento del saldo strutturale medio annuo di 0,7 punti di PIL e del saldo strutturale primario di 0,83 punti. Una miseria, tanto da essere “cruciale”, e lo ha detto Giorgetti la
definizione del Piano strutturale nazionale e del relativo quadro programmatico, che guarda il caso, ancora non c’è. Una sfida questa del governo che più che “complessa”, sembra infernale. Magari i mercati non si accorgono di tanto bailamme. Resta poi da vedere quanto lo si riesce a nascondere pure ai cittadini elettori.

Ministero dell’Economia e delle Finanze

Tags: BruxellesGiorgetti
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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