L’Unione Europea e la Lega Araba hanno sottoscritto un documento politico di straordinario rilievo approvato alla conferenza delle Nazioni Unite a New York, che pone con chiarezza le basi per un possibile nuovo equilibrio in Medio Oriente. Il testo — condiviso da attori fondamentali come Qatar, Arabia Saudita, Egitto, Giordania e Turchia — rilancia la soluzione a due Stati, condanna senza ambiguità il massacro terroristico del 7 ottobre, esorta Hamas a disarmare e cedere la guida di Gaza all’Autorità Nazionale Palestinese, e chiede a Israele di porre fine al conflitto e accettare la nascita di uno Stato palestinese sovrano.
La condanna del 7 ottobre è un passaggio epocale: non si è trattato di un atto di guerra, ma di un’azione infame, barbara e criminale, compiuta contro civili innocenti. Una strage ideata con lucidità feroce, sotto la regia dell’Iran e con il concorso attivo di Hezbollah, nel chiaro tentativo di incendiare la regione e impedire ogni dialogo futuro.
La dichiarazione non cancella le responsabilità del governo Netanyahu, che ha risposto a quel massacro con azioni sproporzionate e indiscriminate, gettando Gaza in una spirale di devastazione. Ma ricolloca la risposta d’Israele dentro uno scenario di minaccia reale e costante, che nessuna democrazia potrebbe ignorare.
In questa fase storica, l’Europa non può limitarsi alla diplomazia dell’equilibrismo. Deve tornare a parlare con la propria voce, non inseguendo l’avventurismo muscolare della destra trumpiana, né subendo l’ambiguità di chi, in nome di un presunto neutralismo, finisce per equiparare aggressori e aggrediti.
La partita che si gioca oggi a Gaza riguarda l’intero ordine mondiale. Se l’Europa non prende l’iniziativa, altri poteri la sostituiranno, spesso in contrasto con i suoi valori fondante.
Da repubblicani, storicamente legati a Israele e convinti della necessità di una soluzione giusta per il popolo palestinese, ribadiamo con forza: Hamas è il primo nemico della causa palestinese. È un’organizzazione terroristica che ha fatto della distruzione di Israele la propria ragione d’essere e che impedisce ogni prospettiva di pace, diritto e progresso.
In momenti come questi torna attuale la storica frase di Ugo La Malfa, figura centrale del repubblicanesimo e dell’europeismo:
“La libertà dell’Occidente inizia dalla difesa delle mura di Gerusalemme.”
Non perché la libertà coincida con Israele, ma perché la tenuta democratica dell’Occidente si misura sulla sua capacità di difendere i valori di libertà e civiltà anche là dove sono più sotto attacco.
La sfida è doppia: sostenere Israele nel suo diritto ad esistere e difendersi, e insieme liberare il popolo palestinese dal giogo di Hamas, aprendo finalmente alla realizzazione del suo diritto a uno Stato sovrano, pacifico, democratico.
Europa, è il momento della responsabilità.







